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Intercettazioni: una pessima e vergognosa legge

Ciò che non è riuscito a Berlusconi, riesce a Orlando-Gentiloni-Renzi. Meno garanzie per la difesa e per i giornalisti. Per loro anche il carcere. Protetti solo gli imputati “eccellenti”
di Adriano Todaro - mercoledì 3 gennaio 2018 - 1795 letture

Complice la disattenzione festaiola degli italiani, all’ultimo momento, con il governo già dimissionario, il Consiglio dei ministri ha approvato un decreto legge, quello, appunto, sulle intercettazioni, che prevede le limitazioni sull’acquisizione, la diffusione e la divulgazione delle registrazioni ambientali e telefoniche ai fini investigativi. Non si è trovato il tempo per altri punti importanti (Iuss soli e altro) ma questo l’hanno approvato con un decreto-legge.

Cosa prevede il nuovo decreto e che riflessi avrà sulle nostre vite?

Ruolo della Polizia giudiziaria – Il primo punto, quello più controverso, è quello riguardante la selezione delle intercettazioni e registrazioni per corrotti e corruttori che non sarà più appannaggio del PM (Pubblico ministero) ma della polizia giudiziaria che farà una prima scrematura delle intercettazioni ma solo quelle, a loro parere, ritenute rilevanti. Le intercettazioni ritenute dai poliziotti irrilevanti saranno custodite dal pubblico ministero in un archivio e resteranno coperte da segreto, anche se gli avvocati potranno ascoltarle ma non riprodurle. I poliziotti, in questo modo, vengono ad assumere un potere del tutto arbitrario e quasi assoluto nell’indirizzare le indagini e i processi e nello svelare o nell’occultare all’opinione pubblica le malefatte degli imputati “eccellenti”.

Insoddisfatti avvocati e magistrati – La norma ha lasciato insoddisfatti sia gli avvocati, che denunciano la violazione del diritto di difesa e di riservatezza dei colloqui tra l’indagato e il proprio legale, sia i magistrati perché “E’ singolare che dopo la vicenda Consip, per citare la ferita aperta di intercettazioni mal trascritte, non si sia voluto garantire un sistema che consenta di verificare ex post eventuali errori di valutazione commessi dalla polizia giudiziaria”, ha affermato il presidente dell’Associazione nazionale magistrati, Eugenio Albamonte.

Solo i ricchi ne beneficeranno – È vero che in fase di udienza stralcio può essere ascoltato l’audio delle intercettazioni, ma senza trascrizioni su carta e solo gli studi legali più importanti potranno permettersi di pagare giovani laureati per ascoltare ore e ore di registrazioni. E gli altri? Potrà mai farlo un avvocato d’ufficio? In questo modo il diritto al pari trattamento alla difesa, è determinato solo dal reddito dell’inquisito.

I giornalisti – E protestano anche i giornalisti, che acquisiscono il diritto di ottenere copie delle ordinanze del Gip (Giudice indagini preliminari) ma solo dal 2019, quando le nuove norme che li riguardano andranno a regime, a differenza di tutte le altre che entreranno in vigore tra sei mesi. Per la Fnsi (Federazione nazionale della stampa), che pure considera questo diritto acquisito dai cronisti un piccolo passo avanti rispetto ai testi precedenti, “l’obbligo di non divulgare materiale irrilevante ai fini del processo non può gravare sui giornalisti che, semmai, hanno il dovere opposto: quello di pubblicare ogni notizia di rilevanza pubblica, anche se coperta da segreto. Non tutto ciò che è rilevante per soddisfare il diritto dei cittadini a essere informati ha necessariamente rilevanza penale – precisano i vertici della Fnsi. – Per questo, in linea con l’indirizzo consolidato della Corte europea dei diritti umani, i giornalisti hanno il dovere di pubblicare tutte le notizie d’interesse pubblico di cui vengono in possesso, a prescindere dal fatto che siano o meno coperte da segreto”.

Carcere per i giornalisti – Questo decreto-legge rappresenta una grave intimidazione contro i giornalisti. Come si è fatto notare da più parti, fino ad ora essi potevano incorrere nel reato di “pubblicazione arbitraria di atti di un procedimento penale” (art. 684 cp), punibile con arresto fino a 30 giorni e ammenda da 51 a 258 euro. Con il decreto Orlando, invece, potrebbero essere perseguiti per “rivelazione di segreto d’ufficio” (art. 326 cp), punibile con la reclusione da sei mesi a tre anni. Questo perché le intercettazioni sono secretate e se rivelate rientrato nell’articolo 326 del Codice penale. A questo punto il giornalista, secondo voi, per cosa opterà?

