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Intervista a Piero Grasso, procuratore nazionale antimafia

di Francesco Verrico - mercoledì 17 gennaio 2007 - 8598 letture

Contro la mafia con la collaborazione di ognuno

Intervista a Piero Grasso, procuratore nazionale antimafia

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Dott. Grasso, le organizzazioni malavitose riescono a ostacolare notevolmente le attività produttive e l’amministrazione pubblica del nostro Paese. Quali sono le maggiori difficoltà incontrate dalla magistratura nello svolgimento del proprio lavoro?

In un momento in cui c’è una crisi sotto il profilo delle finanze pubbliche, risentiamo di limitazioni che comportano difficoltà addirittura nell’approvvigionamento della carta per stampare le ordinanze di custodia cautelare oppure della benzina per far circolare le macchine dei magistrati sottoposti a tutela: la maggiore difficoltà per la giustizia in questo momento, è quella della carenza di mezzi.

Ritiene necessario un maggiore dispiegamento di forze nella lotta alla criminalità, eventualmente fino ad arrivare all’uso dell’esercito?

No, penso che questi mezzi non siano producenti per risolvere il problema della criminalità organizzata. È necessario prima analizzare il fenomeno e poi trovare le contromisure con intelligenza, genialità e la collaborazione di tutti.

Le è mai capitato di doversi scontrare con il muro dell’omertà oppure con le difficoltà che la politica corrotta ha apportato alle sue indagini?

L’omertà è una delle regole fondanti l’organizzazione mafiosa: chi tradisce questa regola è punito con la sanzione della morte. È pertanto necessario trovare dei motivi per rendere utile e conveniente passare dalla parte dello Stato. Lo si è fatto con la legge dei collaboratori di giustizia che consente appunto di dare protezione e assistenza a chi collabora con lo stato. Spesso mi sono trovato a fare indagini sulla politica: in questi casi bisogna andare avanti e seguire la propria strada senza farsi condizionare dalle proprie ideologie.

Non crede che la tutela dei collaboratori di giustizia possa essere vista come un tradimento da parte dello Stato ai danni delle vittime della mafia e dei loro familiari?

Bisogna capire che per ottenere dei risultati nella lotta alla criminalità organizzata, l’unico modo è sapere. Dal momento che si tratta di organizzazioni segrete, è difficile avere testimoni disposti a denunciare fatti, situazioni. E gli unici metodi rimasti per conoscere i segreti sono quello dei collaboratori di giustizia e delle intercettazioni tramite microspie.
Quindi le vittime devono comprendere che, anche se ci sono persone che hanno causato loro dolori gravissimi, l’interesse dello stato ad arrestare tanti altri criminali, salvandone magari uno o dando dei benefici solo ad uno, è maggiore rispetto a quello che può essere il loro risentimento morale.

È un dato di fatto che la mafia fa paura; si pensi al recente caso di Roberto Saviano, minacciato per il suo libro di denuncia Gomorra. Vediamo tuttavia vittime delle organizzazioni malavitose che faticano a vedere soddisfatto il loro diritto alla giustizia. Come consolare le persone che hanno il coraggio dell’onestà e della ribellione all’oppressione?

Se la forza della mafia sono la paura e l’intimidazione, bisogna reagire mostrando di non avere paura. È vero che si corrono dei rischi, ma lo si fa per la collettività perché, se la mafia, attraverso questo sistema, vede raggiunti i propri risultati ed i propri fini, continua. L’Italia è inoltre all’avanguardia come legislazione per la difesa delle vittime della mafia e per la protezione dei testimoni, così come per numero di associazioni antiracket, che cercano di contrastare il pizzo.

Cos’è per lei l’onestà?

L’onestà è innanzitutto un rapporto con se stessi, con la propria coscienza, con il senso del dovere, che deve far parte della dignità della persona. Quindi, se si considera così, dovrebbe essere parte di ciascuno di noi.

Qualche tempo fa ha rivelato a Fabio Fazio che il suo sogno è aprire un libro e leggere scritto: “C’era una volta la mafia…”

No, io avevo detto qualcosa di diverso (sorride)

Ah sì? Questo è quello che circola, ci scusi. (tono scherzoso)

Avevo detto: “Tenere un nipotino sulle ginocchia e cominciare una storia di mafia dicendo: “C’era una volta la mafia”…"

Perfetto! Quali sono le condizioni che si dovranno profilare perché questo bel sogno possa diventare realtà?

Quando ci sarà non soltanto la repressione, che intanto sortisce dei risultati attraverso la polizia e la magistratura, ma quando si incomincerà ad avere la collaborazione di tutte quante le istituzioni dello Stato e tutti i cittadini faranno la loro parte.

