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Immigrati, tra accoglienza e sicurezza


Sindaci impotenti di fronte a problemi angosciosi.
mercoledì 21 novembre 2007, di Antonio Carollo - 1592 letture

L’intensificarsi di atti criminosi e di comportamenti illegali da parte degli immigrati con le conseguenti reazioni, insofferenze, paure, insicurezza dei cittadini, non scoraggia le gerarchie ecclesiastiche dal ribadire con forza l’opportunità di conciliare l’accoglienza con la sicurezza, la carità con la legalità. Gli italiani non sono dei xenofobi: sul piano dei principi concordano con i vescovi; la coscienza religiosa combacia con lo spirito liberale. In ciò credo giochi anche la memoria della dolorosa emigrazione dei nostri compatrioti, sul finire del sec. XIX e per buona parte del sec. XX, verso l’America e il nord dell’Italia e dell’Europa. Vedi in proposito il bel romanzo “Vita” di Melania G. Mazzucco, ed. Rizzoli e “L’orda.

Quando gli albanesi eravamo noi” di Gian Antonio Stella, ed. Rizzoli. La realtà invece ci pone di fronte a dilemmi angosciosi. Negli ultimi anni l’immigrazione ha assunto proporzioni impressionanti. I flussi migratori africani ed asiatici ci mettono di fronte quasi giornalmente a vicissitudini e tragedie inenarrabili, a condizioni inumane di trasporto, ad orribili stragi per annegamento. Per i disperati che riescono a guadagnare la riva l’Italia apre giustamente le maglie dell’accoglienza.

Dieci anni fa si ebbe una specie di ’invasione albanese’ cui si cercò di porvi rimedio in modo risoluto, sia pure dopo un massiccio ingresso di clandestini. Adesso siamo a combattere contro un flusso straordinario di immigrati rumeni, aggravato dalla presenza dei rom. Negli ultimi anni più di due milioni di rumeni hanno lasciato la madre patria, attratti, più che altro, irrazionalmente dal mito dell’Occidente. Autorevoli reportage giornalistici hanno dimostrato la convenienza economica dei rumeni a rimanere in patria per le incoraggianti prospettive di sviluppo che ivi si profilavano.

Invece un’intera generazione di giovani è scomparsa dalla Romania. Quasi il 50 per cento di questi emigrati è venuto in Italia. Per gran parte degli immigrati mancano lavoro e alloggi. Il degrado delle zone periferiche delle città, la delinquenza dilagano. A questo punto come si fa a conciliare accoglienza e sicurezza? Forse i governi italiani hanno sottovalutato il fenomeno; non hanno attivato, ad esempio, tutti i possibili finanziamenti Ue. I problemi sono complessi e drammatici; tra tutti spiccano quelli connessi alla salvaguardia del diritto del cittadino alla sicurezza.

Questi problemi Viareggio li ha vissuto sulla propria pelle, vedi la Lisca, la Bozzana, l’insediamento di via Matteotti, ultimamente l’occupazione abusiva del fabbricato ex Telecom. Si è tentato di dare delle soluzioni, ma una municipalità non può fare molto in assenza di una politica per l’immigrazione degna di questo nome. Estrapoliamo, ad esempio, il problema degli alloggi: mancano per i cittadini meno abbienti; come si fa a pensare a quelli per gli immigrati?

Se un sindaco si azzarda a concedere a questi ultimi un buco, non dico per viverci ma per almeno ripararsi, esplode la rabbia di quei cittadini che attendono una casa da anni. Per una città turistica, poi, le cose sono più complicate. Prudenza ed equilibrio in fatto di accoglienza in questo caso sono maggiormente richiesti. Non è visto di buon occhio, per così dire, un sindaco che si dia troppo da fare per estendere le capacità di accoglienza della propria città.

E’ crudele dirlo, ma è vero che comportamenti di questo genere, per se stessi lodevoli, attirano altri immigrati con conseguenze disastrose per il vivere civile. Il lassismo nell’azione di vigilanza in un centro turistico comporta gravi danni alle sue potenzialità di richiamo. Il mantenimento di uno standard di decoro e di legalità è un imperativo, se si vuol difendere l’immagine della città. La repressione della microcriminalità e dei commerci irregolari, la lotta al degrado per insediamenti abusivi richiedono un impegno costante, direi, rinforzato. I problemi sono enormi. Non invidio i sindaci dei comuni chiamati a confrontarsi senza mezzi con situazioni così estreme.

