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Incendi e traffico bloccato nel messinese


Ancora roghi sulle colline intorno la città di Messina e i paesi della provincia.
lunedì 10 luglio 2017 , Inviato da Piero Buscemi - 455 letture

Sono trascorsi meno di dieci giorni da quando restammo sorpresi e spaventati dai roghi innescati sulle colline del taorminese, che costrinsero molti automobilisti a fare inversione ad U sull’autostrada Messina-Catania. Una manovra azzardata e dettata dal terrore che le lingue di fuoco provocarono sui malcapitati passanti di quel tratto di autostrada e che, solo per un caso fortuito, non provocò ulteriori conseguenze.

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Peloritani zona San Michele (foto di Saro Visicaro)

Nella giornata di ieri, sotto un silenzio mediatico inspiegabile, mentre le pagine dei telegiornali e delle testate giornalistiche nazionali ci mostravano la California andare in fumo sotto i colpi dei suoi 46°, Messina andava a fuoco e i tg nazionali rinviavano solo a stamane qualche trafiletto sulla tragedia che si stava consumando sulle colline messinesi. Una situazione che di ora in ora, andava sempre più aggravandosi, con il fronte del fuoco sempre più vicino alle abitazioni della città.

Oggi, un tamponamento sull’autostrada Messina-Catania, causato da una brusca frenata di un automezzo, a causa ancora una volta di un incendio che lambiva la carreggiata, ha coinvolto una coppia la cui donna è in stato gravidanza. La chiusura dell’autostrada, conseguente all’incidente, ha congestionato il traffico sulla statale 114, causando chilometriche file di auto e di autoarticolati di grossa dimensione, confluenti in un mega ingorgo a ridosso del ponte che divide i paesi di Nizza di Sicilia e Alì Terme, interessato da anni da un semaforo a senso unico alternato. I disagi si sono ulteriormente aggravati, a causa anche dei ritardi registrati dai treni regionali che collegano la città di Messina con Catania, attraversando i paesi della provincia, che hanno fatto registrare punte di 45 minuti.

Appaiono alquanto frequenti e sospette, queste coincidenze di roghi di grosse dimensioni a cadenza quasi programmata, durante i fine settimana che, nella zona ad alto tasso di presenza turistica in questo periodo, comporta un flusso incontrollato di mezzi che già abitualmente provocano lunghe file per accedere all’imbocco del casello di Taormina, a ridosso delle località di Mazzeo e Letojanni.

Le previste e confermate temperature torride, che hanno avuto e che avranno nei prossimi giorni ulteriori impennate, la scarsità di mezzi aerei di cui possono disporre i vigili del fuoco, la carenza di organico, denunciata a più riprese anche dai sindacati, non riesce a non far supporre una motivazione dolosa di questi sempre più frequenti fenomeni.

Una manifesta latitanza delle responsabilità, che in questi casi, si ha sempre l’abitudine di addossare tra le amministrazioni precedenti e quelle attuali, sollevando polemiche che si aggiungono alle accuse che i vari politici e gli addetti alla sicurezza e prevenzione incendi amano scambiarsi senza mezze misure, sta creando un clima di stallo davanti ad un’emergenza che richiederebbe maggiore consapevolezza del problema ed una straordinaria organizzazione di tutte le parti in campo con lo scopo univoco di arrestare questo fenomeno.

Una sorta di scarica barile, dove l’elemento che deve sempre prevalere è la propria esclusione ad un diretto coinvolgimento sulle inadempienze e gli errori di gestione di un così delicato problema che, annualmente si presenta nella nostra regione, sia che si tratti di sindaci, presidenti della regione, responsabili della protezione civile e tutto il carrozzone di assessori e politici di ogni genere.

Pensare di dover consegnare nelle mani di Fiorello, ringraziandolo comunque per l’iniziativa condotta sui social, la provocazione per una maggiore sensibilità a queste annose tragedie che coinvolgono il nostro territorio, già aggredito da alluvioni e smottamenti durante la stagione autunnale ed invernale, ci dovrebbe far capire come le conseguenze di scellerate scelte politiche, poco propense alla salvaguardia del territorio, sono spesso assecondate dalla passività quasi rassegnata di noi cittadini che, preferiamo ancora una volta, delegare ad altri le sorti del nostro futuro.

Incendi vuol dire alberi bruciati, colline rase al suolo esposte alle piogge torrenziali dei prossimi mesi e prevedibili smottamenti verso il mare. Basterebbe ricordarsi, ogni tanto, che tra le colline e il mare, su questa bistrattata riviera jonica, ci sono le case dei suoi abitanti.


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