Indiani d’America

Il genocidio degli Indiani d’America
di Redazione Sherazade - domenica 17 dicembre 2006 - 11133 letture

Il genocidio degli Indiani d’America

http://www.consapevolezza.it/aetos/indiani/indiani.asp

«...Nel 1492 Cristoforo Colombo, alla ricerca di una nuova rotta per le Indie, approdò sulle coste di isole misteriose. Con sua grande meraviglia non vi trovò “nessun mostro come ci si poteva aspettare”, ma “uomini alti e ben fatti”. Equivocando, l’ammiraglio ancora non sapeva di essere approdato in un altro continente; e solo per sbaglio chiamò indiani gli uomini che aveva appena incontrato...»

Dopo lo storico sbarco del 1492 per anni l’Europa, lacerata da sanguinose guerre di religione, non si mostrò molto interessata al nuovo continente. Successivamente la bramosia di possesso, il mito dell’oro, l’interesse verso nuove terre, la passione per le pregiate pellicce, l’imperativo missionario di “mettere il nuovo continente sotto la protezione di Dio” e il fascino dell’avventura, rappresentarono un micidiale cocktail distruttivo. Ben presto l’insieme di questi elementi si tradusse in atrocità e oscenità di ogni tipo, una miscela esplosiva che rese via via sempre più manifeste le peggiori disposizioni dell’uomo. Quel misto di avventura ed ingordigia funse da propulsore e spinse verso occidente i grandi velieri.

Il destino dei nativi americani e delle loro antiche culture (e probabilmente del mondo intero) era segnato, la presunta civiltà europea, boriosa e dispotica, ne aveva decretato l’epilogo.

Ma com’è potuto accadere? E cos’è successo realmente? Cosa ha scaturito tanta ferocia? Di chi sono le maggiori responsabilità? Si poteva evitare lo sterminio? Ridurre i patimenti? I copiosi films Western descrivono la realtà dei fatti oppure la mistificano? Si può pensare a una verità storica? Se sì, qual è?

Tuffiamoci in questa impresa, tentiamo insieme un’analisi...

È solo agli inizi del 1600 che si colgono i primi segnali di una vera e propria aggressione. Il mercato delle pellicce che giungevano dal continente appena "scoperto" alimentò ben presto, e a dismisura, le vanità degli europei, aumentò così vertiginosamente la richiesta di queste pregiate mercanzie. I furbi avventurieri sbarcati nel nuovo mondo, cominciarono così a barattare con gli "indigeni del posto" ad esempio oggetti di scarsissimo valore con pregiate pelli di lontra, e i propri vestiti rabberciati destinati alla pattumiera con le stupende pelli di castoro faticosamente procurate dagli ’indiani’. L’America diventò il grande magazzino di pellicce per l’Europa... Agli indiani il compito di riempirlo. Gli europei inoltre fecero conoscere ben presto ai ’selvaggi’ l’inebriante acquavite - che usavano per stordirli prima delle ’trattative’ - nonché altre *magiche cose* con le quali cercavano di ingannare gli ingenui abitanti del luogo. I furbi mercanti del vecchio continente fecero di questi espedienti preziosi alleati.

Che amarezza!

La trappola illusoria del vantaggioso baratto disorientò ben presto alcuni fra gli ’indiani’ più scriteriati. Diverse comunità, che mai avrebbero pensato di dover affrontare una situazione simile, si trovarono impreparate nel dover affrontare questo mistificatorio nemico. Questo nuovo nemico ’rapiva la mente’ degli stolti e giungeva a volte sino ad essere più forte del sacro rispetto per la veneratissima Madre di tutte le cose: Madre Natura. Un sacro rispetto, punto focale della cultura indiana, che ogni indiano aveva ben radicato dentro di sé, almeno sino a quell’infausto incontro con l’uomo bianco. Madre Natura, prodiga di frutti benedetti, Madre natura, amorosa dispensatrice di ogni bene, Madre Natura, madre di tutti gli animali, anche di quelli da cacciare ed uccidere, per reale bisogno, in ’confronti’ leali e senza inutili sprechi.

