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Inghilterra, ed ora?

Pubblicato il 12 gennaio 2017 sul blog di Vision

di Emanuele G. - giovedì 12 gennaio 2017 - 3229 letture

Che la c.d. “Brexit” non sarebbe stata una salutare passeggiata – in primis – per i sudditi di sua Altezza Reale la Regina Elisabetta era facilmente prevedibile. Ma che questo comportasse un generale fermo macchine sia nella Perfida Albione che in Europa no. Il problema è che non si sa come procedere. E visto che nessuno sa come districarsi nel ginepraio causato da un referendum fin troppo avventato, tutti procedono in ordine spasso all’insegna di “Dio per tutti, ognuno per sé”. C’è già qualcosa che avrebbe dovuto far risuonare in ogni europeo un campanello d’allarme: il famigerato articolo 50 del Trattato di Lisbona. Articolo 50 che non esiste nel Trattato di Lisbona. Infatti, se avete un po’ di tempo da perdere e andate a leggervi il capitolato del succitato Trattato vi accorgereste che in realtà quell’articolo è codificato come “articolo 49a”. Capito? Si deve dire e/o scrivere articolo 49a e non articolo 50. L’articolo 49a è diventato l’articolo 50 solo nel Testo Consolidato del Trattato dell’Unione Europeo pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale dell’UE N. C 326 DEL 26/10/2012. Quindi, nel momento in cui si parla della facoltà concessa agli stati membri di recedere è necessario riferirsi al Testo Consolidato poiché è questo capitolato che contiene l’incriminato articolo 50. Tutto edificante, vero? Tanto per dovere di cronaca eccolo il famigerato articolo 50:

“1. Ogni Stato membro può decidere, conformemente alle proprie norme costituzionali, di recedere dall’Unione.

2. Lo Stato membro che decide di recedere notifica tale intenzione al Consiglio europeo. Alla luce degli orientamenti formulati dal Consiglio europeo, l’Unione negozia e conclude con tale Stato un accordo volto a definire le modalità del recesso, tenendo conto del quadro delle future relazioni con l’Unione. L’accordo è negoziato conformemente all’articolo 218, paragrafo 3 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea. Esso è concluso a nome dell’Unione dal Consiglio, che delibera a maggioranza qualificata previa approvazione del Parlamento europeo.

3. I trattati cessano di essere applicabili allo Stato interessato a decorrere dalla data di entrata in vigore dell’accordo di recesso o, in mancanza di tale accordo, due anni dopo la notifica di cui al paragrafo 2, salvo che il Consiglio europeo, d’intesa con lo Stato membro interessato, decida all’unanimità di prorogare tale termine.

4. Ai fini dei paragrafi 2 e 3, il membro del Consiglio europeo e del Consiglio che rappresenta lo Stato membro che recede non partecipa né alle deliberazioni né alle decisioni del Consiglio europeo e del Consiglio che lo riguardano.

Per maggioranza qualificata s’intende quella definita conformemente all’articolo 238, paragrafo 3, lettera b) del trattato sul funzionamento dell’Unione europea.”

In pratica non si dice nulla su come “fare” per accontentarsi di volontà generiche e generaliste. Da qui discende il disordine che regna a tutti i piani. L’Inghilterra vorrebbe negoziare paese per paese, ma Jean-Claude Juncker ha avvertito in maniera inequivocabile. Nel senso che tutto passa dalle Istituzioni comunitarie. L’Irlanda del Nord e la Scozia in maniera sommessa o esplicita hanno fatto capire che per loro l’UE è più importante di Londra. Gli ordini professionali lanciano allarmi su allarmi per le conseguenze sul piano dell’occupazione. La Camera di Commercio di Londra ha rilasciato un report per nulla tranquillizzante. Alcune multinazionali hanno deciso di tagliare linee distributive nel Regno Unito. Giornali importanti esprimono senza nascondersi timori per una scelta – quella della “Brexit” – ritenuta avventata e mal ponderata. L’Alta Corte britannica ha puntualizzato dei paletti da non oltrepassare. L’Ambasciatore Sir Ivan Rogers abbandona la funzione di rappresentante dell’Inghilterra in seno all’UE poiché per lui questa “Brexit” è decisamente il festival dell’improvvisazione.

In sintesi, l’infausta decisione presa da David Cameron nel 2013 ha aperto un incredibile vaso di Pandora che rischia di travolgere tutti e tutto. A questo punto nessuno sa cosa fare di concreto. L’Europa tecnocratica sconfitta da se stessa.

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