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Il terrorismo jihadista si combatte anche con un’informazione corretta

C’è un problema denominato "giornalismo italiano" nel modo di raccontare il terrorismo jihadista

di Emanuele G. - domenica 29 novembre 2015 - 3439 letture

In questi giorni ho seguito attentamente le varie trasmissioni televisive riguardanti il terrorismo di marca jihadista che sta insanguinando tre continenti. Noto, con rammarico, che le informazioni date a noi cittadini non sono precise e corrispondenti alla realtà delle cose. Si fanno ancora troppi errori e questa confusione rischia di aumentare il grado di confusione che c’è in giro. Un’informazione corretta come antitodo al terrorismo sarebbe più che necessaria. I giornalisti dovrebbero avere un grado di preparazione maggiore a quella che appalesano ai giorni nostri. Proprio perché l’informazione può rivelarsi un atout essenziale per lottare contro il terrorismo jihadista.

Prendiamo due esempi di informazione non corretta.

Su Rai 3 si parla dei talebani afghani e si afferma che sono alleati dell’ISIS. Non è così. La parte dei talebani che fa capo al Mullah Mansoor Dadullah - il sostituto del deceduto Mullah Omar - non è per nulla alleata al Califfato. Negli ultimi tempi hanno fatto girare documenti scritti e audiovisivi in cui affermavano l’esatto contrario. Semmai c’è un aggregato di talebani afghani della prima ora che sta cercando di intessere rapporti operativi stretti con l’ISIS e i talebani pakistani (il TTP): il cosidetto "Network Haqqani". Il nome deriva dall’emiro dei talebani Jalaluddin Haqqani. Fu lui a fondare i primi gruppi armati afghani contro l’invasione dei sovietici dell’Afghanistan avvenuta negli anni ottanta. Addestrati dai pakistani su precise disposizioni degli Stati Uniti. Egli reclutò sul finire degli anni ottanta Osama bin Laden. E’ coadiuvato dal figlio Sirajuddin. Haqqani fa parte della c.d. “Shura di Quetta”. Ossia un organismo che armonizza le operazioni del "Network Haqqani" con quelle dei talebani pakistani. Naturalmente il suo obiettivo è di diventare il leader di tutti i talebani afghani a seguito del decesso del succitato Mullah Omar.

Quando è stata diffusa la rivendicazione dell’assalto all’albergo di Bamako capitale del Mali si è subito detto che il gruppo terrorista al-Murabitun è alleato dell’ISIS. E’ un’informazione priva di fondamento. Al-Murabitun è semmai un gruppo jihadista qaedista. Cioé fa parte del network terroristico costituito da al-Qaeda. Infatti, il comunicato stampa di rivendicazione è cofirmato da al-Qaeda Africa Occidentale/Maghreb. Il fatto è che non si è riletta la storia di questo gruppo terrorista operativo nel Sahel e fondato dall’algerino Mokhtar Belmokhtar. Dopo i rovesci causati dall’intervento dell’ONU e della Francia c’è stato un periodo di sbandamento durante il quale uno dei leader - Adnane Abou Walid Al-Sahraoui - aveva annunciato il bay’ah (sottomissione) in favore dell’ISIS. Nel corso del mese di luglio di quest’anno Belmokhtar ha smentito categoricamente tale alleanza riaffermando la sua collocazione all’interno del network qaedista.

Insomma, il giornalismo italiano ne deve fare ancora dei passi in avanti per fornire un’informazione corretta e puntuale i nriferimento al terrorismo jihadista. Una informazione corretta serve a comprendere meglio ed a fronteggiare in maniera organizzate le criticità dell’attualità contemporanea.


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