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Impressioni di Settembre

Nella prima metà del secolo scorso, un regista francese immaginò di girare un breve film dal titolo forte per quegli anni “La rivoluzione”.
di Armando Lostaglio - venerdì 30 settembre 2011 - 3933 letture

Sono quarant’anni da quando “Impressioni di settembre” scolpì una generazione fra il sogno e il divenire: quella voce graffiante e la musica della PFM si imposero indelebilmente. “Già l’odore della nebbia odor di grano /sale adagio verso me…sono solo il suono del mio passo…”

Quel brano come un affresco ha tracciato immagini di giovinezze che sapevano guardare oltre, ma che le contingenze (disoccupazione e quant’altro) hanno cercato di frustrare e ridimensionare.

Nella prima metà del secolo scorso, un regista francese immaginò di girare un breve film dal titolo forte per quegli anni “La rivoluzione”. Sosteneva: “arruolerò migliaia di comparse e le filmerò mentre assaltano l’Eliseo. Alla fine tutti, comparse comprese, capiremo di essere usciti dalla finzione e di avere invaso la realtà…”

Un regista visionario era Jules Les Jour, che non riuscì a girare mai un suo film. Anni visionari ma ricchi di futuro, lo stesso che usciva dalla ricostruzione e dagli anni del boom. I Settanta gettarono le basi per una generazione che rappresentava la transizione, verso la costruzione di una nuova società e di più evolute economie.

Perché, cantava la PFM: “… intanto il sole fra la nebbia filtra già / il giorno come sempre sarà”; il giorno del cambiamento che poi non accadde, almeno nel senso in cui si era immaginato. Per giungere quindi all’epilogo di questa parabola che inscrive la società contemporanea (almeno in questo Paese) proprio come la intravede Dostevskij (due secoli fa).

Questo scriveva il sommo scrittore russo: “Sono un uomo ridicolo. Loro dicono che sono pazzo. Sarebbe un avanzamento di grado, se per loro non rimanessi pur sempre ridicolo come prima. Ma adesso ormai non mi arrabbio più, adesso li trovo tutti cari, anche quando ridono di me. Mi metterei addirittura a ridere anch’io assieme a loro, non di me stesso, ma per amor loro, se non provassi tanta tristezza a guardarli.

Provo tristezza perché essi non conoscono la verità, mentre io la conosco…” E’ questo l’inizio del “sogno di un uomo ridicolo”, ed è ovvio che ad essere biasimati siamo noi, che non “conosciamo la verità” e che subiamo angherie e vizi senza intervenire sulla scena nella “presa dell’Eliseo”.

L’uomo ridicolo (col suo potere) fa bene la sua parte, si diverte coronando i suoi sogni. Ma il cambiamento (ancora una volta) sembra che si annunci. E’ questa almeno una delle impressioni di settembre, mentre altri uomini (ridicoli?) si preparano a riprendersi la scena. Nel nostro Eliseo, senza di noi.


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