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In memoria di James Lovelock, ideatore della teoria di Gaia

Articolo di Fred Hageneder, per Pressenza.

di Redazione - giovedì 11 agosto 2022 - 738 letture

In occasione della morte di James Lovelock, scienziato britannico, pensatore dell’ecologia e fondatore della teoria di Gaia, che ha avuto un grande impatto sulla climatologia moderna, pubblichiamo il seguente saggio come tributo a questo straordinario chimico, medico e biofisico. Il suo lavoro ha portato a considerare l’ecosfera terrestre come un sistema complesso e interconnesso. La climatologia moderna non può più essere separata dalla prospettiva di Gaia, che definisce il nostro pianeta come un’entità autoregolata. Dobbiamo tutti molto a Lovelock e la sua eredità sarà di fondamentale importanza nei prossimi anni nella lotta contro il cambiamento climatico, l’estinzione delle specie e la perdita di biodiversità.

Negli anni Sessanta, lo scienziato britannico indipendente James E. Lovelock sviluppò strumenti per analizzare le atmosfere dei pianeti alieni per conto della NASA. Ma la sua conoscenza delle atmosfere portò benefici al nostro pianeta nel 1971, quando Lovelock inventò il rilevatore a cattura di elettroni, che fu determinante per individuare e mitigare il buco dell’ozono terrestre, la cui crescita allarmante è stata poi rallentata dal divieto internazionale dei CFC (usati nelle bombolette spray e nei frigoriferi).

Ma il suo più grande servizio alla Terra e a tutti i suoi abitanti è stato lo sviluppo dell’ipotesi Gaia insieme alla biologa Lynn Margulis. Sviluppata all’inizio degli anni Settanta, ha incontrato inizialmente una forte opposizione ma si è poi affermata scientificamente e, a partire dagli anni 2000, è maturata nella Teoria di Gaia grazie a numerosi articoli scientifici di altri ricercatori. “Teoria” suona debole nel linguaggio colloquiale, ma è un predicato elevato nel discorso scientifico. Considerate questo: anche il Big Bang è solo una teoria.

La teoria di Gaia sostiene che la Terra nella sua interezza è un sistema autoregolato in cui i biomi, come le aree oceaniche, le foreste, le steppe e persino i deserti e le calotte glaciali, con tutti gli ecosistemi e gli esseri viventi che contengono, formano un insieme organico in cui tutto è in ultima analisi interconnesso.

Un quadro di tale portata è stato indubbiamente una sfida importante per la scienza moderna, che si è a lungo persa in argomenti di specializzazione sempre più piccoli. Ad esempio, lo stesso Lovelock si è lamentato del fatto che la biologia, in quanto “scienza della vita”, comprende più di venti rami in cui gli scienziati dei diversi campi si capiscono a malapena, e che nessuno di essi ha una definizione chiara di cosa sia effettivamente la “vita”.

Tanto meno riescono biologi, chimici e fisici a trovare un denominatore comune. Lovelock e Margulis hanno proposto l’idea che il pianeta è un’entità geobiofisica in cui non solo le condizioni fisiche, come la composizione del suolo, il tempo e il clima, determinano la flora e la fauna, ma anche che gli esseri viventi hanno un effetto di retroazione sul loro ambiente e lo modellano a lungo termine. Tre esempi:

Le rocce gessose e calcaree sono interamente costituite da resti di microrganismi (ad esempio gusci di cozze) depositati nel corso di milioni di anni. Il 99% dei gas che compongono la nostra atmosfera è stato portato allo stato atmosferico da organismi viventi (l’ossigeno da piante e alghe, l’azoto da microbi). La vita marina svolge un ruolo non trascurabile nella regolazione dell’acidità e della salinità degli oceani. La teoria di Gaia ha abbandonato il vecchio paradigma secondo cui la “vita” è debole e cerca nicchie. Dimostra che la vita crea, mantiene e addirittura migliora costantemente i propri habitat per renderli più vivibili alle generazioni future. (L’unica eccezione, tuttavia, è rappresentata dagli esseri umani, che hanno intrapreso un percorso di autoestinzione che distrugge il sistema Terra a partire dall’Illuminismo, circa 400 anni fa; una crisi ecologica globale che sta aumentando in modo esponenziale e che sta cominciando a mostrare i suoi effetti).

