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Il sindaco di Riace è stato arrestato

di Redazione - martedì 2 ottobre 2018 - 535 letture

Il sindaco di Riace Domenico Lucano, il cui modello di accoglienza dei migranti è stato spesso raccontato come un’eccezione positiva in Italia, è stato arrestato dalla Guardia di Finanza. Repubblica dice che le accuse contro Lucano sono favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e illeciti nell’affidamento diretto del servizio di raccolta dei rifiuti. Per Lucano è stata emessa un’ordinanza cautelare dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Locri: il sindaco si trova dunque agli arresti domiciliari. Per la sua compagna, Tesfahun Lemlem, è stato invece stabilito il divieto di dimora.

L’operazione in cui Lucano sarebbe coinvolto si chiama “Xenia”. L’agenzia di stampa Askanews ha precisato meglio le accuse contro Lucano scrivendo che avrebbe organizzato dei “matrimoni di convenienza” tra cittadini italiani e donne straniere per consentire la permanenza di queste ultime sul territorio. Lucano avrebbe poi affidato direttamente e senza gara di appalto, come invece previsto dal Codice dei contratti pubblici, il servizio di raccolta e trasporto dei rifiuti di Riace a due cooperative sociali: Ecoriace e L’Aquilone.

L’esperienza di Riace, in Calabria, è stata raccontata negli scorsi mesi da diversi giornali internazionali e nazionali. A Riace, che era un paese ormai semideserto, nelle case abbandonate del centro vivono stabilmente centinaia di rifugiati in una specie di sistema di accoglienza diffuso. Per avviare il progetto Sprar (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati), ricorda il Sole 24 Ore, «sono stati utilizzati immobili abbandonati, costruiti tra agli anni ‘30 e ’60, recuperati con fondi dell’Unione europea e progetti della Regione Calabria». Attorno ai richiedenti sono nati anche posti di lavoro che hanno riqualificato il paese: botteghe artigiane e ristoranti hanno riaperto, sono stati avviati asili, scuole multilingue, orti biologici; le case sono state ristrutturate ed è stato rifatto, tra le altre cose, tutto l’impianto di illuminazione del paese.

Negli ultimi tempi però c’è stato uno scontro con il ministero degli Interni, che per due anni ha bloccato i finanziamenti destinati ai progetti di accoglienza di Riace sulla base di problemi rilevati dalla prefettura nella rendicondazione dei finanziamenti stessi, e quindi all’uso dei fondi dello Stato: alcuni giornali, mesi fa, hanno parlato di spese non giustificate, di rimborsi non chiari e di affidamenti diretti del sindaco a enti gestori senza gara pubblica. Circa un anno fa, contro Lucano – che aveva iniziato uno sciopero della fame e che si era scontrato direttamente con l’attuale ministro dell’interno Matteo Salvini – era partita un’indagine della magistratura per «anomalie nel funzionamento del sistema». Lucano era stato iscritto nel registro degli indagati con le ipotesi di concussione e truffa: in quell’occasione, la procura gli contestava il sistema dei bonus e delle borse lavoro, due strumenti con cui a Riace si utilizzavano in modo diverso i 35 euro giornalieri concessi dallo Stato per la gestione dei richiedenti asilo. Sulla questione del blocco dei finanziamenti erano intervenuti vari personaggi pubblici, compreso Roberto Saviano che aveva chiesto che il modello Riace tornasse a essere sostenuto.

Alla fine di agosto Lucano aveva detto che le varie mobilitazioni erano andate a buon fine: «Pare che qualcuno al ministero dell’Interno si sia reso conto che non solo devono ripristinare i finanziamenti, ma anche restituire i crediti pregressi. Da Roma ci hanno detto che la situazione si sta normalizzando, perché i rilievi sulla rendicontazione dei finanziamenti, fatti dalla prefettura, si sono rivelati infondati. Il processo è in itinere, ma a quanto pare dovranno restituirci anche i fondi che nel 2017 ci hanno negato». Dal ministero degli Interni però avevano fatto sapere che il Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione stava semplicemente valutando le note trasmesse dal sindaco, e che era «un passaggio necessario, dopo l’accertamento di molte, gravi e diffuse criticità per spese che non risulterebbero ammissibili». Non è ancora chiaro se l’arresto di Lucano abbia a che fare con la stessa indagine per cui il sindaco risultava già indagato.

fonte: Il Post.



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