In corso il primo netstrike iraniano


Singolare iniziativa di protesta web contro la repressione da parte della polizia di Teheran. Dura tre giorni e sta già mettendo sotto pressione i server del regime. Appello alla partecipazione di tutti gli utenti internet
lunedì 19 giugno 2006, di Giuseppe Castiglia - 501 letture

Roma - Un netstrike sta dando forma alle voci filodemocratiche iraniane, una manifestazione elettronica con cui si intende scomunicare virtualmente il regime di Teheran. Organizzato da Sirens of Solidarity, il netstrike prende di mira in particolare il sito del presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad.

Un appello diffuso in inglese e in lingua farsi, e rivolto all’intera comunità Internet, spiega che il netstrike, una forma di protesta non violenta che consiste nel moltiplicare le connessioni contemporanee al sito-target al fine di rallentarne o impedirne le attività, nasce come risposta alla durissima repressione messa in atto dal regime di Teheran lo scorso 12 giugno.

Quel giorno, una manifestazione pacifica in piazza Haft-e Tir, a Teheran, si è conclusa con un intervento violento della polizia e con l’arresto di 70 persone.

"Testimonianze dirette, pubblicate su blog inglesi e farsi - spiegano i promotori dell’iniziativa elettronica - indicano però che il numero degli arrestati è molto superiore ed include persone che sono state catturate persino alcune ore prima della manifestazione".

Con il suo intervento la polizia ha ribadito l’intenzione del regime di non far passare le riforme richieste dalla folla, tutti incentrate sui diritti delle donne, dal divorzio all’abolizione della poligamia all’accesso paritario ai tribunali.

La natura internazionale del sit-in telematico è testimoniata anche dal fatto che è stato realizzato in collaborazione con OpinionWare e Creative Response ed è supportato dall’Electronic Disturbance Theatre.

Il netstrike dura tre giorni, ed è iniziato sabato, dunque chi lo ritiene può partecipare anche per l’intera giornata di oggi.

Farne parte è molto semplice: è sufficiente recarsi sul sito dedicato e mantenere attiva in background una pagina del browser studiata appositamente per dare filo da torcere ai server del sito www.president.ir.

Le URL richiamate nella pagina, che sono ricaricate automaticamente per tutto il tempo in cui la pagina del browser viene lasciata attiva, puntano - spiegano i promotori - a pagine inesistenti sul server ma dal nome evocativo, come "diritti civili" o "libertà di manifestare". L’idea, cioè, non è tanto quella di oscurare la home page del sito del presidente quanto di dimostrare la presenza massiccia di utenti internet su quei server al fine che sia chiara l’indignazione suscitata in rete per le azioni antidemocratiche e censorie delle forze dell’ordine di Teheran.

Del netstrike iraniano si sta parlando molto su alcune mailing list italiane, come la "storica" Cyber-Rights: proprio in Italia in passato hanno preso il volo questo genere di sit-in telematici, uno dei quali nel 2004 riuscì a mettere fuori linea a lungo il sito del ministero dei Beni Culturali, come reazione e protesta al varo della contestatissima Legge Urbani.

fonte: PI

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