La ingannevole rete tessuta dai bianchi arrivò a disorientare, anche se solo temporaneamente, l’ignaro pellerossa che giunse ad affermare: "Il castoro fa le cose per bene: sa fare le pentole, le accette, le lesine, i coltelli...". Questo nuovo ed ingenuo slogan coniato dagli indiani rende oggi bene l’idea dei ’vantaggi’ che inizialmente derivavano dal commercio delle pellicce; vantaggi fatali però, che decretarono la condanna a morte di tutte le culture locali. Gli indiani non potevano immaginare che, adottando il pensiero degli europei, avrebbero messo in moto l’ingranaggio destinato in breve tempo a stritolarli senza alcuna pietà.

Gli uroni, gli irochesi e gli indiani delle coste nord-occidentali cercarono di affrontare il disorientamento legato a questa nuova ‘mania della negoziazione’ e dettarono delle regole; ammisero il commercio con i bianchi (purché sobrio e misurato) e l’arricchimento di alcuni componenti della collettività. Il profitto derivante dagli interscambi però non doveva assolutamente generare disuguaglianze, né marcare differenze di sorta con gli altri membri della comunità; rimaneva perciò decisamente in vigore il principio della redistribuzione, che anzi doveva essere ulteriormente rafforzato e sviluppato con nuovi criteri. Ma l’europeo, che primeggiava in astuzia, impose senza indugio l’introduzione di nuovi sistemi commerciali. Le virtuose consuetudini "socio-economiche", ancestrali per le comunità indiane, finirono così per essere gradualmente distrutte. L’introduzione successiva di nuove e mirate mercanzie snaturò totalmente il modo di vivere indiano e ne segnò definitivamente la caduta. La caccia, il commercio e la distorsione culturale, mutarono radicalmente il sistema di vita e l’alimentazione delle tribù che giunsero così a dipendere completamente dagli scaltri europei.

Allo stesso modo dell’arricchimento di uno ai danni dell’altro e delle disuguaglianze fra uomini, anche la proprietà fu un principio che sfuggì completamente all’indiano, che non riuscì mai a comprendere come si potesse pretendere di acquistare alberi, fiumi, prati, spiagge o laghi... ma il problema non infastidiva per nulla il bianco, poiché quasi mai si parlava di ’comprare’, per lui le nuove terre erano abbandonate e non sfruttate, e la Bibbia stessa affermava che Dio li aveva guidati in quei luoghi: il nuovo paese apparteneva a loro.

L’illusione del nuovo vantaggioso rapporto con il bianco però cedette presto il passo ai reali obiettivi dell’invasore, i marinai palesarono le loro vere intenzioni e iniziarono così i maltrattamenti, i ’selvaggi’ furono trattati come schiavi, si abusò delle loro donne, le trattative non furono più rispettate. Così i poveri malcapitati, terrorizzati ed increduli, per sottrarsi alla presenza dei bianchi, si ritirarono nelle foreste interne. Alla iniziale generosità indiana dunque, i bianchi, popolo eletto di Dio, a cui era stata affidata "la divina missione", risposero con avidità e maltrattamenti d’ogni tipo, e non si fecero alcuno scrupolo poichè gli indigeni erano considerati «crudeli, selvaggi, barbari e figli di Satana».

Non esitarono a coercizioni di ogni tipo e pretesero obbedienza nel combattere contro altri stranieri, fedeltà alla loro causa e prosternazione nella casa del loro Dio. Più tardi i bianchi si discolperanno dicendo, sicuri del proprio diritto, che non sarebbe stato giusto arretrare davanti a nulla e che era un sacro dovere ridurre al loro volere quei selvaggi, che senza il loro provvidenziale aiuto sarebbero morti di fame e di freddo.

Alla fine così gli indiani (fino a qualche anno prima popolo pacifico), dopo aver troppo subito, esasperati, reagirono con la violenza, fornendo così il pretesto tanto anelato dall’assetato conquistatore. Da allora in poi la lotta contro "i rivoltosi" venne condotta senza esclusione di colpi, non si rispettarono più i rappresentanti, durante le trattative vennero offerti liquori avvelenati, si sterminarono donne e bambini, si bruciarono interi villaggi.

Come da antica ricetta venne adottata furbescamente e strategicamente una politica, tanto nota ancor’oggi: la corruzione degli uomini chiave. La "politica dei regali" (ricompensa degli individui "buoni", disposti a combattere a favore) ebbe inevitabili, pesanti ripercussioni all’interno delle comunità indiane, si disgregarono così le gerarchie interne e alla fine il bianco ebbe addirittura la pretesa di nominare lui stesso i capi-tribù.

