Claudia Leporatti ha chiesto un commento per Economia.hu sulle elezioni dell’11 aprile in Ungheria a Federigo Argentieri, docente e noto specialista di storia e politica ungherese.
Come commenta il risultato delle ultime elezioni politiche in Ungheria?
I sondaggi si sono rivelati veritieri. L’ampia maggioranza raggiunta dalla FIDESZ (acronimo per Federazione dei Giovani Democratici) ricorda quella dei socialisti del 1994. In questa posizione, FIDESZ può tenere sotto controllo Jobbik, all’opposizione, un partito a mio avviso più preoccupante anche rispetto al Miép di Csurka István, la formazione di estrema destra nata negli anni Novanta di cui ha gradualmente preso il posto, almeno in parte. Di Jobbik preoccupano soprattutto alcune affermazioni, ad esempio il fatto che si opponga agli investimenti di Israele in Ungheria in quanto troppo numerosi, mentre altri paesi ne hanno di più, come Germania, Olanda o Austria, e non vengono contestati per questo. In prese di posizione simili Jobbik riecheggia un passato nefasto, che l’Ungheria ha purtroppo vissuto.
FIDESZ aspira ad essere un partito democristiano di stampo europeo. Il suo leader, Viktor Orbán, ha buoni rapporti con Angela Merkel e ne mantiene di ottimi con Berlusconi. Ne aveva anche con l’appena scomparso Presidente della Repubblica polacco Lech Kaczynski (vittima dell’incidente aereo in Russia del 10 aprile 2010) e si può prevedere che ne avrà anche con il nuovo presidente che sarà presto eletto. Credo che saprà proseguire un rapporto positivo anche con Sarkozy e non vedo problemi all’orizzonte con Putin, né con il vincitore delle prossime elezioni inglesi.
Quali sono le questioni centrali che il nuovo Governo dovrà affrontare?
In politica economica ci sono grossi problemi. Per sperare di entrare nell’Euro, l’Ungheria deve lavorare sodo. C’è un detto ungherese per distinguere i diversi periodi storici: “Kényszerpálya és mozgástér”. Potremmo tradurlo come “percorso obbligato o con margine di manovra”. In questo momento l’Ungheria non può permettersi di largheggiare, si trova di fronte ad un percorso obbligato. FIDESZ non può allontanarsi molto dal percorso intrapreso dai socialisti dei precedenti governi. La retorica di FIDESZ di certo è molto differente da quella del socialista MSZP, ma la politica economica non potrà cambiare molto. Occorreranno tra l’altro ulteriori aumenti di prezzi in diversi settori, dalle rette scolastiche ed universitarie alla sanità.
Leggi il resto dell’intervista su Economia.hu