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Inglorious Basterds


Gli americani hanno dato ospitalità, lavoro e alti privilegi a molti nazisti e collaboratori a vario titolo del Terzo Reich, solo che nessun “Bastardo” gli ha mai inciso con un pugnale una svastica sulla fronte.
mercoledì 7 ottobre 2009, di Fabrizio Cirnigliaro - 531 letture

Nella Francia occupata dai nazisti, un contadino è riuscito a nascondere una famigli di ebrei, fino a quando gli farà visita Hans Landa (Christoph Waltz) soprannominato, suo malgrado, il cacciatore di ebrei. Senza troppe difficoltà, Landa scoprirà dove si nasconde la famiglia Dreyfruss, e li ucciderà tutti, tranne Shosanna Dreyfus (Mélanie Laurent), che riesce a fuggire e si rifugia a Parigi, diventando dopo un paio d’anni proprietaria di una sala cinematografica. Contemporaneamente il tenente Aldo Raine (Brad Pitt) è a capo di una squadra di soldati ebrei, i bastardi senza gloria, il cui unico obiettivo è di uccidere il maggior numero di nazisti possibile. La squadra collaborerà con Bridget Von Hammersmark (Diane Kruger), diva dell’ Ufa che fa il doppio gioco, ad una missione: uccidere i leader del Terzo Reich. L’occasione è la premier per un film di propaganda che si terrà nel cinema di Shonnan, che a loro insaputa sta architettando un piano per lo stesso obiettivo.

Il titolo dell’ultima opera di Tarantino si inspira ad un film italiano di guerra del 1978, Inglorius Bastards (distribuito nel mercato italiano col titolo Quel maledetto treno blindato), ma non è un remake del film di Castellazzi. Non è ne un film di guerra ne la solita pellicola sul nazismo e gli ebrei.

Inglorious Basterds inizia come una fiaba, “C’era una volta…” , ma il racconto è tuttaltro che fiabesco (con Tarantino non poteva essere altrimenti), sebbene il regista cambi la storia della seconda guerra mondiale e del nazismo.

Il racconto questa volta è lineare, e i flashback ridotti all’essenziale, i dialoghi sono sofisticati, soprattutto quando a parlare è Lande. A dispetto della lunghezza del film, non si ha il tempo di annoiarsi, la sceneggiatura (probabile Oscar) mescola momenti di tensione con lampi di ironia, creando un crescendo di suspense, sin dalla prima scena. Nel colloquio che Lande tiene con il contadino, ad un certo punto il colonnello nazista compara gli ebrei ai ratti. Il paragone potrebbe infastidire qualcuno, ma lui è un cacciatore di ebrei, che agisce come un tedesco e allo stesso tempo riesce a pensare come un ebreo, infatti la famiglia Dreyfus si nasconde sotto le tavole del pavimento, e lui li elimina come fossero dei ratti. Nel film i personaggi recitano in diverse lingue, francese, tedesco, inglese, italiano e siciliano, soprattutto l’attore austriaco Christoph Waltz, con una perfomance che probabilmente verrà premiata con un Oscar.

Tarantino decide di affrontare con Inglorious Basterds l’avvenimento storico della seconda guerra mondiale e della persecuzione degli ebrei , scelta che avrebbe potuto far storcere il naso ai detrattori dell’artista, ai non adepti. Il regista del Tennesse (stessa città di provenienza del personaggio Aldo Raine), non è affatto impreparato sull’argomento. Conosce bene la storia, fino ai particolari: lo dimostra nella scena in cui viene smascherato il tenente Archie Hicox, che per ordinare 3 Whiskey indica il numero utilizzando l’anulare invece del pollice. Durante la seconda guerra mondiale i tedeschi riuscirono ad individuare molti americani e nemici proprio grazie a quest’escamotage. Il film è pieno di sorprese, e come è risaputo, Tarantino ha cambiato il finale della seconda guerra mondiale. La squadra dei bastardi è formata da soldati ebrei. E’ una raffinatezza culturale, perché una grande obiezione è stata mossa sempre contro la cultura ebraica, di non aver mai reagito, di non essersi difesi. Nel film invece sono armati di pugnali, fucili e dinamite, e sono pronti a farsi esplodere pur di uccidere i loro oppressori. Proprio come i palestinesi kamikazee che si fanno saltare in aria in Israele, la loro missione è un complotto terroristico. Invece non modifica la storia decidendo di non far giustiziare alcuni assassini nazisti, purtroppo è davvero andata cosi. Come è stato raccontato in “Amen”,( film, purtroppo poco conosciuto, di Costa-Gravas) gli americani hanno dato ospitalità, lavoro e alti privilegi a molti nazisti e collaboratori a vario titolo del Terzo Reich, solo che nessun “Bastardo” gli ha mai inciso con un pugnale una svastica sulla fronte.

Dopo anni di dibattiti e polemiche Tarantino sembra aver ormai convinto tutti. Il regista del Tennesse non era un bluff, negli anni ha saputo affermare il suo genio, il proprio talento artistico, e se mai ce ne fosse stato ancora il bisogno, Inglorius Bestard ne è l’ennesima conferma. Probabilmente non è un caso che Aldo Raine (il suo alter ego ?), concluda il film definendo la sua ultima opera con queste parole “Questo potrebbe essere il mio capolavoro”. Forse è davvero cosi.

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