Eccitante ed entusiasmante fu allora per i bianchi riuscire a uccidere il guerriero indiano che: «avanza come una volpe, si batte come un lupo e sparisce come un uccello». Tragico ad esempio era invece per l’irochese cadere in battaglia, il peggior destino che potesse capitargli, poichè il suo spirito, non potendo essere ammesso al “villaggio dei morti”, sarebbe stato condannato a vagare, la sola speranza che rimaneva era quella di essere vendicato, la fraterna vendetta, solo ed unico mezzo per unirsi nei cieli al proprio popolo e poter ritrovare così i propri antenati.

Bibliografia

Chokecherry Gall Eagle OLTRE LA CAPANNA DEL SOLE I Misteri Segreti del Sentiero Pellerossa Per la prima volta un nativo americano condivide la saggezza più segreta della sua gente con persone estranee alla sua cultura. Sono stati pubblicati molti libri sugli Indiani d’America, sui rituali e le cerimonie. Tuttavia, fino ad ora, molti insegnamenti segreti non sono stati resi accessibili agli “stranieri”. Chokecherry rivela l’essenza, piuttosto che gli aspetti esteriori, di molte credenze native. Dopo aver ricevuto il permesso di diffondere gli insegnamenti in questo modo, egli svela il processo per scoprire l’autentica visione della conoscenza sacra. Che stiate cercando un più profondo significato nella vostra esistenza e un più equilibrato stile di vita, o che siate soprattutto interessati ad esplorare le tradizioni dei Nativi Americani, Oltre la Capanna del Sole si rivelerà una lettura illuminante e affascinante. Numerosi aneddoti e resoconti di storie avventurose vi distoglieranno dalle illusioni e dalle trappole dello sciamanismo a buon mercato, facendovi invece scoprire due tecniche di potere: Gli Insegnamenti del Fuoco e Gli Insegnamenti della Pietra.

Joyce Sequichie Hifler DIARIO PELLEROSSA L’eredità spirituale degli Indiani d’America “Io sono indiana, sono una Cherokee. Vedo Dio nelle nuvole e lo sento nel vento. Quand’ero bambina ascoltavo il tempo e sapevo cosa dicevano gli animali col loro richiamo proveniente dal bosco. È nella natura degli Indiani ascoltare con lo spirito, perché la loro vita si basa su solide fondamenta spirituali che li spingono ad adorare il tutto come una manifestazione del Grande Spirito.” Joyce Sequichie Hifler (Colei che scrive la sua filosofia sulla carta) discende dalla famiglia Sequichie, che si trasferì nell’Oklaoma durante la Deportazione delle Lacrime. Joyce scrive con amore per la sua gente ed ha pubblicato numerosi libri di successo, oltre agli articoli che sempre animano la stampa pellerossa. Diario Pellerossa contiene 365 brani tratti dai discorsi, dalle riflessioni e dalle lettere dei più famosi capi indiani. Da Cochise a Satanta, da Geronimo a Falco Nero, da Alce Nero a Cavallo Pazzo. Oltre 160 straordinari rappresentanti del “piccolo grande popolo” offrono una meditazione per ogni giorno dell’anno per arricchire la vita e lo spirito dell’uomo bianco. Una raccolta selezionata con amore e cura. Un’agenda scritta col cuore che ci dischiude i segreti della semplicità, del rispetto reciproco, dell’amore per la natura, di una saggezza che considera ogni giorno di vita come una festa, una festa alla quale siamo tutti invitati.


Michael DeMunn LUOGHI DI POTERE Dove i bambini possono ascoltare il Grande Spirito e parlare con la Madre Terra Le popolazioni native di ogni parte del nostro pianeta hanno sempre saputo che sulla terra vi sono dei luoghi di potere. Quando ne troviamo uno, Madre Terra parla al nostro cuore e risveglia il nostro essere. Sono luoghi di bellezza e di saggezza che, secondo le diverse tradizioni, possono essere scoperti ovunque, anche nel giardino dietro casa nostra... Attraverso semplici parole e delicate illustrazioni, i bambini di ogni cultura vengono stimolati a sviluppare l’amore per la natura e per la vita, alimentando sentimenti di armonia e purezza, scoprendo la profonda verità che la felicità è già dentro di noi. Michael DeMunn, da anni impegnato per la salvaguardia dell’ambiente, ha ricevuto il nome di “Colui che Protegge la Foresta” dalla tribù Irochese dei Seneca-Onondaga. (recensito da Andersen)


