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In arte Brigantony

La morte, il 22 luglio 2022, di Brigantony artista e cantautore molto apprezzato. Le sue canzoni erano divertimento, umorismo, lezzo popolare e arguzia linguistica

di Sergej - sabato 23 luglio 2022 - 5880 letture

"Cari fan brigantoniani - si legge nel post pubblicato dalla figlia Alessia - volevamo darvi solo belle notizie e rivederlo insieme a voi su un palco a farci sorridere tutti, ma il buon Dio ha fatto la sua volontà portandolo con sé. Stasera mio padre ci ha lasciati, ma solo fisicamente lasciando a tutti noi un vasto repertorio musicale indelebile, inripetibile e inimitabile. Lui diceva in una scenetta o canzone, adesso nn ricordo bene, sicuramente voi la conoscete : " Brigantony cì né 1, tutto il resto è una volgare imitazione". Riposa in pace papà. Grazie a tutti per il vostro caloroso affetto da parte mia e tutta la mia famiglia".

Antonio Caponnetto, in arte Brigantony, si è spento all’età di 74 anni. A dare la notizia è stata la figlia Alessia con un post sul profilo Facebook dell’artista. Il popolare cantante catanese, malato da tempo, era ricoverato da qualche giorno in gravi condizioni nel reparto di rianimazione.


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Brigantony

Nato nel rione Cibali, a Catania il 24 aprile 1948, nel 1976 all’età di 28 anni emigra in Belgio, dove inizia a lavorare come muratore. Con alcuni risparmi riesce ad incidere il primo disco "A bella vita" (inizialmente uscito col titolo "A zita pilusa"- letteralmente "La fidanzata pelosa" ma subito cambiato). La musica di Brigantony spazia dalla tarantella siciliana (Tarantella erotica, Tarantella cumannata ecc.) al rock (Nannu rock, U vinu sicilianu, Mi stuppai na fanta, ecc.), dal boogie-woogie allo swing, alla dance anni Ottanta e Novanta (Semu fuiuti frischi ecc.), dal rap (Opa’cche bellu ’u cinima) al pop, alla latino-americana, fino al blues.

La carriera di Brigantony comincia con un classico stile in tarantella siciliana, che negli album A bella vita (1976), Divertimento in folk (1980), Brigantony si scatena!! (1981), Con amore (1983) e 1 x 2 (1984) è presente in maniera predominante. All’interno cominciano a farsi strada altri generi, soprattutto il rock’n’roll, altra vera passione di Tony, ed il genere è già ricco di doppi sensi e critiche alla vita sociale, tutto trattato in maniera goliardica.

A fianco di queste canzoni vi sono comunque brani più seri, come Carusidda Siciliana, Amuri Miu, Bedda e America. Già con l’album successivo Brigantony e la sua Sicilia (1985) gli altri generi, nonché la presenza di "scenette", diventano più preponderanti rendendo la formula più varia e, forse, via via più volgare, aprendo comunque la porta ai dischi successivi di grande successo.

Durante la seconda metà degli Ottanta, Brigantony pubblica il suo poker di album più famosi: Vamos a pilus (1985), A ciolla (1987), ’Cò bullu (1988) e ’U sucu do pollu (1989). Questi 4 album, fondamentali nella carriera di Brigantony, sono intervallati da altri dischi minori di "scenette" varie, ma rappresentano il periodo di maggior forma dell’artista, oltre a contenere i brani più famosi e che hanno girato il mondo.

Basti citare A sucalora, Semu fuiuti frischi, Osvaldo, Kala Bula, U cannolu e le cover Mi stuppai ’na fanta (parodia di The Final Countdown degli Europe), Iaffiu ’u cuttu (I Feel Good di James Brown) e Si futtenu a mé vespa (Hanno ucciso l’Uomo Ragno di 883). È presente anche Mi piaci a mia to soru che fu presentata al festival di Sanremo, ma rifiutata alle selezioni.

I dischi successivi, Cò filter (1990), Love (1990) e D.O.C. (1991) mostrano canzoni forse meno ispirate, più spazio a canzoni classiche ed una minore volgarità, oltre a dare più spazio alle scenette recitate.

Tutto ciò verrà lasciato al passato dal successivo Bastardes (1992), dove la preponderante volgarità si unirà a nuovi stili sempre più presenti, quali il latino-americano e la dance anni novanta che spopolava in quegli anni, forma che continuerà anche in album successivi come Super Brigantony Man (1992) e Ppà vannu cu ce’ ce’ (1993).

