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Intervista a Lothar Bisky segretario del partito Die Linke


Mentre in Italia la sinistra è allo sbando, in altre parti d’Europa non solo è viva ma contribuisce in maniera determinante all’agenda politica. Questo è il caso della Linke, partito che rappresenta la voce della sinistra in Germania
giovedì 18 settembre 2008, di Emanuele G. - 511 letture

La Sinistra (Die Linke) è un partito di sinistra tedesca, nato dalla fusione tra il Partito della Sinistra PDS, erede del Partito Socialista Unificato Tedesco della DDR, e della WASG, Lavoro e Giustizia sociale – Alternativa elettorale, fondato da Oskar Lafontaine, leader della sinistra socialdemocratica fuoriuscita dalla SPD.

Nelle elezioni del 2005 il partito ha ottenuto l’8,7% dei voti con 51 seggi e gode di un rilevante potere politico sia in ambito nazionale che in ambito locale (tanto nei territori dell’ex-DDR quanto in Germania Occidentale).

Nelle elezioni comunali in Sassonia, svoltesi l’8 giugno 2008, a livello regionale il partito ha raggiunto il 18,7% dei voti.

Attualmente, la Linke è accreditata di un 11-14% di voti dai sondaggi. Se i pronostici fossero confermati, alle elezioni politiche per il rinnovo del Bundestag (la Camera Bassa tedesca) nel settembre 2009, la Linke di Lafontaine diventerebbe il terzo partito della Germania Federale, subito alle spalle di CDU-CSU (i cristiano democratici del Cancelliere Angela Merkel) e della SPD (il Partito socialdemocratico alleato della Merkel nella Grande Coalizione).

A completamento delle informazioni riportate sopra accludo una breve scheda riepilogativa della Linke.

• Leader: Lothar Bisky e Oskar Lafontaine

• Fondazione: 16 giugno 2007

• Quartier generale: Karl-Liebknecht-Haus, Kl. Alexanderstraße 28, D – 10178 Berlin, Deutschland

• Ideologia politica: socialismo democratico, eurocomunismo e pacifismo

• Affiliazione europea: Partito della Sinistra Europea

• Organizzazione giovanile: Linksjugend ’solid con 73.455 iscritti

Prima di passare all’intervista voglio ringraziare Andreas Günther, responsabile dell’ufficio internazionale della Linke.

Ci può introdurre brevemente il programma del vostro partito?

“Il partito da cui provengo che ha contribuito alla nascita della nuova LINKE (sinistra) ha tratto una lezione chiara dal crollo del socialismo di stato dell’Europa centrale e dell’est. Siamo scesi in campo nel 1990 per una politica democratico-socialista facendo della rottura irrevocabile con lo stalinismo come sistema un presupposto imprescindibile. Nella Germania dell’ovest l’adozione dell’Agenda 2010, il programma di Schröder, ha generato delusione e proteste contro la cancellazione di diritti sociali, portando alla nascita di un nuovo partito nel 2005 di estrazione socialdemocratica, sindacale e con altre provenienze a sinistra. Nel 2007 dalla Pds (Partito del Socialismo democratico) e dalla Wasg (Alleanza elettorale per il Lavoro e la Giustizia sociale) è nata DIE LINKE (La Sinistra), un partito giovane che si è dato per il momento una sintesi programmatica per punti di riferimento. Vogliamo essere un partito internazionalista che sostiene con forza le politiche di pace, che riformula e inserisce nel dibattito pubblico la questione sociale nel XXI secolo – in considerazione dei condizionamenti introdotti dalla globalizzazione che mettono sempre più a dura prova gli standard sociali europei – collegandola alle sfide emancipatorie e dell’ambiente. Perciò c’è bisogno di una diffusa democratizzazione dell’economia e della società. DIE LINKE vuole una politica per cui le persone possano decidere e possano essere messe in grado di decidere della propria vita in solidarietà con gli altri.”

Un suo giudizio sulla situazione attuale della Germania…

“Beh, da dove cominciare e come finire? L’anno prossimo sarà denso di appuntamenti elettorali come quelli per il rinnovo del Parlamento europeo e del Bundestag, il parlamento nazionale tedesco, e delle amministrazioni comunali e regionali. È quindi tempo di bilanci in cui sia i democristiani che i socialdemocratici si lasceranno andare a trionfalismi presentando i successi della Grosse Koalition, spiegando come il merito sia da attribuirsi agli uni piuttosto che gli altri partners della coalizione. È compito quindi dell’opposizione spiegare come stanno davvero le cose. Per i liberali la Grosse Koalition non è stata abbastanza radicale nel perseguire le politiche a favore del mercato, i Verdi lamenteranno l’assenza di sostenibilità ambientale, anche se questi due partiti vedono di buon occhio le concessioni in senso liberista sul piano economico e sociale e in politica estera, come dimostrano le riforme del mercato del lavoro, del sistema sanitario e pensionistico e il riarmo. DIE LINKE è su tutt’altre posizioni. Per noi la Grosse Koalition non ha posto le basi per un futuro sociale e di pace. E ciò può avere conseguenze pericolose, anche considerando che i movimenti legati alla congiuntura si sono esauriti e la disoccupazione non recede. Questo dimostra che le riserve contro una politica di maggiori investimenti pubblici possono avere conseguenze disastrose per il futuro. Noi d’altro canto avanzeremo proposte politiche che porranno al centro la soluzione pacifica dei conflitti, una maggiore partecipazione democratica, la giustizia sociale, la cultura e l’istruzione. Oltre a fare opposizione DIE LINKE sostiene un programma politico alternativo che vogliamo realizzare con il sostegno di interlocutori nella società ma anche con altri interlocutori politici.”

