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In principio era il rock. Breve viaggio sugli albori artistici di Mia Martini

Un affettuoso ricordo della cantante calabrese nata 65 anni fa.
di Orazio Leotta - martedì 18 settembre 2012 - 3955 letture

“La Macchina”. Questo il nome della band degli esordi di Mimì Bertè-Mia Martini (all’anagrafe Domenica Bertè, 20 Settembre 1947, Bagnara Calabra). Esordi che lasciavano trapelare il talento a tutto tondo di colei che giunse ad essere considerata nel 1974 dalla critica europea “la cantante dell’anno”. Blues, rock e jazz furono i suoi primi amori, ancor prima di passare al pop, alla canzone d’autore ed alla conseguente notorietà. “No Sugar Tonight” ad esempio. Cover dell’ omonima hit della rock band canadese The Guess Who del chitarrista Randy Bachman e del vocalist Burton Cummings. Voce ferma ma suadente e un inglese impeccabile.

Mimì, Mia Martini 1.jpgcom’era affettuosamente chiamata in famiglia, in futuro si disimpegnerà anche in un ottimo tedesco, portoghese, spagnolo, francese e finanche greco in altre sue interpretazioni. Per non tacere su un’altra cover “Funk 49” della James Gang di Joe Walsh: accompagnata dal monumentale Giorgio Dolce alla chitarra, Giovanni Baldini al basso, Daniele Cannone alla batteria e da Riccardo Caruso agli hammonds, Mimì fa rivivere, senza sfigurare per nulla, la celebre song che ebbe l’onore poi di essere presentata al Crossroads Guitar Festival, la manifestazione musicale organizzata da Eric Clapton. Mia Martini 3.jpg

Ma non finisce qui: Mimì sta per diventare “Mia Martini”; siamo nei mesi che precedettero l’uscita dell’album “Oltre la Collina”, la RCA tentenna, qualche tempo prima la celebre casa discografica le suggeriva di lasciar perdere, di cambiare mestiere….e la nostra per tutta risposta che fa? Si cimenta nel repertorio dei Beatles: “We can work it out” e “I’ve got a feeling”: blues, folk e rock in sintonia perfetta suggellati da una voce calda, profonda, espressione finale di una vera anima rock. La RCA adesso affretta i tempi e l’album esce nel 1971. Poi l’incontro con Alberigo Crocetta, titolare del Piper di Roma, oltre che direttore della Ricordi di Milano, decisivo per l’incisione di “Piccolo Uomo” (Primo posto al Festivalbar del 1972) su testo di Bruno Lauzi. E’ Il successo.

Seguiranno altri ventiquattro anni di carriera, costellati da 16 raccolte, un’altra vittoria al Festivalbar (1973 con “Minuetto” ex-aequo con “Io Domani” di Marcella), svariate partecipazioni al Festival di Sanremo (nel 1982 la sua “E non finisce mica il cielo” vince il Premio della Critica, istituito quell’anno appositamente per premiare la sua canzone e tutt’ora tale premio è a lei intitolato) e innumerevoli collaborazioni artistiche: per lei hanno scritto oltre a Lauzi anche Ivano Fossati, Gianni Bella, Stefano Rosso, Fabrizio De Andrè e molti altri. Mia Martini si spense nel maggio del 1995 a Cardano al Campo (VA) in circostanze mai del tutto chiarite che hanno ulteriormente contribuito a permeare con un alone di leggenda la sua musica e la sua intensa vita. Con una certezza: tutto ebbe inizio con “la macchina” del rock!


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