Da sottolineare, durante questi anni di vasta produzione, gli album Micio Tempio 2000 (1992) e Micio Tempio 2000 vol. 2 (1993), dove Brigantony reinterpreta le poesie di Domenico Tempio, poeta catanese vissuto tra il Settecento e l’Ottocento. I dischi successivi sono pieni di cover, soprattutto di canzoni che hanno avuto grande successo in quegli anni, e di scenette recitate, con poche canzoni rimaste nella testa del pubblico.

Sempre negli anni 90, Mai dire TV ha ripreso una sua esibizione di "A zita pilusa" per la rete locale Antenna Sud.

Nel 1998 pubblica The bestia, più curato e raffinato che a brani inediti – come il medley Manuela / Pensami / Se mi lasci non vale (cover di brani di Julio Iglesias) – affianca riarrangiamenti di vecchi successi, quali A Sausizza e Na Vota ni Lavaumu nta Pila. Durante la promozione di questo disco Brigantony torna alla ribalta con diverse apparizioni televisive ad Insieme, una delle trasmissioni di maggior successo di Antenna Sicilia/Teletna.

I primi anni 2000 saranno caratterizzati da una produzione scarna e di basso livello, oscurata anche dall’affermazione dei Brigantini, band che arrangia in chiave moderna i pezzi di Brigantony. Grazie alla pubblicazione di alcuni album, questa band originaria di Paternò, contribuì a far conoscere Brigantony anche tra i più giovani - per i quali è diventato un’icona. Il maestro Brigantony registrerà anche dei cori insieme a questa band: si ricordino gli album International (2002), Fazzu l’indianu (2003) che contiene la hit I Never Stones to Your Sister (presentata anche a Music Zoo di All Music) e Ma se il caldo arriva... (2005).

Nel 2005 partecipò all’evento Concerto per Catania, organizzato a sostegno della candidatura a sindaco di Enzo Bianco, a fianco di artisti conterranei quali Carmen Consoli, Mario Venuti, Tinturia, Lautari e Brando. Durante l’esibizione venne accompagnato dai cori dei Brigantini. Partecipò anche a vari concerti in Sicilia, specialmente a Nizza di Sicilia (Messina) riscuotendo un discreto successo tra il pubblico nelle estati 2008 e 2009.

Nel 2005 si candidò a Catania come consigliere comunale, ma gli furono annullati più di 1000 voti perché nelle schede veniva trovato scritto "Brigantony" anziché "Antonino Caponnetto". In questa occasione, infatti, nelle liste elettorali, vicino al nome, non era stato specificato "Detto Brigantony".

Fonte: Wikipedia


Benché spesso ricolmi di parolacce e battute sconce dialettali, doppisensi e quant’altro, i testi di Brigantony mostrano spesso uno spaccato reale della vita siciliana, soprattutto catanese. Molto spesso i suoi brani sono dei messaggi sociali, come Kala Bula che denuncia l’abusivismo nei mercatini, Tutti ca fumunu e Cancru rock contro il fumo o di monito contro l’AIDS come in A Puppera. Frequentissime sono le canzoni e le scenette dedicate alla politica, al suo aspetto più corrotto e al disincanto della gente verso i politici, venate talvolta di un certo qualunquismo; canzoni e scenette emblematiche in questo senso sono: U ministru si cunfessa, Caro ministro, L’onorevole, L’Italia di oggi, Tempu di voti, Bastardi, Comu s’ammuccanu.

Molte canzoni parlano di omosessualità, spesso con una voce effeminata a dialogare con la voce di Brigantony durante la canzone. " Padre Tamarindo" anticipa di diversi decenni il tema dell’omosessualità e al tempo stesso della sessualità in ambito clericale. In generale la sessualità è molto presente nei testi del poliedrico autore, con la presenza di personaggi eterosessuali, gay e bisex. Il tema è trattato con molta leggerezza, portando la discussione a un livello di normalità e consuetudine. Esempi sono Osvaldo, Cu c’è c’è, L’Intervista, Mi piaci to soru, Sta Fitennu.