A cura di Kate Recheis e George Bydlinski FIGLI DEL GRANDE SPIRITO La Visione degli Indiani d’America Gli autori di Sai che gli alberi parlano? ci propongono una nuova raccolta di testi originali che testimoniano la profonda spiritualità, la nobiltà e la fierezza del popolo Pellerossa. Sai che gli alberi parlano?, Amicizia con la terra, ed ora Figli del Grande Spirito, formano una trilogia di grande successo. Le incisive fotografie d’epoca che accompagnano la lettura evocano l’atmosfera dell’accampamento, della prateria, dell’incontro con una cultura straordinaria, mentre le calde parole degli anziani, dei saggi e dei grandi capi fanno rivivere lo spirito di una saggezza senza tempo. Una preziosa raccolta gradita al pubblico di ogni età.


Bear Heart e Molly Larkin IL VENTO È MIA MADRE Vita e Insegnamenti di uno Sciamano Pellerossa Nel 1938, un giovane Creek camminò a piedi nudi in una tana di serpenti a sonagli, come primo passo della sua Iniziazione alla Via di Medicina. Dopo sessant’anni, questo vecchio Saggio chiamato Cuore d’Orso, Uomo Medicina e rispettato Anziano della sua tribù, racconta la sua storia. Una rara combinazione di applicazioni pratiche e verità universali. Il messaggio di Bear Heart (Cuore d’Orso) è allo stesso tempo mistico e pratico, è la testimonianza di una vita vissuta così intensamente che la sola lettura di questo libro può trasformare le persone, ispirandole a valori più genuini ed elevati. Bear Heart ci comunica che la saggezza tradizionale delle tribù può essere un prezioso strumento di guarigione spirituale, mentale ed emotiva per il mondo moderno. Attraverso racconti ispiranti, esempi pratici e aneddoti a volte curiosi o umoristici, questo Indiano Creek impartisce il suo insegnamento semplice ed essenziale, ripercorrendo le tappe della sua vita di Uomo Medicina.


Wa-Na-Nee-Che ed Eliana Harvey LA RUOTA DI MEDICINA DELL’AQUILA BIANCA 46 Carte per vivere la Saggezza Pellerossa Un’autentica guida ai sacri insegnamenti dei Nativi Americani con cui progrediremo attraverso tre livelli di apprendimento: come comunicare con gli animali, che ci mostreranno le loro vie di medicina; come accedere alle energie e agli insegnamenti dei nostri antenati; come utilizzare le quattro fonti creative di potere attraverso i loro simboli archetipi. Col beneplacito degli anziani e dei consiglieri spirituali dei nativi del Nord America, Wa-Na-Nee-Che ed Eliana rivelano come la sacra conoscenza e il sapere originale del vecchio modo di vivere possano essere d’aiuto per tutti noi, mostrandoci come vivere in armonia, non solo con noi stessi, ma con tutti gli esseri viventi attorno a noi e con tutti i figli di Madre Terra.


A cura di Judie e Michael Bopp, Lee Brown e Phil Lane LO SPIRITO DELL’ALBERO SACRO Guarigione e trasformazione nella visione degli Indiani d’America Lo Spirito dell’Albero Sacro è stato creato dal Four Worlds Development Project, un gruppo inter-tribale dei Nativi Americani, quale sintesi della spiritualità pellerossa per le popolazioni indigene dei continenti americani e di tutto il mondo. Attraverso la guida degli anziani delle tribù, i valori e le tradizioni degli Indiani d’America vengono tramandati come chiave fondamentale per dischiudere le forze che conducono le popolazioni native sul sentiero della loro crescita. Gli anziani hanno profetizzato che attraverso il ritorno ai valori tradizionali, lo spirito delle società native potrà essere condiviso, producendo un effetto di trasformazione e di guarigione per l’intero pianeta. Oltre a diffondere principi di verità e saggezza, Lo Spirito dell’Albero Sacro è uno dei testi utilizzati dal Four Worlds Development Project per eliminare la diffusione dell’uso di alcool e sostanze stupefacenti nelle comunità tribali. Per la prima volta%2


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