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Incentivo ai medici INPS in cambio dei tagli alle prestazioni

Il Ministro Grillo boccia l’iniziativa, per Boeri tutto ok. USB: dal 2014 denunciamo che si fa cassa con i tagli
di Redazione Lavoro - giovedì 11 ottobre 2018 - 390 letture

In queste ultime ore sui quotidiani nazionali è scoppiata la polemica contro la previsione contenuta nel Piano della Performance dell’INPS 2018-2020 di legare il premio di risultato dei medici che lavorano per l’Istituto alla revoca delle prestazioni d’invalidità civile, all’annullamento delle prestazioni dirette di malattia e alle azioni di surroga.

Sono intervenute le associazioni a tutela dei disabili, è intervenuto l’Ordine dei medici ed infine anche il Ministro della Salute ha preso le distanze da obiettivi che contrastano con la deontologia professionale dei medici. L’INPS ha replicato difendendo le scelte assunte.

E’ esploso un moto spontaneo di ripulsa nei confronti della scelta dell’Istituto guidato da Tito Boeri. Che il presidente dell’INPS sia estraneo a tutto questo è cosa impossibile visto che ha firmato la determinazione N. 24 del 13 marzo 2018 che contiene il Piano della Performance contestato in queste ore.

Tuttavia già nel 2014 la USB denunciava il tentativo di fare cassa negando il riconoscimento dell’invalidità civile, anche a seguito dell’inasprimento dei parametri per l’attribuzione del grado di disabilità e la negazione delle prestazioni, con la scusa di colpire gli abusi. Oggi in modo sfrontato l’INPS lega addirittura il premio di risultato agli obiettivi di contenimento della spesa, lanciando un messaggio inequivocabile a chi chiede prestazioni ed a chi è chiamato a riconoscerle.

Una politica odiosa, attuata sulle spalle della parte più debole del paese. Gli obiettivi produttivi ed economici dei medici INPS elencati nel Piano della Performance devono essere immediatamente cancellati, ma questo non basta: rispetto alla disabilità bisogna agire con giustizia e sensibilità sociale evitando d’imporre un rigore avulso dai riscontri oggettivi. In nome dei risparmi di spesa non si possono negare evidenti diritti. Non sarà un caso se il numeroso contenzioso in materia d’invalidità civile si risolve spesso a vantaggio dei cittadini ricorrenti, con soccombenza delle spese legali da parte dell’INPS.

IL COMUNICATO USB DEL 29 APRILE 2014

Le verifiche straordinarie dell’INPS sull’invalidità civile sono state dichiarate illegittime dal Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio, che con sentenza n. 3851 del 9 aprile 2014 ha accolto il ricorso presentato nel 2011 dall’ANFFAS e ad adiuvandum dalla FISH ONLUS, due associazioni di tutela dei disabili.

In sintesi queste le eccezioni accolte:

- mancata inclusione tra i componenti delle Commissioni di verifica straordinaria di un medico designato dalle associazioni dei cittadini;

- verifiche ordinarie effettuate dalle Commissioni INPS competenti per le verifiche straordinarie;

- inclusione di soggetti portatori di handicap nel programma di verifiche straordinarie per il periodo 2009-2011, in contrasto con le norme vigenti in quel periodo.

Ancor prima dell’emanazione della citata sentenza, alcuni medici dell’INPS hanno presentato un circostanziato esposto alla Procura della Repubblica di Brescia, evidenziando il contrasto tra le direttive ricevute e le procedure informatiche utilizzate dall’ente per l’invalidità civile e il corretto esercizio della professione medica.

Vediamo di spiegare nel modo più semplice possibile vicende che sono alquanto intricate.

Il cittadino che chiede il riconoscimento dell’invalidità civile è chiamato a visita dalla ASL. In base all’art. 20 della Legge 102/2009 della Commissione ASL dovrebbe far parte anche un medico INPS, ma questo avviene nel 40% dei casi. E questa è la prima anomalia sulla quale bisognerebbe intervenire.