I pezzi di Brigantony parlano inoltre della Sicilia visitata in massa da stranieri, soprattutto negli anni ottanta, facendo riferimenti continui alla città di Taormina, la meta più ambita all’epoca, e citando i turisti in svariate canzoni, tra cui A Minchia al Sole, A Polacca e in ’U Cannolu, facendo anche riferimento alle turiste nordeuropee, attratte dalla mascolinità sicula. Forte anche la presenza statunitense, probabilmente anche per la vicina base USA di Sigonella, citata in I Never Stones to Your Sister.

Da menzionare infine il tema dell’emigrazione, molto sentito da Brigantony che proprio tra gli emigrati siciliani all’estero ha numerosi fan. L’interesse di Brigantony per questo argomento è dimostrato dal fatto che vi ha dedicato molte delle sue più belle canzoni "serie", come America, Pi n’pezzu di pani, Femmiti e parramu o Sicilia mia.

I personaggi di Brigantony

Hanno fatto la storia del suo personaggio anche i racconti incisi negli anni come: Il mago Mpracchiapareḍḍi, dott. U Sali, Padre Tamarindo e tanti altri. Questi racconti hanno dato vita a dei personaggi (di fantasia) che lo accompagnano da sempre.

Alcune canzoni di Brigantony sono delle vere e proprie storie, esse si svolgono quasi sempre a Catania, narrano episodi demenziali e spassosi e generalmente egli canta impersonando uno o più dei personaggi seguenti, coadiuvato da alcuni suoi incogniti collaboratori (c’è chi dice che le voci le faccia tutte lui, anche le donne[senza fonte]).

U raggiuneri Lattuca (Il ragioniere Lattuga): Un ragioniere catanese, l’uomo medio per eccellenza, docile, simpatico e tutto sommato onesto. La sua numerosissima famiglia è composta dal primogenito scemo Jachinu (Gioacchino), gli altri suoi sette figli (Francesco, Carmela, Salvatore, Agatella, Lucia, Vito, Pasquale, anche se in Telefonata persa afferma di avere in totale nove figli), sua moglie Sariḍḍa (Rosaria), l’insopportabile suocera che Lattuga apprezza solo per la pensione, e il fantomatico "cavaleri Muschitta" ("cavaliere Moscerino"), un suo compagno di disavventure scroccone e grossolanamente pusillanime. Le scenette del ragioniere Lattuga sono generalmente dei monologhi recitati, a volte con sottofondo musicale di tarantelle siciliane (ma compresi nei dischi come vere e proprie tracce) in cui si sente solo la voce di Lattuga che descrive gli eventi e parla con gli altri e ne cita le risposte (ad eccezione della risata di Iachino e della scenetta I sicaretti, dove per la prima volta si sente la voce del cavaleri Muschitta). Questo personaggio è stato protagonista di quasi tutti i brani e delle scenette dell’album Abbambata (Lambada) (1989).

Turi (Salvatore) (soprannominato l’"ass’ ’i mazzi", ovvero l’asso di bastoni), muratore catanese rustico e verace, titolare dell’impresa edile "Spaccatutto", terribilmente gretto e omofobo ma di buon cuore anche se spesso tenta di essere po’ furbastro. Le sue avventure sono decisamente più tipicamente "sicule" di quelle di Lattuga in quanto la dinamica degli eventi lo mette sempre al centro di "problemi" da risolvere più complicati di quelli del ragioniere, e che hanno a che fare spesso con mafiosi, omosessuali innamorati di lui (che lui dipinge in una maniera bonariamente discriminatoria), donne di malaffare e politici corrotti. I personaggi tipici che compaiono nei suoi pezzi sono il suo inseparabile amico e collega Cammelu (Carmelo), incredibilmente tonto e cocciuto, virilmente superdotato, dotato di un vocione basso e che generalmente cade in tranelli e inghippi e deve essere aiutato da Turi a uscirne fuori, ma che a sua volta è generalmente incapace di aiutare Turi e ne peggiora le situazioni, vive in una situazione di continua sottomissione volontaria. Osvaldo è un fruttivendolo ambulante vagamente omosessuale e decisamente bugiardo che i due amici prendono sempre in giro. U zu Cola (lo zio Nicola) è lo zio di Turi (anche lui fruttivendolo come Osvaldo, da notare come questa professione sia per Brigantony un continuo spunto per battute e riferimenti sessuali), certe volte ubriaco, rimbambito e combinaguai come in Zichi Zichi Za dove ruba le chiavi della macchina di Turi ma la distrugge contro un cancello e viene picchiato dalla moglie (a za Tina, la zia Tina), altre volte furbo e "femminaro" come in U fruttaiolu dove fa intendere di essere in intimità con la maggior parte delle sue clienti. U puppu ("il polpo", che nella zona di Catania risulta accezione spregiativa e popolana per riferirsi ai gay) è un qualsiasi omosessuale che tenta di approcciare con Turi e Carmelo senza successo (sebbene ogni tanto Carmelo non disdegni affatto l’approccio omosessuale) e nelle canzoni questo succede spesso, ha la stessa voce di Osvaldo, tanto da far pensare che i due personaggi siano poi in realtà riassumibili in uno solo; c’è da precisare che le canzoni di Brigantony risultano omofobe solo quando il protagonista è Turi, in altre l’omosessualità è quasi esaltata (come in ’A minchia ô suli dove dice "cci su’ tanti puppiteḍḍi e fimminazzi strati strati / ca si t’abbruci, ti l’àiu a diri, mi dispiaci" - ci sono tanti omosessuali e ragazze in giro, che se ti bruciassi [il pene, al sole], te lo devo dire, mi dispiace). U zu Arazziu câ tigna (lo zio Orazio il pelato), pericoloso boss mafioso della zona che Turi e Carmelo ostacolano senza volerlo e rimediando sempre delle attenzioni indesiderate. Altri personaggi da menzionare sono i due colleghi di Turi, che lavorano con lui nella ditta "Spaccatutto": l’elettricista Strincibaḍḍi (Stringipalle) e l’idraulico Sucameli (Succhiamiele) (caratterizzato da una voce incomprensibile, simile a un raglio d’asino). Questo personaggio, assieme a gran parte dei personaggi secondari, sono stati protagonisti di due album interi Hotel del macco e Lido paffias club, che in sostanza sono entrambi una lunghissima scenetta.

