Il tempo libero della scrittura

La scrittura, fatta per essere letta, accolta, criticata, analizzata, dimenticata, deve proteggere le parole.

di Massimo Stefano Russo - giovedì 1 settembre 2022 - 1267 letture

La pratica e l’esercizio della scrittura ha accompagnato nei secoli gran parte del tempo libero sotto forma diaristica e di lettere, epistole rivolte agli amici e agli affetti più cari. Una scrittura privata di grande interesse. Nel diario c’è l’esistenza, nel suo farsi e divenire, in un continuo interrogarsi, nel segno della percezione di sé, in un lavoro di ricerca esplicita. La scrittura diaristica proprio perché deve “sciogliere le giunture”, deve essere flessibile (V. Woolf).

È un antidoto contro la propria insicurezza, con l’obiettivo di cogliere l’unicità della vita che differenzia ogni essere umano da ogni altro. La scrittura nei diari guarda la vita, senza filtri o dissimulazioni formali, senza tenere conto del flusso vitale dove si è immersi. Nelle pagine dei diari, l’immediato si riflette e si registra in un impasto di buio e di luce. Si guarda alla vita dall’esterno, con la lente della realtà materiale, ma in una visione sia interna che esterna che ne comprende e assorbe il modo stesso di guardarla. Nella scrittura, più che nella lettura ci si ritrova con sé, nella riflessione interattiva, rivolti a se stessi e agli altri, i potenziali lettori.

In Egitto, nel terzo millennio a.C. notiamo le prime testimonianze della scrittura logosillabica, registrate su papiro. I papiri egizi e le tavolette di argilla della Mesopotamia presentano testi contabili spiccioli con elenchi dei beni in entrata e in uscita. La scrittura sillabica ha una sua complessità, col sistema mentale astratto, sintetico, tutto da decifrare e insegnare. Il mito, nel diffondere l’alfabeto in Grecia, assegna centralità a Cadmo, con la scrittura custodita gelosamente dai sacerdoti.

Platone nel Fedro descrive la scrittura come “stampella della memoria” e la condanna: fidarsi della scrittura produrrà dimenticanza; proprio la scrittura, nel poggiare sulla memoria, causa la dimenticanza e il declino della tradizione orale che atrofizza la memoria. Gli dei greci, viventi in un eterno presente, non hanno bisogno di scrivere. La scrittura per loro è inutile. Sono gli esseri umani che una volta ricevuta in dono la scrittura non ne potranno più fare a meno, diventa una protesi della mente.

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Amanuense

Scrivere non vuol dire essere uno scrittore e il semplice scrivere non rende automaticamente scrittori (casomai scriventi/scrivani), poiché per essere scrittori e riconosciuti tali bisogna saper guardare il mondo che ci circonda in un modo proprio e del tutto particolare, inquadrarlo in un stile inconfondibile che diventerà una firma appropriata, nel ricrearlo dandone un’espressione artistica. Ci vuole talento. La scrittura come tecnica, formulata e sviluppata, diversamente a seconda del materiale di riferimento, la si affina scrivendo.

Descrivere accuratamente l’espressione narrativa esprime la scrittura anche quale principio morale, con la chiarezza semplice e limpida che accenna implicitamente al rivelare e svelare i misteri della realtà. Se i trucchi narrativi facilmente annoiano, la scrittura molto elaborata addormenta e lo scrivere sciatto, sciocco, imitativo, senza richiedere alcuna licenza, arriva a brutalizzare e avvilire il lettore.

Perché banalizzare il reale? Per dire quello che si deve e vuole dire, nel modo migliore possibile, bisogna avere cura di quanto si scrive, con parole giuste e giusta punteggiatura, così da rendere al meglio ciò di cui si scrive.

La scrittura è una scoperta e quando ci si siede a scrivere spesso non si ha consapevolezza alcuna di dove si arriverà. Colmi di materia all’inizio ci si ritrova restii all’atto dello scrivere, per questo bisogna avere la guida del metodo, anche se a volte la verità sommersa che scivola tra le dita, sfugge emerge nell’oziare e nei sogni. Chi scrive traduce le parole in un foglio e nello scrivere, dove la scrittura oscilla tra ricordo e dimenticanza, da narratore prova a trasferire in un racconto la confusione di voci, suoni e rumori che lo circonda.

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Donna che scrive una lettera alla presenza della domestica, di Jan Vermeer, 1670

Virginia Woolf ha sottolineato come una donna per poter scrivere debba possedere denaro, ma anche una stanza propria, tutta per sé.

L’abilità nella scrittura si traduce nel senso delle proporzioni e nella forma. La scrittura alfabetica, da strumento sintetico molto efficace, nel darsi una propria “voce” convive con la voce dell’oralità, ma senza ingarbugliarsi con essa. La scrittura, capace di esprimere anche il silenzio, rende vivo e fa parlare ciò altrimenti muto.

Nella scrittura privata ritroviamo rispetto, mistero, allusività e riguardo. Il romanzo, nell’avere un materiale organico che lo caratterizza e contraddistingue dalla realtà, può contenere più verità della realtà stessa. La scrittura esprime, nel suo essere concreta, un valore sempre diverso. Agisce attraverso i sensi e la percezione che generano astrazioni, per ricreare l’oggetto davanti ai propri occhi. La scrittura, quale prolungamento della mano, legata al corpo, diventa una tecnologia di comunicazione irrinunciabile. La visione deve essere, capace di vedere i diversi livelli di realtà (anagogica) in un’immagine o in una situazione. La prospettiva amplia la scena umana.

