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In vinile veritas


I dati che vengono dall’Inghilterra dicono che il vinile resiste, e costituisce una solida fetta del mercato discografico
giovedì 5 gennaio 2017 , Inviato da Sergej - 1862 letture

A novembre 2016 i guadagni provenienti dai vinili, in Inghilterra, hanno superato quelli del digitale (download di mp3 e streaming). Per gli analisti e per la case discografiche è una sorpresa. Per una volta tanto il mondo tecnologico sembra aver trovato una argine. Una barriera. Il castello dei cavalieri del vinile ha resistito all’avanzata dei nuovi barbari.

La vendita degli album in vinile nel 2016 è cresciuta del 53%, con tre milioni e duecentomila copie finite nelle teche e sui giradischi degli appassionati. Più di trenta album hanno venduto oltre diecimila copie. "Era da 25 anni, da quel 1991 quando Stars dei Simply Red fu album più venduto dell’anno, che in Inghilterra non si vendevano così tanti trentatré giri", scrive Ernesto Assante (su La Repubblica).

Sembra proprio che il futuro della discografia mondiale sia in un ritorno al passato. Dopo le euforie degli ultimi vent’anni che hanno fatto pagare l’avidità e la miopia della case discografiche (chi si ricorda la loro opposizione alle musicassette, alle videoclip e a MTV, e poi ai formati digitali di tutti i tipi?). Insomma, non è certo per virtù delle case discografiche che oggi il vinile conosce un ritorno di gloria.

C’è qualcosa di più profondo, e che ha a che vedere con un fatto molto semplice: il futuro non ha mantenuto le sue promesse. Oggi viviamo un futuro che non era esattamente quello che ci immaginavamo, e che potevamo avere, una ventina d’anni fa. Perché, molto chiaramente, il "ritorno al passato" e dunque il tornare a comprare i dischi in vinile, appartiene soprattutto alla fascia di consumatori che hanno avuto comunque esperienza di quel passato. Una fascia alta di consumatori, vicina a quella che ha mantenuto alti gli standard della musica "classica" - e non a caso mai il fenomeno della "musica pirata" ha interessato questa fascia di consumatori e le etichette discografiche di questo settore -. Tra un prezzo relativamente alto per un CD, mantenuto tale dal cartello della distribuzione e delle case discografiche, e un prezzo alto per il vinile, i consumatori d’alto livello preferiscono il vinile. Perché poi nel frattempo si è scoperto che il CD non "dura", è una tecnologia bacata. E la musica che viene veicolata è distorta dalla "guerra del rumore" (la loudness war).

Il fenomeno degli amanti del vinile è un fenomeno innanzitutto di resistenza, di "figli dei fiori" dei consumatori: prima travolti e tramortiti dalla retorica del "nuovo digitale", li abbiamo visti aggirarsi prima furtivi - a bazzicare garages e piccoli mercatini di quartiere. Con il senso di colpa per la propria debolezza, questo strano amore per una tecnologia vituperata, appartenente al "passato". Poi pian piano, gli incontri clandestini - le mezze parole, il riconoscersi gli uni con gli altri: come, anche tu...? Sì, anch’io... ho conservato tutti i 45 giri di Little Tony. Whaw, magnifico! E io... io ho Rita Pavone! Ma è bellissimo!

Sì, è bellissimo. Aver protetto dalla storia dominante ciò che non trovava più posto nella civiltà del nero e del lucido dominante. Aver protetto i vinili ebrei e negletti da chi li voleva buttare nella spazzatura. Sì, mammina: ce l’ho proprio contro di te :-P Vedi, figliolo, un tempo noi ascoltavamo la musica attraverso questi strani pesanti delicati dischi neri, che estraevamo da custodie in cartoncino con copertine stracolorate; e poi per ascoltarli, usavamo marchingegni fantastici chiamati giradischi, sterei, equalizzatori, casse acustiche... Sì, e i nostri figlioletti ci guardano con gli occhi sgranati, come quando a noi ci raccontavano le favole. Chiedi chi erano i Beatles...

Oggi i vinili tornano "di moda". Vorremmo che i prezzi di chi oggi ormai specula sulla richiesta, possano abbassarsi. Vorremmo che le case discografiche diventino non luoghi dell’avidità e del profitto ma luoghi di cultura musicale. Vorremmo che nei licei italiani si insegni la musica, vorremmo che le città non siano più assordate da motorini e motori e che si lotti contro l’inquinamento acustico così come si dovrebbe fare contro l’inquinamento dell’aria e delle acque... Beh, sì, siamo decisamente nel mondo dell’utopia... ma d’altra parte noi siamo quelli che ascoltiamo la musica in vinile...



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