Il vecchio e il bambino


Due episodi di vita vissuta raccontati da un nonno al nipotino
mercoledì 27 settembre 2017 , Inviato da Adriano Todaro - 675 letture

– Nonno, mi racconti una storia?

Milano, interno giorno. Nel salotto di una casa alla periferia Nord, in viale Fulvio Testi, un nonno sta sfogliando il giornale mentre il nipotino Giorgio – 5 anni ad agosto – ai suoi piedi, gioca con le macchinine. Poi si stanca e da qui la domanda al nonno.

– Una storia, una storia. Tu vuoi sempre sentire storie. Perché non continui a giocare?

– Mi sono stancato. Voglio sentire una storia.

– E vabbè, vieni qua che te le racconto.

Giorgio s’intrufola sulla poltrona, in sostanza in braccio al nonno. E il nonno comincia a raccontare.

– Vedi Giorgio, te lo dico io che sono vecchio e ne ho viste tante, noi viviamo in un Paese quasi perfetto, dove tutto funziona a meraviglia: il lavoro non manca, la gente affolla i ristoranti, le autostrade sono piene, i bambini sono felici, non ci sono speculazioni di nessun genere e le tasse, le pagano tutti. Purtroppo, però, c’è sempre qualcuno che non vuole seguire le regole.

– Perché non le vuole seguire?

– Perché crede di essere furbo e non capisce che la furbizia non paga. Ad esempio è il caso di una signora che si chiama Giuseppa Fattori e che abita nelle Marche, a Fiastra in provincia di Macerata.

– Perché abita nelle Marche?

– Giorgio non cominciare con i perché. Abita nelle Marche come tu abiti a Milano. Dunque, non interrompermi perché perdo il filo. Dicevo. Questa signora Giuseppa sai cosa ha fatto alla tenera età di 95 anni? Si è costruita una casa abusiva nel cuore del Parco Sibillini, dove non si può poiché ci sono i vincoli paesaggistici.

– Cosa sono i vincoli?

– In pratica ci sono delle zone nel nostro Paese che non si possono rovinare costruendoci sopra. Una legge che tutti o quasi rispettano. Basta farsi un giro sulla costiera Amalfitana oppure ad Agrigento, sul Lago di Como o in Valle d’Aosta per vedere come tutto è ordinato e senza costruzioni abusive. Ma la Giuseppa, forte del fatto che era terremotata e non aveva più la sua casa, dopo aver dormito in un container per un anno, ha convinto le figlie a costruire per lei una casetta di legno.

– E allora?

– Allora, allora. Allora, per fortuna, sono intervenuti i carabinieri della Forestale e il magistrato, ha chiesto il sequestro della casetta di legno. Bisogna fare così perché su queste cose non si può essere tolleranti. E’ necessario avere il pugno duro perché si comincia da una casetta di legno e poi salta fuori un condominio di sette piani. Ma siccome siamo in Italia, le cose finiscono sempre a schifiu.

– Cos’è schifiu?

– Niente è un modo di dire dialettale. E’ finita che invece del sequestro gli hanno concesso, tenendo conto dell’età e che in quella zona ci vive da 75 anni, la facoltà d’uso della baracca. Brutto segno, caro Giorgio. Per questo in Italia ci sono ancora sacche di malcostume che si fa fatica a debellare. Come quello che è successo qua da noi, a Milano.

– Che cosa è successo a Milano?

– La dimostrazione del malcostume. In via Montenapoleone, che è la via dei sciuri, dei ricchi, qualche giorno fa arriva una Ferrari, sai quelle macchine velocissime in genere tutte rosse…

– … Sì, io tengo alla Ferrari!

– Bravo. La Ferrari è il simbolo dell’Italia che lavora. Dunque arriva questa Ferrari e deve parcheggiare. I posti sono limitati e l’auto è sì bassa ma è larga. Improvvisamente il guidatore della Ferrari adocchia un posticino libero. O meglio il posto è riservato agli handicappati…

– … Nonno all’asilo la maestra ha detto che bisogna dire disabili non handicappati.

– Vabbè, l’è la stesa roba. Insomma, la Ferrari posteggia e occupa un bel po’ di posto. Arriva anche un’auto con un bambino handic… disabile a bordo e il padre di questo non riesce ad azionare la pedana per far scendere la carrozzella poiché la Ferrari lo impedisce. Intanto bisogna dire che i posti per gli handicappati li potrebbero fare in alcuni quartieri sfigati tipo Corvetto o Quarto Oggiaro non in via Montenapoleone che, oltretutto, rovinano anche il passeggio e gli acquisti.

– Perché rovinano gli acquisti?

– Giorgio, ma che domandi fai? Uno entra in un negozio per comprarsi chessò, un bracciale Tiffany in oro e diamanti da 18.900 euro, e si trova davanti a lui un bambino in carrozzella. Beh, scappa la voglia di comprare, t’intristisci e quando sei triste, non spendi. Comunque andiamo avanti con la storia. Il padre del bambino litiga con il ferrarista e minaccia di chiamare i vigili. Quello, il ferrarista rampante che deve essere un tipo aperto, comprensivo, paziente, giustamente risentito per la provocazione, risponde che a lui dei vigili non importa un c… niente e neppure delle multe. E in più, con responsabile compostezza, rifila all’incauto padre un bel paio di schiaffoni. Si raduna gente e arrivano i vigili i quali cercano testimonianze per suffragare la tesi del padre. Non basta vedere dove è parcheggiata la Ferrari? Certo che no. Ci vogliono le testimonianze. C’è tanta gente attorno all’auto ad ammirarla ma loro hanno visto solo l’auto non gli schiaffoni e il resto. Tutti zitti e muti ad ammirare l’auto del ricco cafone manco fossimo sulla spiaggia di Scoglitti. Perché Giorgio, devi sapere, che a fare i testimoni c’è sempre da perdere. Quando diventerai grande e vedi qualcosa che non va, non testimoniare mai e fatti i… fatti tuoi. Impara dal nonno, Giorgio perché mi podi minga semper scampàa.

– E come finisce questa storia?

– Finisce all’italiana. La Ferrari ha voluto riparare e ha invitato a Maranello il bambino e tutta la sua famiglia. Insomma, tarallucci e vino. Tanto poi la famiglia è tornata a Milano non con la Ferrari ma con la solita sfigata macchina con pedana per carrozzella, il ferrarista continua, giustamente, a posteggiare dove vuole fregandosene dei divieti, delle multe, dei vigili e delle regole con la tipica beota arroganza di chi ha i soldi.

P.S. – Quello che avete letto non è opera di fantasia. I fatti e i nomi delle persone sono veri. E’ opera di fantasia, invece, il dialogo fra il nonno e il bambino. Inoltre, per non creare equivoci, non accreditatemi come il vecchio. Non ho un nipote di circa 5 anni, non si chiama Giorgio, non abito a Milano e tantomeno in viale Fulvio Testi. E poi io non sono vecchio. Come dico sempre sono solo diversamente giovane.


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