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Incontro con Ninni Bruschetta

Lezione di teatro, ma soprattutto di cultura in ogni sua forma, sabato 10 marzo alla Biblioteca Corrado Cagli di Nizza di Sicilia (Me)
di Piero Buscemi - domenica 11 marzo 2018 - 1999 letture

La cultura, negli ultimi anni, è diventata una merce di scambio come un qualsiasi prodotto da supermercato, ambito, acquistato e spesso abbandonato in uno sgabuzzino. E’ una considerazione evidente che è trapelata dalle parole di Ninni Bruschetta, ospite dell’evento a lui dedicato in occasione della presentazione del suo secondo libro, Manuale di sopravvivenza dell’attore non protagonista (2016, Fazi Editore), tenutosi nella sala della Biblioteca Comunale Corrado Cagli di Nizza di Sicilia.

Il titolo stesso del libro lascia trapelare, fin troppo chiaramente, una sorta di critica polemica nei confronti di un mondo che, inevitabilmente, attaccato dalla superficialità e manifesta incompetenza di molti addetti ai lavori, rischia di scomparire lasciando il posto ad un artefatto spettacolo indecoroso della settima arte che, nel nostro paese e poi nel mondo, ha lasciato una scia di capolavori ed interpreti, oggi solo oggetto di nostalgia di un tempo che non ritorna, custodito in svariate mostre a loro dedicati, non ultima quella sulla vita artistica di Monica Vitti, allestita in questi giorni a Roma.

Le domande incalzanti e pungenti di Maria Pia Crisafulli, la mente e l’organizzatrice dell’evento, hanno dato spunto a Ninni Bruschetta per spaziare sulla creatività e gli aneddoti che, da sempre, hanno dato vita ed impulso alla recitazione sui palchi di teatro, dietro gli infiniti ciak dei set cinematografici, in cerca di un’esternazione non solo artistica, ma soprattutto umana, dei personaggi creati e mossi dalle sceneggiature, negli ultimi anni non più così accattivanti da creare capolavori anche producendo una "semplice" commedia di genere.

L’attore, in veste di scrittore, attraverso le pagine del suo libro e le risposte alle domande poste dalla relatrice, ci ha offerto una lezione di cultura che, ammettiamolo, è diventata linfa vitale in tempi in cui le storie diventano oggetto di consumo che muove una discutibile e oligarchica economia, tra registi manageriali nella ricerca disperata di prodotti usa e getta, banali e di scadente fattura, con l’unico scopo di far giungere i capitali investiti dalle reti televisivi nelle mani giuste che giustifichino un abbonamento televisivo, spalmato sulle bollette dell’Enel, o sugli addebiti bancari a favore delle pay-tv.

E’ un gioco al ribasso o, se preferite, un cane che si morde la coda. Un baraccone che passa dalla nomina del ministro dei Beni Culturali, alla strumentalizzazione di questa nomina per occupare poltrone sulle quali fare accomodare la pigrizia di amici, parenti e parassiti vari. C’è amarezza nella voce di Bruschetta che ci racconta i dietro le quinte di questo affascinante mondo. Così affascinante che ha costretto lo stesso artista a dedicarci un’intera vita, quanto meno gli ultimi trent’anni, tra sacrifici e tanta ore trascorse sui palcoscenici d’Italia e del mondo, ad esternare quello che di umano è ancora rimasto nei rapporti tra le persone, sempre più di plastica, tanto da contaminare una delle espressioni più nobili dell’essere umano, che la recitazione riesce a fare esternare.

L’improvvisazione, l’elemento creativo del bagaglio interpretativo dell’attore, è diventato ai giorni nostri, il livello di competenza di chi si "improvvisa" attore, regista, produttore o qualsiasi altro ruolo si voglia mettere su questi piedistalli barcollanti di un sipario che rischia di crollare, anche sul nostro glorioso passato, dal quale non riusciamo più a graffiare i ricordi.

La qualità, prodotta ed offerta al pubblico, ha sottolineato Ninni Bruschetta, ha raggiunto livelli infimi, riscontrabile anche da un sempre più progressivo allontanamento del pubblico, stanco di prodotti che trovano solo una giustificazione dietro i dati di statistica degli share, vuoti e degni di una comparazione di giudizio, sotto la quale si prostrano artisti mediocri, diretti da registi sponsorizzati, pagati da speculatori della cultura che non si sono mai preoccupati di formarsi una base culturale sufficiente da poter giudicare la bontà o la meschina presunzione di un progetto proposto.

Sarebbe stato interessante, attraverso le parole dell’artista, riuscire a risponderci a dei dubbi che nascono davanti all’impotenza dello spettatore che ha il diritto di assistere ad un prodotto di qualità. Perché se è vero che troppi personaggi si trincerano dietro le frasi fatte tipo "ce lo chiede il pubblico" o "la gente è soddisfatta dello spettacolo proposto, e lo share ce ne da conferma", è anche vero che sia legittimo chiedersi dove sta la linea di confine tra un imbarbarimento degli addetti ai lavori e una tendenza verso il basso dei gusti culturali degli spettatori.

Il rischio che si corre è che, mentre ci poniamo di fronte al dilemma "della gallina e dell’uovo", rischiamo di perdere sia l’una che l’altra, costretti ad accontentarci di una mediocrità diffusa o da una forma astrusa di emigrazione culturale verso l’estero, già fenomeno diffuso, come l’esempio della produzione statunitense Young Pope che, uno dei migliori registi italiani di nuova generazione, Paolo Sorrentino, è stato costretto a realizzare oltreoceano, come del resto sottolineato dallo stesso Ninni Bruschetta.

Voltare lo sguardo verso una sala "diversamente piena", i cui posti occupati erano monopolizzati da molti elementi dell’amministrazione e con una scarsissima partecipazione di giovani, ci ha consegnato scomode risposte sulle domande che ci siamo posti durante l’evento. Ci sentiamo di ringraziare Ninni Bruschetta per l’entusiasmo trasmesso e quella nota di speranza, manifestata nella pretesa di maggiore umiltà da parte di tutti, sin dalla necessità di chiedere a noi stessi una completa padronanza di conoscenza e competenza in quello che poi pretendiamo il pubblico possa apprezzare.

Ringraziamo anche Maria Pia Crisafulli che ci ha regalato un’occasione per riflettere, non solo sul livello culturale che il Paese più emulato ed invidiato al mondo sta abbassando con il passare degli anni, ma anche sul dovere necessità delle nuove generazioni di pretendere un mondo migliore. Un mondo nel quale, prepotentemente, si colloca ogni forma artistica che l’uomo è in grado interpretare. Nonostante tutto.

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