Il tempo libero del ballo accompagnati dalla musica

La pratica del ballo, esercizio che da sempre appassiona nel tempo libero, passa attraverso i luoghi dove ci si impratichisce a ballare e si sta in pista.

di Massimo Stefano Russo - sabato 30 luglio 2022 - 893 letture

La pratica del ballo, esercizio che da sempre appassiona nel tempo libero, passa attraverso i luoghi dove ci si impratichisce a ballare e si sta in pista. Guidati da chi sa essere maestro si impara a ballare e si spera di diventare sempre più bravi; per questo si frequentano corsi di ballo. Ma il ballo è pure un’occasione d’incontro, un momento importante, significativo delle società tradizionali che nel dopoguerra diventò una moda e oggi ritorna nello scenario del tempo libero.

La gente che andava a ballare negli anni Cinquanta, Sessanta tutti i sabato sera, frugava con gli occhi tra la folla, perché forse avrebbe incontrato il grande amore della propria vita. C’era proprio chi si aspettava di trovare l’anima gemella e l’amore romantico nei quattro minuti di ballo sulla pista. E’ la musica forte e scintillante a dissolvere la fatica del lavoro di una settimana, almeno per qualche ora, con la sala che magicamente si anima.

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La danza - di Matisse, 1910

Nel ballo centrale è il ritmo, il tempo da seguire con i passi, dove si sta anche abbracciati, agganciati all’altro/a. Nel ballo c’è una magica alchimia che lega all’amicizia, all’amore. Le danze folcloristiche, i balli all’aperto, le esibizioni nelle sale da ballo, esprimono i tratti della cultura popolare. Nelle sale da ballo ritroviamo dal vivo il suono squillante degli strumenti a fiato mescolarsi a quello degli strumenti a corda e ai toni morbidi e prolungati delle batterie suonate con le spazzole.

La musica fa così riaffiorare i ricordi del passato nel muoversi seguendo il ritmo e i brividi dell’eccitazione trasmessa da uomini e donne, uniti dai passi di danza, con i fremiti della trepidazione, nella ritualità del guidare e lasciarsi guidare, senza pestarsi i piedi. Con scarpe adatte, lucide e morbide come un guanto. Gli occhi seduttivi, il braccio proteso a chiedere l’onore di un ballo, nel gesto antico e galante del cavaliere che vuol essere irresistibile ed eccitante. Ci si ritrova così avvolti da desideri, rimpianti, ma anche delusione.

Nel ballo, nel dover tenere i sentimenti a debita distanza di sicurezza, le emozioni si nascondono dietro gli occhi gentili e i larghi immutabili sorrisi, anche quando si è assaliti da un senso di perdita intenso e disorientante. Si è concentrati sui punti di riferimento per ritrovare un equilibrio perfetto, riallineati con precisione, nel lasciarsi trascinare dalla magia della musica; il ballo diventa gioia. I piedi scivolano rapidi e con grazia sicura, le braccia sollevate come se non avessero peso, mentre i movimenti diventano sempre più sciolti e ricercano un portamento perfetto.

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Ballo al Moulin de la Galette - di Renoir, 1896

Quando si impara a ballare, in piedi l’uno di fronte all’altra, le punte delle scarpe si toccano e guardandosi negli occhi, bisogna abituarsi a muoversi in sintonia, con le gambe che si muovono perfettamente a ritmo, senza staccare mai gli occhi da quelli dell’altro. Il ballo è molto utile per socializzare, nel muoversi leggeri da un lato all’altro della sala. E’ nel guardarsi con gli occhi e solo con gli occhi che si comunicano cose indicibili. Il suono ritmato spinge i piedi a muoversi istintivamente, e le ginocchia si flettono come fosse la musica a comandarglielo.

Si impara a ballare in coppia esercitandosi: sicuri dei propri piedi e di dove vanno, convinti, con passione e istinto, assumendo le movenze giuste con la schiena dritta e la testa rilassata. Scivolando all’unisono, per poi incrociarsi e assumere un’eleganza spumeggiante. Il passo intonato perfettamente al ritmo. Stretti in un abbraccio con le cosce e i fianchi che si sfiorano e le mani unite in un contatto intimo e formale nello stesso tempo, ci si muove eseguendo passi convenzionali e seguendo uno schema preciso, senza perdersi nei dettagli, con tutte le proprie facoltà chiamate a partecipare. Il ballo è un’esperienza attiva che gratifica. I piedi, intonati al giusto ritmo, posizionati correttamente, si muovono da soli, mentre la mente si lascia trasportare dalla musica.

Ogni ballo, catturati dalla danza, è carico di significati, con tutto il corpo che partecipa al movimento. Quando le mani si uniscono i passi di danza cessano di essere una mera simulazione di corteggiamento. Ogni contatto, ogni sguardo, ogni strofinamento appartiene al medesimo silenzioso dialogo. Sulla pista da ballo nell’imparare nuovi passi e nuovi atteggiamenti ci si immedesima in nuove personalità, nell’adattarsi alla musica. Nel valzer le ragazze volteggiano leggere al suono di una musica piena di romanticismo.

Il ballo scuote dall’immobilità e si balla per divertirsi, nel sentirsi pienamente a proprio agio. Il corpo ruota e i piedi si uniformano al ritmo della musica in un incastro perfetto di tempi e movimenti, attenti a non intralciare le altre coppie. Quando si va a ballare si tira fuori l’abito da sera tenuto in serbo per le grandi occasioni, ci si vuol sentire un po’ speciali, eleganti. Bisogna tenere conto che la natura musicale ha aspetti sia pratici che speculativi, spirituali.

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Il maggiordomo cantante - The singing butler, di Jack Vettriano

Per i greci la musica guida l’apprendimento, regola il comportamento, educa lo spirito e il corpo. E’ parte sostanziale dell’istruzione impartita. E fare musica presupponeva una posizione filosofica.

E’ Orfeo, figlio di Eagro e Calliope, musico per eccellenza, a mediare tra l’occulto e il mondo visibile. Doma le belve, soggioga la natura al suono della cetra e del suo canto, ma finisce per morire smembrato e in preda alla malinconia. Il ballo contribuisce a determinare un’influenza sociale che delinea nuovi modelli di rapporti.

La musica con il ballo, modo di ricrearsi e strumento per esprimersi collettivamente, allieta da sempre le attività e gli avvenimenti importanti dei campi e della città. Nelle società arcaiche, tradizionali, la vita all’aria aperta è un patrimonio comune e consueto, con la musica intesa quale “ponte di concordia” che collega l’esterno e l’interno umano. Plasma la vita con misura e armonia, nel sostenere e scandire ritmicamente l’esistenza.

L’arte dei suoni procura piacere, ma se ne trae anche un insegnamento morale che nel dare stabilità e sicurezza preserva il carattere sacro. E’ un dono divino per interpretare la vita. Gli ateniesi che tenevano a una musica austera e ben regolata, respingevano le pratiche musicali considerate eccessive ed eccentriche. Gli spartani molto refrattari ai cambiamenti, vedevano nello sviluppo della musica una pura e semplice decadenza, associandola ai costumi rilassati in pubblico e in privato.

Spetta alla musica ristabilire lo spirito e frenare la vita dissoluta per far ritrovare la mente celestiale. Musica decadente e sconsideratezza sono una sola cosa.


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