Viaggio esplorativo a San Vito lo Capo, cittadina arabeggiante della Sicilia occidentale. Tra pagode espositive della X edizione del Cous cous Festival, che si è tenuto dal 25 al 30 settembre, e considerazioni sulla sua, sempre più veloce, espansione turistica.
Che qualcosa sia cambiata, a San Vito, lo si nota prima
ancora di metterci piede. E’ sufficiente navigare su internet e digitare “casavacanza San Vito Lo Capo”. Saremo invasi da decine di pagine web dalle proposte più impensabili.
Lo si noterà meglio, giungendo sul vialone che ci introduce in paese, nella via Savoia, subito dopo esserci lasciati alle spalle, il piccolo santuario votivo dedicato a Santa Crescienza. Lo si noterà volgendo lo sguardo alle numerose gru, che spezzano il panorama.
Tra una villetta, con annesso giardino e posto auto, un mini appartamento residenziale, appena ed ancora nascosti da un cumulo di terra rosso-argilla, scacciata dal suo habitat millenario ed in attesa di essere definitivamente spazzata via dai camion dei numerosi cantieri sparsi nella zona. O, più poeticamente, dal vento.
Dopotutto, se n’era accorto anche Provenzano, una ventina di anni fa, del potenziale turistico di San Vito. E si sa, che la mafia, spicca sempre per il suo acume affaristico. Ce ne eravamo accorti anche noi, in occasione della Prima edizione del Cous cous Fest, nel 1998, quando giungendo in paese, ci venne spontaneo accostare l’ambiente, che si presentò ai nostri occhi, alla costa orientale della Corsica, caratterizzata dalle spiagge bianchissime di sabbia fine e da un retroterra argilloso, che diventa fango a seguito degli acquazzoni.
Da allora, effettivamente, molte cose sono cambiate. Quella sensazione di tuffo nel selvaggio, dentro le spiagge incontaminate, “minacciati” dalle ombre dei monti a picco sul mare, specialmente di notte, la si avverte ancora oggi. Ma è entrando in paese, che si vede la differenza.
Consultando una vecchia cartina del paese, non risultano presenti delle vie, oggi percorribili, che non sono riconosciute ancora dalla toponomastica. Si incrociano tra loro, dividendo villette singole o a schiera, pronta consegna, che impresari edili a ritmo forsennato, stanno ultimando.
Avvicinandosi ai cantieri, appare evidente l’invasione delle città adiacenti, che trovano qui il loro sbocco a mare. Palermo fa da esempio, la città di mare dove il mare non si vede, come ha sottolineato molto bene Roberto Alajmo nel suo “Palermo è una cipolla”.
I mutamenti sono così repentini, che venirci a distanza di un anno, stralciano il ricordo dell’anno precedente. E’ indubbio che, difficilmente, si riesce a resistere alla tentazione di tornarci, e qualche foto qui allegata, rende bene l’idea.
Riguardo questa decima edizione del Cous cous Fest, come era prevedibile, ha accolto un numero incalcolabile di visitatori. L’appuntamento di fine settembre è diventato imperdibile da molti turisti dell’isola, ma anche di altre parti di Italia, che a parte qualche giorno di pioggia intensa, hanno potuto godere anche quest’anno, di un mare cristallino e di un ambiente circostante, ricco di attrattive culturali e paesaggistiche.
Infine, tornando al discorso dei cambiamenti subiti da San Vito, qualcuno mi ha fatto notare che “sempre meglio delle raffinerie, dei ricercatori di gas e dei campi da golf…”. Su questo ultimo punto, non daremmo niente per scontato o inevitabile. E comunque, a pochi chilometri, c’è ancora lo Zingaro, pronto a accoglierci, tra una caletta incontaminata e l’ombra di una palma nana.
In ogni caso, chi si fosse perso il Cous cous Fest, può rifarsi dal 13 al 28 ottobre, con la sagra del capone (lampuga). In attesa, vi proponiamo una ricetta particolare della nostra redazione, per preparare il cous cous.
COUS COUS ALLA GIRODIVITE
INGREDIENTI: 500 gr. di semola a grana grossa precotta,
100 gr. di mandorle,
2 cipolle,
2 limoni,
1 tazza di caponata in agrodolce,
2 scatole di tonno artigianale (vietata qualsiasi marca commerciale da supermercato),
olio, sale, pepe nero, buccia di limone grattugiata, bottarga in polvere.
PROCEDIMENTO: disporre la semola in un contenitore molto ampio, versare l’olio, il sale, il pepe nero, il succo dei due limoni, la cipolla grattugiata finissima, le mandorle a pezzetti. Incocciare il tutto a mani nude e lasciare il composto a macerare per un paio di ore.
Aggiungere la caponata e le due scatole di tonno (utilizzare l’olio del tonno, se il cous cous si presenta troppo asciutto), spolverare con la buccia di limone grattugiata e la bottarga (rende meglio quella di tonno). Far riposare per mezz’ora e gustarla con vino catarratto-grillo.