(rilasciata il 26 ottobre scorso in occasione di un incontro tenutosi nel Liceo Classico Vitruvio Pollione di Formia - Latina, nell’ambito del progetto regionale Legalità e Comunicazione )

Maria Lavalle, Paola Romano, Francesco Verrico


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Ho incontrato PIERO GRASSO!
20 gennaio 2007, di : Luigi Iovino |||||| Sito Web: NEGAZIONE DI GIUSTIZIA

Incontrai il Procuratore Antimafia in una occasione particolare, l’ultima delle 3 giornate promosse da LIBERA, svoltesi a ROMA nello scorso DICEMBRE.

Nessuna parola trà di noi, solo uno sguardo, ed un gesto, il mio, che consegnai un volantino di denuncia di una ESTORSIONE che affligge la mia famiglia da oltre 3 anni...

Sul mio sito potrete trovare il numero preciso di giorni www.luigiiovino.it

Voglio chiedergli scusa;

Voglio chiedere scusa a tutti coloro che erano presenti, in particolare alla sig.ra Rita Borsellino, al ministro MInniti, a Don Ciotti ed a Forgione;

So che ho dato fastidio!

Le mie proteste, il mio cartello ed i volantini di denuncia CONTRO UNA GRAVE VIOLENZA CHE MI PROVIENE DA OPERATORI DI GIUSTIZIA, in un consesso ANTIMAFIA erano fuoriluogo;

So che sbagliai e chiedo scusa!

Sono ignorante! - Lo ammetto!

Confusi la COSCA DI OPERATORI DI GIUSTIZIA e imprenditori che ha fatto in modo che potesse essere realizzata, mantenuta e coperta una ESTORSIONE AI DANNI DELLA MIA FAMIGLIA (che è ancora in corso...) con una COSCA DI MAFIOSI;

Fù la disperazione che accompagna le mie giornate dal 13/01/04 in poi che mi offuscò la mente...

Chiedo al sig. PROCURATORE ANTIMAFIA di FARMI SAPERE SE IN QUALCHE PARTE D’ITALIA CI SARANNO 3 GIORNATE ANTI MALAGIUSTIZIA (ma anche una sola) in modo che potrò incontrarlo in quel contesto e ri-proporgli la mia denuncia...

IO, COMUNQUE, QUEGLI OPERATORI DI GIUSTIZIA INFEDELI AL MANDATO RICEVUTOLI HO DENUNCIATI

CHIEDO AL Sig. Procuratore ANTIMAFIA PIERO GRASSO, di inserire una nuova frase nel racconto che vorrebbe fare al suo nipotino tenendolo sulle ginocchia: C’erano una volta la MAFIA, e c’erano dei giudici cattivi..., ma i giudici BUONI li hanno vinti tutti e due...

    Ho incontrato PIERO GRASSO!
    23 gennaio 2007, di : Antonio Carollo

    Gentile Direttore, qualche anno fa ho avuto modo di ascoltare il dott. Piero Grasso, ancora capo della Procura della Repubblica di Palermo, in occasione della Festa del Prc a Viareggio. Da quel dibattito sulla mafia ricordo di aver tratto l’impressione di un’amabile e garbata conversazione tra amici che in qualche modo mi sorprese perché sapevo e so con quanto impegno questo valoroso magistrato svolge il proprio lavoro. Adesso, leggendo questa intervista, mi è tornato il medesimo pensiero. Non conosco da vicino il Dott. Grasso, questa sua maniera di porgere farà parte, penso, di un carattere portato naturalmente all’affabilità. La materia trattata appartiene, però, ad una orribile realtà. Sappiamo che le forze dell’ordine e la magistratura fanno quanto è in loro potere; noi cittadini non ci rendiamo sufficiente conto del coraggio e del sacrificio di questi uomini. Ma bisogna anche constatare l’inutilità di ripetere le solite formule o invocazioni per una assunzione di responsabilità da parte di istituzioni e cittadini. Lo Stato e la classe dirigente, invece, a mio avviso, dovrebbero lavorare affinchè questo ripensamento possa avvenire realmente. Un costume secolare, una cultura, la brutale paura, il senso di fataltà e impotenza non sono cose che si cancellano con la sola buona volontà dei singoli. Occorrerebbero un grande sforzo di analisi, una lucidità di visione, una straordinaria intelligenza nella ricerca dei rimedi possibili, l’entusiasmo di lavorare per la realizzazione di un grande ideale; tutte cose che in questa società dedita all’effimero e alla lotta continua per la conquista e il mantenimento del potere non riesco neanche a immaginare. Con i più cordiali saluti. Antonio Carollo