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Intervista a Pino Maniaci

Un nuovo attacco, forse solo mediatico, lanciato contro Telejato e Pino Maniaci. Stavolta si parlerebbe addirittura di un’indagine della Procura di Palermo per estorsione.
di Piero Buscemi - giovedì 28 aprile 2016 - 3015 letture

Cosa rappresenti Telejato e Pino Maniaci per chi fa informazione in Sicilia, o soltanto per chi ci prova, meriterebbe uno spazio così ampio da non poterlo contenere all’interno delle nostre pagine. Non riassumeremo qui la storia e le inchieste di denuncia portate avanti da Pino Maniaci e dalla nuova generazione di carusi, nei confronti del malaffare della nostra isola che, sempre più spesso, hanno dimostrato negli anni lo sconfinamento oltre U Strittu del fenomeno mafioso, evidenziato dalle cronache più recenti.

Gli archivi del giornalismo d’inchiesta sono stracolmi di esempi del lavoro condotto dalla redazione di Telejato e, nell’ipotesi incredibile e remota che qualcuno ancora oggi non conosca questa emittente e il suo operato a sostegno di una cultura anti-mafia, saremmo di fronte alla negazione del proprio essere siciliani e alla conferma di un’assoluta latitanza culturale su questo argomento. Consapevole e, ci permettiamo di aggiungere, complice.

Ci troviamo di fronte, piuttosto, a un caso di coscienza e, senza esagerare, di sgomento. La coscienza che è stata costretta a subire, quasi passivamente, notizie frammentarie sulla presunta indagine condotta dalla Procura di Palermo nei riguardi di Pino Maniaci, sul quale penderebbe un’accusa di estorsione e della quale si sono occupate le pagine di molti quotidiani nazionali. E lo sgomento, quasi paura, di rivivere una scena già vista e che avremmo preferito facesse parte di un passato poco glorioso, non solo siciliano, ma sicuramente italiano.

Sono queste notizie, forse volutamente frammentarie, inficiate di molto "detto e non detto", di sottintesi che non chiariscono nulla, di mezze verità che assomigliano molto a mezze falsità; si, sono queste non-notizie che ci obbligano a vestirci di giornalisti e a indirizzarci verso l’unica fonte dalla quale possa emergere un qualcosa di più concreto sulla vicenda. Ed è per questo che abbiamo scelto la via più ovvia e più semplice: contattare direttamente Pino Maniaci che, gentilmente, ci ha rilasciato l’intervista che segue.

Girodivite: Insieme alle minacce, adesso anche la calunnia. In questi anni Duemila, la denuncia del malaffare mafioso, utilizzando l’informazione d’inchiesta, sembrerebbe dare ancora fastidio...Ci puoi sintetizzare la vicenda?

Pino Maniaci: Negli anni Telejato non si è mai tirata indietro nel denunciare il malaffare, la mafia e la corruzione di questa terra. Abbiamo toccato gli interessi di diversi agglomerati di potere nel tentavo di fermare la cattiva gestione dei beni sequestrati e confiscati alle mafie e di recente alcune anomalie nella sezione fallimentare del tribunale di Palermo. Era inevitabile un colpo di coda dopo diversi anni di inchieste devastanti fatte con prove, nomi e cognomi.

Girodivite: Molte volte si ha la sensazione che, attaccare una voce controcorrente, possa consentire di insabbiare la verità, tutelando anche chi avrebbe il compito di cercarla. Che ne pensi in proposito?

Pino Maniaci: Non possiamo generalizzare, all’interno delle istituzioni ci sono delle persone per bene e bisogna sempre confidare nell’operato della giustizia, in questi tempi di populismo gratuito anche le parole di Piercamillo Davigo sono state fraintese e strumentalizzate. Bisogna incidere e colpire per il bene della società come ci ha insegnato Pippo Fava.

Girodivite: L’attacco a un certo tipo di giornalismo, come quello che hai condotto in tutti questi anni, è un attacco alla libera informazione. Hai avuto solidarietà da parte dei tuoi colleghi che lavorano in altre redazioni?

Pino Maniaci: È un attacco a un certo tipo di giornalismo, fatto di domande vere di interviste non accompagnate, con il solo scopo di portare alla luce fatti gravi che danneggiano la nostra società. Non si fa informazione contro qualcuno ma per il bene dei cittadini e per fortuna là fuori ci sono tanti colleghi che la pensano come me.

Girodivite: In questi tempi di statistiche e percentuali, cosa pensi del 77° posto assegnato all’Italia per la libertà di stampa?

Pino Maniaci: Non mi stupisce più nulla e l’intervista fatta da Vespa al figlio di Riina è la dimostrazione che qualcosa non va nell’informazione italiana. Il problema non è mandare in televisione certe persone, ma che tipo di domande gli vengono poste. Su questo vi rimando all’intervista che fece Enzo Biagi e Luciano Liggio. Io non concordo mai le interviste e ho insegnato ai miei ragazzi altrettanto. Come vi ho già detto non mi sto inventando nulla di nuovo o di rivoluzionario. Metto in pratica e faccio mettere in pratica ai ragazzi di Telejunior gli insegnamenti di Pippo Fava.

Girodivite: Vorremmo chiudere girandoti una domanda, che spesso ci viene posta in redazione: rispetto agli anni che hanno segnato l’inizio della tua carriera giornalistica, l’attenzione e la solidarietà delle persone comuni sono cambiate?

Pino Maniaci: Siamo partiti in sordina adesso abbiamo migliaia di telespettatori e sostenitori e ieri era impensabile che in questa zona nascesse una associazione antiracket; è nata liberJato, la buona informazione incide e si fa seguire, la gente ci è stata sempre vicina nei momenti più difficili. Si, credo che abbiamo cambiato tanto...


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