Trapani è stata percorsa da un corteo di mille persone, forse anche di più,
arrivati da tutta l’isola. C’erano la Cgil, i Cobas, i centro sociali
siciliani, c’era Attac, Rifondazione comunista e la federazione anarchica.
In coda al corteo alcune decine di tute nere a viso coperto.
Galleria Fotografica - Girodivite a Trapani
Trapani. "Nella mia terra non ho niente, nemmeno la mamma". Questo cose le
ha detto ridendo un ragazzo marocchino detenuto nel centro di permanenza
temporanea di Trapani a Marianna Patti del Forum sociale di Alcamo. Marianna
è fra gli organizzatori della manifestazione nazionale per la chiusura dei
centro di permanenza temporanea in Italia, che si è svolta a Trapani.
Esattamente quattro anni dopo il rogo che nella notte del 28 e il 29
dicembre del 99 divampò all’interno del centro trapanese di "Vulpitta" e
dove morirono sei migranti, in un tentativo di fuga.
Trapani è stata percorsa da un corteo di mille persone, forse anche di più,
arrivati da tutta l’isola. C’erano la Cgil, i Cobas, i centro sociali
siciliani, c’era Attac, Rifondazione comunista e la federazione anarchica.
In coda al corteo alcune decine di tute nere a viso coperto.
Il corteo è passato pacificamente. Due gli slogan più gridati: "No ai lager"
e "Vulpitta vergogna". Sì, "vergogna": la tragedia del ’99, ormai è
accertato, fu dovuta alle scarse condizioni di sicurezza e al ritardo dei
soccorsi. Una vicenda su cui pende ancora un processo.
"Il crimine di queste persone rinchiuse in luoghi con sbarre alla finestra e
filo spinato è solo quello di venire in Italia per cercare lavoro", continua
Marianna Patti. Soddisfatta per la riuscita della manifestazione. I Cpt
furono introdotti da una legge voluta dal centro-sinistra. «In più ora con
la Bossi-Fini molti finanziamenti statali che prima almeno erano destinati
all’integrazione dei migranti ora sono dirottati per la costruzione di nuovi
centri come il Vulpitta».
Marianna precisa che dopo la tragedia del 28 dicembre del 99 le condizioni
al Vulpitta e negli altri centri siciliani non è migliorata affatto. Alla
constatazione della permanente situazione critica si aggiunge la rabbia per
il comportamento delle istituzione nei confronti delle associazioni che
lottano assieme agli immigrati. «Ogni volta che veniamo a manifestare
davanti al Vulpitta - prosegue un altro degli organizzatori - il Cpt viene
chiuso, con un pretesto. Anche oggi il Vulpitta è vuoto, chiuso per
ristrutturazione, ci hanno detto». Così chi era detenuto lì dentro è stato
"spostato" in un altro centro. Una trasferta di un giorno, perché quei
detenuti sembra non abbiano neanche il diritto di scambiare due parole con
chi vuole difenderli.
Arrivati davanti all’ingresso del Vulpitta i manifestanti hanno ribadito il
loro rifiuto della filosofia che sottende la creazione dei centri di
detenzione provvisoria per gli immigrati e poi sono sfilati verso la
conclusione del corteo. Un po’ di tensione c’è stata al momento del
passaggio delle tute nere davanti ai poliziotti schierati lungo il perimetro
del centro. Le tute nere hanno fatto esplodere qualche piccolo petardo, di
quelli che si usano per Capodanno. Le forze dell’ordine però sono rimaste al
loro posto e tutto è filato liscio.
Trapani, negli ultimi anni, non aveva mai visto una manifestazione così
grande e colorata. Anche se le tragedie che riguardano i migranti tendono ad
essere dimenticate in fretta dai media, quei mille in piazza, in una
giornata festiva, raccontano che un pezzo della Sicilia non vuole perdere la
memoria.