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Internazionali d’Italia di tennis 2019

Epilogo scontato sia in campo femminile che maschile. La Pliskova per la prima volta, Nadal si conferma per la nona volta.
di Piero Buscemi - mercoledì 22 maggio 2019 - 1442 letture

Assistere alle finali di domenica di questa edizione degli Internazionali d’Italia di tennis a Roma, non ha certo suscitato grosse emozioni o incertezze sull’esito finale. In campo femminile, dopo la "strage" dei grossi nomi già nei turni precedenti, era davvero azzardato pronosticare una Konta che potesse impensierire più del dovuto la Pliskova. A tratti, durante la finale, è sembrato addirittura che la ceca attraversasse fasi di noia assoluta in alcune fasi di gioco. Un allenamento solo un poco più impegnativo, tanto per giustificare il protocollo dell’ultimo incontro in programma, davanti ad una platea neanche così coinvolta in quei velocissimi 19 game, per un risultato finale di 6-3 6-4 senza mai alcun motivo di pensare che un’eventuale reazione della britannica potesse mettere a rischio l’orario d’inizio della finale maschile.

E così, come previsto dal programma, anche gli uomini, rispettivamente lo spagnolo Nadal e il serbo Djokovic sono tornati a confrontarsi per contendersi un titolo Atp. Il piccolo sforzo di Rafa per chiudere ed aggiudicarsi il torneo per la nona volta, ha tenuto gli spettatori sugli spalti per tre set, durante i quali, neanche il 6-4 a favore del serbo del secondo set, ha messo in dubbio chi avrebbe sollevato il trofeo alla fine. A parte l’umiliante 6-0 subito dal serbo nel primo set, schiacciato e ridicolizzato dalle bordate dello spagnolo da fondo campo, a disegnare le sue classiche traiettorie a lambire le linee di fondo o laterali.

Moltissimi punti conquistati dal dritto "innaturale" di Nadal che, per un’inspiegabile strategia al suicidio, è stato costantemente solleticato dal gioco di Nole, quasi come un bizzarro masochismo agonistico che, a tratti, è sembrata una seduta di allenamento atta a verificare l’efficacia di questo colpo dello spagnolo. Ma si è potuto "ammirare" di meglio. Un serbo che ha provato durante i tre set di dimostrare che, a qualche giorno dal compimento dei suoi 32 anni, non ha ancora capito come eseguire una smorzata degna di questo nome. Di certo è un colpo che ha provato frequentemente, non solo durante la finale. In semifinale contro Schwartzman e nei quarti contro l’altro argentino Del Potro, ha insistito provando questo colpo risolutivo, collezionando decine di palle che non arrivano a lambire neanche la rete nel proprio lato di campo. E altrettante figure di m...ediocre giocatore di fino.

Alla fine, bordate da fondocampo dello spagnolo a togliere il ritmo e la regolarità del serbo. Rarissime chiusure a rete, più per un fatto occasionale che per una ricerca vera di dare allo scarso spettacolo, quanto meno un tono d’essai, considerando che prima dell’inizio dell’incontro, Gustavo Kuerten, il brasiliano che qui vinse nel 1999, è stato premiato con la racchetta d’oro, consegnatagli da Nicola Pietrangeli. Un giocatore che ha lasciato un ricordo di eleganza e creatività nella mente degli appassionati di tennis.

Un’altra che avrebbe potuto dare qualche lezione al serbo su come eseguire un’efficace smorzata, poteva essere la nostra Roberta Vinci, anche lei premiata con la racchetta d’oro, la campionessa che sarà ricordata per il suo stupendo rovescio in back, tagliatissimo e difficile da gestire da parte delle avversarie, ma così non è stato. Siamo stati così costretti ad assistere a ridicole interpretazioni di questo fondamentale da parte di Djokovic che, per i distratti o gli ingiustificati esaltati, è l’attuale numero uno del ranking.

Può anche darsi che qualcosa di diverso l’avremmo potuta vedere ad opera di Federer, tornato a Roma dopo qualche anno di rinuncia alla stagione del "rosso", magari dall’austriaco Thiem ed anche dallo sfortunato Del Potro, uscito ingiustamente ai quarti contro Djokovic, dopo averlo dominato per tutto l’incontro. Ci hanno pensato gli organizzatori a toglierli dalla scena, con quel famoso giovedì di recupero, dopo la giornata di pioggia battente del giorno precedente, quando i doppi turni nella stessa giornata, hanno tolto dai giochi l’austriaco e costretto al ritiro lo svizzero per problemi fisici.

In compenso, per rendere più accattivante e insolita la nostra visita agli Internazionali, ci hanno pensato lo sciopero dei mezzi pubblici di venerdì, organizzato dal sindacato Usb, e la minaccia bomba a Fiumicino con un furgoncino coinvolto e messo sotto osservazione dalla sicurezza.

Il pubblico, in ogni caso, ha risposto come di consueto al richiamo di questo, in ogni caso, spettacolo. Un buon incremento di presenze e numero di biglietti venduti. Una luna piena a coronare la cartolina romana del programma serale e a contrastare l’uggiosità e la piovosità di questo imprevedibile maggio. Gli spalti semivuoti a corredo della finale femminile, dovrebbero far riflettere.

Un progetto prevede la copertura del Centrale per garantire il rispetto del programma in caso di condizioni meteo avverse, ampliando anche la capienza del Grand Stand Arena e del Pietrangeli. Dovrebbe realizzarsi nei prossimi anni, ma pronosticare un tempo preciso per la sua realizzazione è eccessivo e soggetto alla combinazione di troppo coincidenze di competenza, tra Federtennis, Coni e Comune. Nell’attesa, auguriamoci che le grandi promesse dei giovani, non ancora del tutto mantenute, possano dare una vera scossa a questo sport. Una finale tra il greco Tsitsipas, nuovo interprete di un tennis a metà strada tra la tradizione e la velocità di questi tempi, e il giovane talentuoso italiano Sinner, sarebbe di buon auspicio.

A Fiumicino, lunedì mattina, abbiamo incontrato l’americana Sloane Stephens, in partenza per Parigi e per il Roland Garros 2019, dove è stata finalista l’anno scorso, sconfitta da Simona Halep. Roma è già alle spalle. Il secondo Gran Slam della stagione è già nelle fasi di qualificazione. Incrociamo le... racchette.


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