Lovelock ha visto questo pericolo fin dall’inizio e di conseguenza è stato un luminare e un ispiratore per gli ambientalisti fin dagli anni Settanta. Come tutti noi, ha dovuto assistere per decenni al continuo sfruttamento della terra da parte di chi detiene il potere, distruggendo il mondo vivente fino a metterlo in ginocchio. La vita sulla Terra è ancora forte, ma si vedrà in questo decennio, entro il 2030, quanto tempo ci vorrà per riprendersi dai danni della società industriale predatoria e se l’umanità farà parte del futuro della Terra. Gli ultimi due libri di Lovelock su Gaia sono stati avvertimenti schietti:

The Revenge of Gaia: Why the Earth Is Fighting Back – and How We Can Still Save Humanity del 2006 (La rivolta di Gaia, Rizzoli, Milano, 2006, trad. it. di Massimo Scaglione); e The Vanishing Face of Gaia: A Final Warning del 2009. L’unica controversia riguardante Lovelock è stata l’energia nucleare. Di fronte al pericolo globale della crisi climatica causato dalle enormi quantità di anidride carbonica immesse nell’atmosfera dai combustibili fossili, Lovelock si è espresso a favore dell’energia nucleare a partire dal 2004, con grande sconcerto di molti movimenti ambientalisti. Per Lovelock, esploratore di sistemi planetari che pensava in termini di astronomia, la radioattività sarebbe solo una delle tante forme naturali di energia e la vita potrebbe sempre far fronte a una lieve radiazione di fondo. Personalmente, però, credo che abbia ignorato le numerose foto e i destini di bambini e giovani animali con orribili mutazioni nell’area di Chernobyl.

In ogni caso, sapeva che l’umanità ha bisogno di un ripensamento se vuole continuare a esistere. Nel 2000, a proposito della deforestazione globale, ha scritto:

«Non riconosciamo il vero valore delle foreste come sottosistema autoregolatore che mantiene il clima delle regioni, e in qualche misura della Terra, confortevole per la vita. Senza alberi non c’è pioggia e senza pioggia non ci sono alberi. […] Lasciando che la foresta cresca e si sostenga da sola, riconosceremo il nostro debito nei confronti del resto della vita sulla Terra».

Ciò che è in qualche modo incoraggiante è il fatto che la teoria di Gaia è finalmente entrata nel pensiero mainstream. Questo è particolarmente evidente nella scienza del clima, che ora pensa in termini di sistemi totali. Le cose erano diverse prima del 2012 circa, quando la climatologia considerava le foreste della Terra, ad esempio, solo come vittime passive del riscaldamento globale e della crescente siccità. Ora vediamo che le foreste sono soggetti attivi nei sistemi climatici del nostro pianeta.

O in zoologia. Oggi sappiamo che un animale non può essere separato dal suo habitat. Un orso, ad esempio, non comprende solo il suo organismo biologico, ma anche il suo territorio fatto di boschi, prati e fiumi. Il salmone fa parte della vita dell’orso. Inoltre, grazie ai resti di pesce ricchi di proteine che gli orsi lasciano sotto gli alberi, il salmone e l’orso fanno parte della vita della foresta. Il nostro pensiero è cambiato, non è più esclusivamente riduzionista.

La consapevolezza di Lovelock e Margulis che la Terra è un sistema completo non è arrivata del tutto inaspettata. Già un secolo prima, una figura non meno importante come Alfred Russel Wallace, che sviluppò la teoria dell’evoluzione insieme a Charles Darwin, disse:

«Regolazioni complesse e interrelazioni reciproche collegano tutte le forme animali e vegetali con la Terra in continua evoluzione, che le sostiene in un unico magnifico insieme organico». (Alfred Russel Wallace, 1876)

A quel tempo, la scienza occidentale era molto avanzata grazie ad universalisti di larghe vedute come Alfred Russel Wallace, Charles Darwin o Alexander von Humboldt. Vedo James Lovelock e Lynn Margulis nella schiera di questi grandi ricercatori che hanno avuto un’influenza duratura sulla storia intellettuale dell’umanità. Come la svolta copernicana (la terra gira intorno al sole, non viceversa), anche la “svolta gaiana” rappresenta una pietra miliare. Non solo nella storia della scienza, ma anche nella storia dell’evoluzione.

Spetta ora a tutti noi guidare il necessario cambiamento di coscienza verso una visione del mondo ecocentrica che rispetti tutta la vita e le conceda il diritto di svilupparsi liberamente. Una nuova umanità può esistere solo se Gaia rifiorisce come pianeta vivente.

James Ephraim Lovelock è morto il 26 luglio 2022, giorno del suo 103° compleanno, a causa di una caduta.


Traduzione dal tedesco di Thomas Schmid. Revisione di Mariasole Cailotto.

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Per una recente introduzione alla teoria di Gaia e alle sue conseguenze ecocentriche, si veda il libro (in tedesco) di Fred Hageneder:

Nur die eine Erde – Globaler Zusammenbruch oder globale Heilung – unsere Wahl (Solo una Terra: Collasso globale o guarigione globale – la nostra scelta)

384 pagine con 25 illustrazioni, ISBN 978-3-89060-796-2, 2021, Casa editrice Neue Erde Verlag

www.nur-die-eine-erde.de


Questo articolo è stato pubblicato dal circuito Pressenza


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