La ASL trasmette il verbale all’INPS per la validazione. Nel caso in cui sia riconosciuta una prestazione, il medico INPS è costretto dalle disposizioni interne a redigere un nuovo verbale sulla base della documentazione trasmessa dalla ASL, solitamente senza sottoporre a visita il cittadino che ha chiesto la prestazione. Al cittadino sarà inviato esclusivamente questo secondo verbale, definito “agli atti” e firmato dal medico INPS che si assumerà in tal modo la totale responsabilità della valutazione medica anche di fronte alla legge, mentre il giudizio della ASL resterà sconosciuto al cittadino che ha richiesto la prestazione. E questa è la seconda anomalia.

In teoria le circolari interne prevedono la possibilità di sospendere il verbale della ASL e di chiamare a visita la persona che ha chiesto la prestazione, ma tale pratica, affermano i medici dell’INPS che hanno presentato l’esposto alla Procura della Repubblica, nella realtà è sanzionata con l’apertura di procedimenti disciplinari con l’accusa di atteggiamento ostruzionistico.

L’ente è stato investito anche del compito di effettuare un corposo programma pluriennale di verifiche straordinarie. In questo caso il cittadino titolare di prestazione è chiamato a visita di revisione, ma il medico può solo confermare o ridurre la percentuale d’invalidità. Tuttavia la circolare INPS n. 77/2008 prevede che il medico stabilisca l’esatta corrispondenza tra accertamento sanitario e tabelle in vigore al momento della visita, ma questo è impedito dalla procedura INVER, utilizzata in INPS, per via di un blocco predeterminato delle percentuali d’invalidità a livello di software applicativo. Il medico sarà quindi costretto a redigere un verbale incoerente ogni qual volta si presenti un peggioramento delle condizioni del disabile, trovandosi così esposto ad un giudizio negativo per evidente errore di valutazione medico-legale. E questa è la terza anomalia.

Ma quel che appare palesemente grave è la decisione dell’INPS di ricomprendere tra le verifiche straordinarie anche le revisioni ordinarie disposte dalla ASL. Accade così che in anticipo sulla programmata visita di revisione della ASL intervenga l’INPS con una procedura che, come abbiamo constatato, non prevede la possibilità per il medico di certificare un eventuale peggioramento delle condizioni del paziente. Il cittadino, a cui la ASL avrebbe potuto riconoscere un aumento della percentuale d’invalidità, sarà così costretto a presentare una nuova istanza di aggravamento e a subire ulteriori disagi e lungaggini burocratiche. E qui più che di anomalie si può parlare di vera e propria vessazione.

Abbiamo fortemente sostenuto il passaggio all’INPS nel 2007 delle competenze sull’invalidità civile, in precedenza assegnate al Ministero dell’Economia. Restiamo convinti che l’ente possa svolgere una funzione importante su una materia così delicata e dal forte impatto sociale. Tuttavia ci sembra che negli ultimi cinque anni il criterio che abbia governato gli indirizzi su tale attività sia principalmente economico: si vuole fare cassa anche sull’invalidità civile, cercando di ridurre il numero delle prestazioni con la scusa della caccia ai falsi invalidi. Ci si accanisce con perfidia su una delle parti sociali più deboli.

In tutto questo che ruolo svolge il Coordinatore generale dell’Area Medico Legale? Certo non può continuare ad essere distratto dai molteplici incarichi ad interim sparsi qua e là in giro per l’Italia. Possibile che in Campania, solo per citare una regione a caso, non ci sia un medico che possa svolgere la funzione di Coordinatore? E questa è un’altra delle tante anomalie.

Abbiamo chiesto al Commissario dell’INPS d’intervenire urgentemente su tutte le questioni qui esposte. Se l’ente deve avere un ruolo primario nell’invalidità civile, e noi siamo convinti che lo debba avere, è necessario agire sulle anomalie segnalate e fare in modo che i medici possano svolgere la propria professione con serenità, considerando finalmente l’area medica e quella sanitaria nel loro complesso come risorse sulle quali investire, anche con nuove assunzioni. E’ altrettanto necessario riportare il cittadino al centro dell’attività istituzionale, interrogandosi sui suoi bisogni e facendogli sentire vicina la pubblica amministrazione.


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