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Inps, Inl, Confindustria e Cgil Cisl e Uil ratificano un patto neocorporativo

USB pronta a dare battaglia
di Redazione Lavoro - mercoledì 25 settembre 2019 - 867 letture

La firma della convenzione con Inps, Inl e Confindustria da parte di Cgil Cisl e Uil (19 settembre), sulla raccolta dati per definire la rappresentatività delle organizzazioni sindacali nasconde, e neanche tanto bene, l’esigenza di blindare la rappresentanza dei lavoratori alle sole organizzazioni complici. Archiviando tutte le critiche alla “casta sindacale” per i suoi privilegi, i suoi mastodontici bilanci, le pensioni d’oro dei dirigenti sindacali che hanno tenuto banco per mesi, oggi si è proceduto ad un atto che servirà a impedire il pluralismo sindacale e la possibilità di ogni lavoratore di scegliersi il sindacato che meglio lo rappresenta.

Con la scusa dei contratti pirata, spesso sottoscritti da confederazioni che oggi siedono al Cnel, e mai da USB, e da fantomatiche organizzazioni datoriali, si limita fortemente la democrazia sindacale. L’accordo del 10 gennaio 2014, che oggi si è ratificato nella parte che riguarda la registrazione delle deleghe e dei voti alle RSU, è un patto tra soggetti privati che però intende regolare la vita sindacale di tutti.

Se queste sono le premesse per la legge sulla rappresentanza sindacale evocata nel programma del nuovo governo Conte, siamo molto lontani da un impianto democratico che serva a regolare la vita sindacale e i diritti dei lavoratori, che sono invece gli obbiettivi sui quali ci mobiliteremo.

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COSA ERA SUCCESSO IL GIORNO PRECEDENTE (18 SETTEMBRE)

La giornata di oggi sembra segnare la ripresa della concertazione tra la casta sindacale e il governo Conte bis. Lo scambio tra salario minimo e legge sulla rappresentanza previsto nel programma di governo, la convocazione odierna solo dei sindacati complici e la firma all’INPS degli atti necessari alla realizzazione dell’infame accordo del 10 gennaio dicono chiaramente che Cgil Cisl Uil sono tornate al governo al seguito di Zingaretti e, sembrerebbe, anche dei 5 Stelle in versione europeista.

Ormai sono circa 40 anni che chiediamo una legge che garantisca criteri oggettivi e non monopolistici sulla rappresentanza e la rappresentatività sindacale. Sono circa 40 anni che non si riesce a realizzarla per l’assoluta contrarietà dei sindacati che detengono abusivamente il monopolio della rappresentanza. Ora sembra approssimarsi una legge che blinda, chissà per quanti anni ancora, l’impero economico e politico creato da Cgil Cisl Uil utilizzando le risorse rastrellate dagli stipendi dei lavoratori e sostenuto attraverso i regali ottenuti con il welfare aziendale, gli enti bilaterali ecc.

Il pluralismo sindacale va garantito, così come si garantisce quello politico. Adottare l’accordo tra le parti del 10 gennaio e farlo diventare legge dello Stato è una dimostrazione di subalternità totale a quei soggetti che hanno contribuito a rendere il lavoro sempre più povero e schiavo dei profitti. USB ha sempre sostenuto la necessità di introdurre un salario minimo contrattuale, non è però disponibile a scambiarlo con un rinnovato monopolio della rappresentanza per il sindacato unico Cgil Cisl Uil.


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