Documento presentato al Presidente del Consiglio Provinciale di Siracusa dopo l’intervento nel corso del Consiglio Provinciale del 19 aprile 2010 sul Parco Nazionale degli Iblei
Al Presidente del Consiglio della Provincia Regionale di Siracusa,
Vista la legge 29.11.2007, n° 222 che ha istituito (all’art. 26, comma 4-septies e Finanziaria 2007) il Parco Nazionale degli Iblei e considerato che, come ha riconosciuto la sentenza della Corte Costituzionale n° 12 del 19 genn. 2009, vi è la presenza di valori naturalistici, paesaggistici e storico-culturali di rilievo nazionale ed internazionale meritevoli di gradi di tutela differenziata; per “prevenire” ed “intervenire” sulla tutela e salvaguardia del territorio, riteniamo, attraverso un “processo partecipativo e condiviso” senza divisioni, steccati, ideologismi, velleitarismi e miseri individualismi, offrire questo contributo propositivo per il Parco Nazionale degli Iblei.
Avendo costatato che insistono sul territorio Zone di Protezione Speciale, Siti di Interesse Comunitario e Riserve, ma tutte a macchia di leopardo, riteniamo che il Parco degli Iblei
Deve avere la funzione di creare la connessione dei corridoi ecologici tra di essi, quindi essere momento unificante per tutto il territorio e rappresenta anche un polmone tra le 2 aree industriali (Priolo e Gela).
Il Presidente della Provincia ha affermato, inoltre, che bisogna fare in modo che parta dalla Provincia di Siracusa, l’idea di un Parco condivisa. Su questa base pensiamo di avere in comune assieme ad altre organizzazioni con cui abbiamo avuto dei contatti, una proposta condivisa, che possiamo riassumere così:
Condividiamo, in linea di massima, l’ipotesi di perimetrazione dell’Assessorato Regionale Territorio ed Ambiente Task-force rete ecologica e riteniamo che il Parco deve essere in collimazione con i Piani Paesaggistici della Soprintendenza e con il Piano Territoriale Provinciale e deve nascere per rilanciare l’economia sugli Iblei, un territorio mummificato ed ingessato sì ma dall’ abbandono e per rimetterlo in moto dopo anni di incuria.
Pensiamo, infatti, che si può interrompere il fenomeno dell’ abbandono implementando la multifunzionalità dell’azienda agricola attraverso il coinvolgimento delle molteplici componenti delle realtà locali presenti nel territorio concretizzando interventi che rendano più attrattive tali aree.
Tutte le attività che si svolgono nei parchi e nelle aree protette ed hanno un maggior quoziente di canalizzazione di risorse riservate. L’obiettivo è il miglioramento delle zone rurali, sostenendo la diversificazione delle attività economiche al fine di creare, o consolidare, le opportunità occupazionali e la creazione di reddito attraverso la figura dell’agricoltore che condensa la produzione, la protezione della natura e la gestione del territorio, con la flessibilità della diversificazione dei fattori di produzione, cioè di tutte le attività integrate a quelle agricole tradizionali, come le iniziative che mirano alla costituzione di filiere corte tra produzione e consumo e le nuove forme di commercializzazione.
L’allargamento riguarda le attività, di produzione o servizio, che si affiancano all’attività agricola propriamente detta e sono rivolte sia a rispondere a nuovi bisogni di mercato, sia a fornire servizi generalmente di interesse collettivo (ambientali, paesaggistici). Tra le attività individuate, ad esempio, sono da citare i percorsi enogastronomici, le strade del vino, i percorsi etno-naturalistici, i bed & breakfast, i camping, l’ippoturismo, le esperienze lavorative in azienda, le fattorie didattiche, le aziende-museo, e tutte le attività esterne a quella agricola, ma integrate ad essa per fornire occasioni di impiego ai fattori di produzione e opportunità di reddito integrative alle comunità agricole.
Tali attività possono essere di tipo artigianale o piccolo industriale, commerciali (negozio rurale, fiere rurali) e turistiche che contribuiscono,con l’incremento dello sviluppo turistico, al consolidamento e all’aumento delle opportunità di reddito e occupazione nel “paesaggio rurale”. L’area del Parco, essendo ad alto valore naturale, acquista un importante ruolo per l’avvio di sistemi di gestione economica integrata a fini turistici, ricreativi, culturali e didattici, che possono contribuire a recuperare e rafforzare le identità agricole e la valorizzazione dei prodotti agroalimentari di qualità ed il biologico.
Un vero agricoltore sa gli Iblei rappresentano una riserva d’acqua formidabile. L’acqua si raccoglie, infatti, sugli Iblei e pertanto costituisce per gli agricoltori della piana un patrimonio importantissimo. Sappiamo benissimo che le falde acquifere non debbono essere inquinate ecco perché deve essere privilegiata l’agricoltura biologica sugli Iblei. D’altronde l’agricoltura sugli Iblei consiste in mandorleti, uliveti e carrubeti.
La produzione e la commercializzazione di prodotti tipici e di nicchia, associate ad efficaci strategie di marketing (i prodotti dei Parchi hanno il 30% in più) possono esercitare un effetto moltiplicatore per tutta l’economia locale. Sono anche previsti interventi di recupero e riqualificazione del patrimonio storico e culturale di borghi e di centri rurali, assieme al potenziamento d’infrastrutture e servizi locali.
Il Parco deve avere la funzione di far ripartire l’occupazione per contribuire a superare la crisi con il restauro e manutenzione dell’enorme patrimonio etnoantropologico ed archeologico che insiste nell’area: muri a secco, masserie, vecchi frantoi, palmenti, abbeveratoi, mulini ad acqua, niviere, necropoli, chiese rupestri (80) edicole votive e quindi con le canalizzazioni di risorse per la forestazione e per evitare anche il dissesto idrogeologico.