Esempi concreti – In pratica, se è scoperto che un politico va al ristorante con un mafioso, questo episodio non ha certo rilevanza penale ma io cittadino, in questo modo, conosco meglio quel politico. Se viene captata una telefonata in cui, poco dopo il terremoto dell’Aquila, due imprenditori se la ridono considerando i futuri lavori di ricostruzione, questa telefonata non costituisce di per sé un reato. In compenso gli italiani capiscono meglio come si ottengono appalti pubblici. Se un presidente del Consiglio telefona al presidente Rai e gli ordina di chiudere una determinata trasmissione forse non è reato. Ma io capisco l’intreccio, il rapporto perverso che esiste fra le segreterie politiche e la Rai. Ricordate i “furbetti del quartierino” e Gianpiero Fiorani della Banca di Lodi? Se, com’è avvenuto, Fiorani per telefono dice al governatore della Bankitalia, Antonio Fazio, a mo’ di ringraziamento: “Tonino… io ti darei un bacio sulla fronte”, questa telefonata deve essere archiviata? Oppure io cittadino, ho il diritto di sapere perché mai il presidente di una banca dovrebbe baciare il presidente di Bankitalia? Perché baciare qualcuno che ha (o dovrebbe avere) il ruolo di controllore di quella banca?

Insomma, anche se il tenore delle intercettazioni sono di indubbio interesse sociale, a decisione dei poliziotti (non del PM), con questa legge non vanno rese pubbliche, anche se possono essere rilevantissime sul piano politico. Con questa legge le intercettazioni di un indagato non saranno più trascritte, neanche in un brogliaccio come adesso, ma solo contrassegnate con data, ora e dispositivo di registrazione. Decideranno i poliziotti se il “contesto” della telefonata è importante ai fini processuali. Se per loro non lo è, saranno custodite – come detto – in un archivio segreto ed eventualmente distrutte su richiesta.

Imputati eccellenti – Infine, la questione dei trojan (lo strumento per captare telefonate e altro) che si potranno ancora usare ma solo per reati di mafia e terrorismo, non per la corruzione. Anche qui si opera una discriminazione tra reati, sempre nell’ottica di salvaguardare il più possibile i politici e gli altri imputati “eccellenti”, per spiare i quali, al contrario di mafiosi e terroristi, occorre chiedere l’autorizzazione specificando in anticipo il luogo e l’orario dell’intercettazione. Un assurdo giuridico!

Lotta al terrorismo? – Questo decreto fa il paio con un altro provvedimento governativo, naturalmente atto alla “lotta al terrorismo”. Il nostro traffico telefonico, di tutti gli italiani, sarà conservato in un archivio per ben 6 anni. Nessun Paese europeo ha una norma di questo tipo. Al massimo la conservazione arriva a 2 anni. E la privacy? Serve solo a Orlando e Gentiloni a riempirsi la bocca, a dichiarare che con questo decreto la privacy dei cittadini è salvaguardata. Come se importasse qualcosa alla sciura Maria venire a sapere che le sue telefonate alla nuora siano conservate per 6 o per 2 anni. Solo fumo.

La felicità di Alfano – Non è un caso che dopo il decreto legge approvato, il ministro Angelino Alfano abbia dichiarato che “Ci sono voluti molti anni, ma alla fine la riforma sarà legge. Tenacia e buon senso hanno vinto”. Infatti, lui, quando era ministro della Giustizia di Berlusconi, ci aveva provato più volte ma non era riuscito per l’opposizione del Pd e della stragrande maggioranza dei giornali (Repubblica, fra tutti in testa). Ora, silenzio assoluto. A parte pochissime testate, la stragrande maggioranza di quotidiani e tutte le Tv hanno dato questa notizia come una delle tante, scomparsa nel magma delle notizie di tutti i giorni, fra quelle del cenone e quelle riguardanti il tempo. Ciò che non era riuscito, allora, a Berlusconi, è riuscito oggi al Pd. C’è da andarne fieri.


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