Nel 1992 Brigantony si presenta per la prima volta in video con Telemelaviro, commedia prodotta dalla Emmeci Home Video e diretta da Mario Calì, nella quale il cantante veste i panni di un conduttore di telegiornale spesso in collegamento con i personaggi più strani.

Altri personaggi che compaiono nelle scenette o nelle canzoni di Brigantony sono Fra’ Carota, Patri Cannarozzu (Padre Gargarozzo), Patri Cozzula (Padre Cozza), Enzu (amico di Turi e Cammelu, apostrofato "ḍḍu bestia ’i Enzu" - "quel cretino di Enzo" - in una scenetta), Gesuadda (Gesualda), fidanzata di uno dei figli del raggiuneri Lattuca, Patri Mpuḍḍa ("Padre Papola"), e moltissimi altri che spesso vengono citati per una sola canzone, come U Palummaru (Il palombaro), Pippu Lampadina, Cammelu u ncigneri, Cumpari Cuncettu, Cummari Teresa, Tanu (Gaetano), Tina a cuttigghiara (Tina la pettegola), u ncigneri Nicola, l’avvucatu Vitu Sucabroru (Vito Succhiabrodo), Sanguinello (nipote del conte Sanguinaccio. Anch’esso ride sempre, come Iachino il figlio di Lattuga), il Conte Sanguinaccio (pericoloso vampiro inglese che si scoprirà in seguito essere il nonno di zu Arazziu câ tigna).....tuttavia non possiamo non menzionare "Jaffiu u pacchiggiaturi" Alfio il parcheggiatore.... nel brano "U me goff"...

Fonte: Wikipedia



Brigantony come la risposta siciliana e catanese alle balere e al mondo del "liscio" romagnolo? Man mano che ci allontaniamo dal mondo dell’intrattenimento e del consumo dello spettacolo delle classi d’élite (la cultura alta, con la C maiuscola) che si spartiscono la dialettica della destra e della sinistra al potere; scendendo giù nell’intrattenimento e nella cultura di consumo prodotta e offerta per la classe media attraverso la macchina dei mass media televisivi, radiofoniche, cinematografiche e giornalistiche; si arriva un territorio di confine che risente degli echi che provengono dalle classi subalnterne.

Cosa è permesso fare alle classi subalterne (noi pezzenti che potere non abbiamo)? A parte qualche guizzo ogni tanto - che chiamano "moti popolari" o quant’altro - ben poco. La struttura è rigida. L’ascensore sociale, come si dice, in Italia è bloccato da oltre mezzo secolo. La congerie dei pezzenti, debole frammentata divisa (beh, sono degli sconfitti nella guerra tra le classi, altrimenti non sarebbe subalterna) sopravvive. Quel che qui viene diffuso e prodotto è materiale di scarto e non può contare sui media canonici e rodati della cultura dominante. Ci si affida all’oralità e al passa-parola, al sentito dire. Una "memoria" collettiva delle classi subalterne che ha propri canali (a volte) e improvvise emergenze storiche (di tanto in tanto, per lo stupore degli storici).