Il “no” dell’Irlanda ha di nuovo interrotto il processo di integrazione europea. Come farlo ripartire?

“Certamente c’è un’enorme differenza tra quello che i governi europei stanno tentando e quello che la sinistra sociale ritiene sia giusto fare. Di sicuro si andrà incontro alle esigenze dell’Irlanda per salvare la sostanza del Trattato di Lisbona. Meglio per il futuro dell’Europa sarebbe modificare i punti critici del trattato, quali l’agenzia per il riarmo non sottoposta a controllo, le politiche di mercato radicali, un’Unione sottoesposta dal punto di vista sociale. A decidere sul trattato dovrebbero essere inoltre le cittadine e i cittadini europei con un referendum popolare. Ma allo stato attuale dei rapporti di forza in Europa, DIE LINKE non potrà che cercare di introdurre poco alla volta le sue idee nella politica europea per impegnarsi per esempio contro l’estensione della direttiva sui servizi nel settore sanitario, in difesa dei diritti dei consigli di fabbrica europei, per le migranti e i migranti, per il rafforzamento del movimento per la pace in Europa. Questo e altro sarà al centro della nostra campagna elettorale per le elezioni del Parlamento europeo del 2009 e della piattaforma elettorale comune della Sinistra europea, a cui appartengono in Italia le nostre compagne e i nostri compagni di Rifondazione comunista. Il voto per la LINKE al Parlamento europeo è un voto per un’Unione sociale, ecologista, pacifica e democratica.”

In che modo il Socialismo può aiutare il mondo attuale a fronteggiare i problemi causati dalal globalizzazione?

“Il movimento socialista è storicamente sostenuto da un’idea di uguaglianza. Cosa che non si distanzia molto dall’importanza decisiva dal punto di vista culturale di un equo rapporto reciproco tra le persone, alla base, tra l’altro, di tutte le ispirazioni religiose. Nel momento in cui le idee socialiste fecero la loro prima comparsa in Europa, cominciarono a diffondersi anche le idee di libertà individuale che accompagnano, rivestendo uguale importanza e assumendo uguale legittimità, gli albori dei diritti civili, insieme all’idea di uguaglianza e di solidarietà. Oggi le idee socialiste in cui convivono la libertà e uguaglianza, rappresentano una grande ispirazione in tutto il mondo, nonostante o proprio a causa del fallimento del socialismo di stato nell’Europa centrale e dell’est. Questo avviene sullo sfondo di una globalizzazione che sostiene il mercato in maniera radicale, in cui i governi nazionali mettono in atto politiche senza futuro, abbattono lo stato sociale, aumentano le differenze sociali e nell’accesso ai nuovi sistemi di informazione, le malattie, la fame e le guerre sono purtroppo ancora drammatiche realtà. Credo che ci sia un grosso potenziale in sostegno di uno sviluppo sostenibile e a difesa dell’ambiente e della pace che offra uguali opportunità e la libertà per le persone di decidere della propria vita . A poco a poco queste istanze si possono realizzare concretamente, ma c’è bisogno di dare loro voce dal punto di vista politico. DIE LINKE darà il proprio contributo in tal senso con l’impegno costante a sostegno di questa alternativa democratico-socialista.”

Che significato da lei alla parola “Socialismo”?

“Già vi accennavo prima, brevemente posso aggiungere che per me è stata illuminante la definizione che ne dà non un personaggio politico bensì un drammaturgo come Bertold Brecht. Il 7 marzo 1941 nel suo esilio finlandese scriveva: “Il più grande errore che mi ha impedito di produrre “Der böse Baal der Asoziale” (Baal il cattivo e l’asociale), è consistito nel definire il socialismo un grande ordinamento. Invece è più pratico definirlo una grande produzione. Produzione va intesa naturalmente nel suo senso più ampio e la lotta mira alla liberazione di tutte le persone da qualsiasi catena. I prodotti possono essere il pane, le lampade, i cappelli, le composizioni musicali, gli scacchi, l’irrigazione, la carnagione, il carattere, i giochi, ecc. ecc” (Diario di lavoro 1938-1955). Socialismo vuol dire anche riconoscere che per qualcuno è più importante e determinante per la propria identità l’imperativo categorico di Kant e per altri il Discorso della Montagna. Secondo me ci sono quindi molte ispirazioni alla radice di una politica socialmente giusta, democratica e di pace. Dovendo definire questo orientamento lo descriverei come socialismo democratico, un orientamento che condivido insieme a protagonisti storici del movimento socialista e a molte compagne, compagni, amiche e amici del Partito della Sinistra europea.”

Per maggiori informazioni:

Die Linke

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