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Immigrati, tra accoglienza e sicurezza
2 dicembre 2007, di : marista urru

Concordo : gli Italiani non solo non sono xenofobi nè razzisti, ma in genere sono generosi. Solo che di queste buone caratteristiche non si dovrebbe profittare. Per quanto buono colui che aspetta un buco di casa popolare da anni per sè e per i suoi e se la vede negare ancora per vederla assegnata a quello che per lui è "l’ultimo arrivato", si indigna.

Prima di dare ad altri è necessario pensare ai propri figli, cosa che non vuole entrare in testa ai nostri ciechi e aridi governanti che da decenni ci assorbono danari e sostanze senza fornirci quei servizi e quegli aiuti ai quali avremmo diritto pieno e sacrosanto. Ora ci sono in ballo interessi per cui si coccolano gli immigrati e tra l’altro i meno meritevoli, ed è evidente che si scontrano contro i cittadini esasperati,

Quanto ai sindaci, non li compiango, fanno, almeno quelli che sono capaci di farlo, un lavoro che hanno scelto : pedalino

Immigrati, tra accoglienza e sicurezza
2 dicembre 2007

Sono daccordo con Lei,cara Marista,.Sono una dei tanti profughi italiani ai quali l’Italia non ha provveduto a dare NIENTE: nè casa,nè lavoro,niente di niente.Esiste una legge, la n.482, che sancisce, più che altro a chiacchiere, il lavoro obbligatorio alle categorie protette, a quei cittadini che per motivi di guerra hanno dovuto abbandonare tutto per ritornare nella loro patria di origine,che più che madre patria è stata matrigna e ha trattato i suoi figli che in illo tempore aveva costretto ad emigrare, come cittadini di serie B. Ma per essere assunti "obbligatoriamente"(perchè in stato di necessità), senza la raccomandazione di tizio o di caio, la legge rimane lettera morta. Mio padre,semi paralizzato,è morto senza riuscire a percepire neanche la pensione d’invalidità,date le lungaggini della nostra burocrazia. I miei genitori rientrati in Italia sono vissuti in grandi ristrettezze economiche, dimenticati da tutti, tranne che da noi figli.Ora che ho conosciuto l’Italia in tutte le sue varie sfaccettature negative, rimpiango il paese che siamo stati costretti a lasciare.Lì sono cresciuta e lì ho imparato valori che non vanno più di moda, oggi, nella mia madre patria; valori come educazione, rispetto per il prossimo,gentilezza, amicizia,generosità,amore,umanità, altruismo.Invece di essere italiani, forse avremmo avuto più attenzioni se fossimo stati stranieri.Mi sembra una bella barzelletta quando sento dire che abbiamo bisogno della manodopera straniera.E’ tutta demagogia,perchè al sud Italia i tassi di disoccupazione sono enormi.Perchè non aiutare i siciliani,i calabresi, i pugliesi, i campani, a trovare un lavoro al nord,magari favorendo anche la politica della casa?. Una politica che consenta ad un giovane meridionale che percepisce uno stipendio di 1.200 euro, di affittare o comprare una casa al nord o al centro a prezzi più equi,in modo che, con quello che percepisce come salario, possa fare una vita dignitosa. Ma questo discorso agli industriali del nord est non piace, perchè il lavoro straniero costa di meno,esula dalle regole, se non in pochi casi.Dati i fatti, forse sarebbe opportuno che ci facessimo la valigia anche noi italiani e tornassimo a fare gli emigranti,poichè questa nostra patria spesso e volentieri ci considera figliastri più che figli.Da anni assistiamo impotenti alla fuga dei cervelli e quando qualcuno di origine italiana vince il premio Nobel, il politico o il giornale di turno strombazza di quanto è fiero il nostro Paese di questi suoi figli che prima ha lasciato fuggire.Infatti, questo nostro Paese di meritocrazia se ne intende, se ne intende, eccome.Premia solo quelli che fanno parte del coro: l’intelligenza è un optional.ENZA
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