Intorno agli anni Ottanta del secolo scorso si consuma in Italia il passaggio dagli ultimi rigurgidi prodotti dalla modernizzazione prodotta dagli sconvolgimenti delle due guerre europee precedenti (quella del 1914-1918, e poi quella del 1938-1945) alla stasi e all’irrigidimento sociale ed economico. Dopo la "notte della Repubblica" degli anni del terrorismo, si entra nel "notte fonda". Nelle fratture di questi processi, riesce a farsi sentire di tanto in tanto qualcosa proveniente dalle classi subalterne.

Ma solo per quanto, nelle forme e nei contenuti, che sono ammessi dal potere. Su questo non si sgarra. Solo se il potere ritiene "innocui" quei prodotti. Così il cinema dell’impegno realistico e di "denuncia" della fase precedente, diventa il cinema di Pierino & c. La canzone diventa neomelodica, oppure umoristica (come quella di Brigantony). Sono prodotti bollati come "deteriori" dalle due culture "ufficiali" (quella di consumo e quelle dell’élite), ma a cui viene concessa diffusione purché rimanga "al suo posto" ovvero tra i pezzenti. Nelle classifiche dei dischi LP e singoli che si facevano negli anni, sui rotocalchi appartenenti alla cultura di consumo, trovavano posto esclusivamente i prodotti della cultura di consumo, escludendo sistematicamente quelli di "fascia bassa" come i neomelodici che pure vendevano tanto quanto. La matematica è una scienza obiettiva ma i risultati possono essere selezionati.

La cultura dei pezzenti riesce così a trovare spazio, specie nei periodi di crisi in cui le maglie del controllo si indeboliscono. Purché l’umorismo non si trasformi in satira, e il prodotto d’intrattenimento non diventi propaganda politica.

Nella funzionalità sistemica, disporre di un bacino vasto di aspiranti artisti (attori, musicisti, dilettanti allo sbaraglio) permette di disporre di un bacino naturale di risorse in cui pescare, per rinnovare i ranghi della cultura consumistica che ha sempre bisogno di "novità" da lanciare nel circo mediatico. Questo humus, questo mondo magmatico viene tollerato. Specie se si auto-alimenta - la cultura consumistica è sempre stata poco propensa a investire in scuole laboratori o "covate".

Lì dove si formano "casi" come quello di Brigantony, ciò avviene quando una città o un territorio comincia a d accumulare una tale massa critica - fatta di economia, espansione culturale, forza propulsiva - capace di formare una "cultura locale". Napoli è sempre stata un modello sociale e culturale molto interessante al riguardo. Ma anche Bologna o la Romagna. Un Brigantony non sarebbe stato possibile senza l’espansione culturale ed economica che Catania ha conosciuto proprio a partire dagli anni Ottanta, una ambigua modernizzazione dopo quella edile degli anni Cinquanta e Settanta (i "cavalieri del lavoro"). Già che un luogo abbia una propria lingua e un sistema di reti di relazioni comporta delle potenzialità culturali al riguardo. Il resto è una questione di "mercato", ovvero di quanti potenziali consumatori è possibile riempire il cerchio d’interesse, che permette di sostenere un dato "fenomeno".

Attraverso il riso si maschera l’attrazione e nello stesso tempo l’imbarazzo. Perché ognuno indossa l’abito che la società impone, ma dentro l’abito rimane il corpo. Brigantony attraverso la sua lingua componeva una revisione della lingua catanese, che reimponeva al suo popolo e contribuiva a riplasmarla, e ridiffonderla anche oltre i confini catanesi - in linea con le capacità espansive dell’economia catanese. Nello stesso tempo i suoi lazzi e le maschere, i personaggi cui dava voce, venivano costantemente ricacciati indietro dalla fascia (debole, fragile) della borghesia catanese e siciliana. La memoria di Brigantony rimarrà nella memoria collettiva, che ha una durata molto più lunga e profonda di qualsiasi superficiale tentativo di modernizzazione che le mode culturali esterne possono manifestare, di volta in volta, sulla pelle dei popoli.


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