Guardare la televisione, anche se in modo passivo e monotono, sviluppa un interesse narrativo verso la vita. Nello scrivere, come in sogno, la capacità di un nuovo linguaggio traduce i pensieri e il visivo in parole. Se esprimersi è peculiare e l’identità non la si può imporre, il linguaggio visivo stringente, identifica e classifica. Quale processo creativo sta dietro ai libri?

Nel toccare i libri si sfiora tutto un mondo e quanti lo abitano. Il percorso creativo dello scrittore finisce con la nascita del libro che viene pubblicato. A lavoro concluso il libro inizia una sua vita propria, indipendente. La veste grafica che appartiene al libro, attrae o respinge il lettore, ha un effetto positivo o negativo. Il sapere scritto nelle società tradizionali, dove pochi padroneggiano scrittura e lettura, è monopolio esclusivo di una élite. L’alfabetismo diffuso si affermerà gradualmente. Quali fattori favorirono o scoraggiarono la diffusione di scrittura e lettura nell’Occidente moderno? I romanzi a puntate e le riviste illustrate hanno influenzato ed esteso il circolare e diffondersi della scrittura, a partire dagli almanacchi presto trasformati in calendari. Si accede a lettura e scrittura in un’ottica multidimensionale.

L’alfabetizzazione ha molti significati differenti rispetto alle circostanze storiche e sociali, con una diffusione geografica molto disomogenea. Il saper leggere e scrivere erano attività legate al reddito, all’istruzione e alle esigenze specifiche di un mestiere, riscontrabili più nelle città che nelle campagne. La burocrazia, nel richiedere regole documentarie, usa la scrittura come strumento di governo e rende lo Stato più distante e impersonale, con le relazioni tra Stato e cittadini sempre più mediate dalla scrittura.

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Domenico Ghirlandaio - St Jerome in his study (San Gerolamo nello studio) - 1480

Saper leggere e scrivere è indispensabile per la realizzazione intellettuale e democratica pienamente coinvolti nella vita politico-sociale. La compattezza delle parole scritte sulla carta che impressionano le rende all’istante attendibili. La scrittura, nel registrare in maniera indelebile e annotare con parole permanenti, trasforma il rapporto dell’uomo con il linguaggio, con sé e con il mondo. La sensibilità del leggere e dello scrivere è difficile da insegnare, la si acquisisce leggendo e scrivendo.

La scrittura, fatta per essere letta, accolta, criticata, analizzata, dimenticata, deve proteggere le parole. È importante nutrirsi di libri buoni. Nel mondo post-moderno, la digitalizzazione ha trasformato profondamente e con rapidità il trasmettere i testi e l’interagire con loro; declina la parola scritta e rinasce l’oralità.

Se la biro, inventata nel 1943 da Laszlo Biro, ha permesso con stili grafici individuali, ma simili una scrittura più agevole e organizzata, oggi la scrittura manuale è un’abilità ritenuta sempre meno rilevante nell’ambito professionale. Il computer ha imposto uno stile non solo per navigare ed esplorare la rete; il lettore può facilmente manipolare il contenuto sullo schermo, cancellare, modificare e riorganizzare Il testo che diventa instabile e soggetto a molteplici cambiamenti, a proprio piacimento.

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Telemaco Signorini - Bambina che scrive

La scrittura creativa nata in America, sotto l’impulso di John Dewey, con scopi pedagogici, ha riscosso molti successi, oltre le aspettative, affermandosi progressivamente. In Italia Italo Calvino, tra i primi a ricercare nella scrittura strutture e schemi creativi, con quella che chiamava littérature potentielle, fondò con matematici e scrittori francesi l’OuLiPo (Ouvroir de Littérature Potentielle), per formalizzare una serie di strumenti di produzione letteraria usufruibili da tutti. A partire dagli anni Ottanta sono nati sponsorizzate da Università e privati, tutta una serie di offerte formative, per promuovere corsi di scrittura, narratologia (l’analisi delle forme e delle strutture della narrazione) e master. Vincenzo Cerami nel 1988 fondò in Italia la prima scuola di scrittura, Scuola di Scrittura Omero. Un segno che il talento va educato per esaltarlo e bisogna imparare a farlo emergere, sfruttando al meglio le proprie potenzialità.

La pulsione a raccontare appartiene a tutti, ma è lo scrittore che fa della narrazione e della scrittura una professione. Un grande scrittore è tale perché, nel dare vita alla voce narrante, il suo scrivere non fugge dalla realtà, ma vi si tuffa, per approfondire il senso del mistero della vita, capace di comunicare con i propri lettori.


Per saperne di più

- R. Carver, Il mestiere di scrivere, Einaudi, Torino 2015.

- M. Lyons, Storia della lettura e della scrittura nel mondo occidentale, Editrice Bibliografica, Milano 2019.

- F. O’ Connor, Un ragionevole uso dell’irragionevole. Saggi sulla scrittura e lettere sulla creatività, minimum fax, Roma 2019.

- D. Pennac, Come un romanzo, Feltrinelli, Milano 2011.

- D. Pennac-F. Gambaro, L’amico scrittore. Conversazione con Fabio Gambaro Feltrinelli, Milano 2015.

- G. Saunders, Un bagno nello stagno sotto la pioggia, Feltrinelli, Milano 2022.

- V. Woolf, Una stanza tutta per sé, Feltrinelli, Milano 2013.



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