Il senso di Andrea per la libertà

Un senatore, un giornalista piccolo e uno grande
di Adriano Todaro - mercoledì 9 novembre 2016 - 2484 letture

Storie di ordinario giornalismo. Storie di libertà. Storie di querele. Dunque, partiamo da una vicenda che dimostra ampiamente come la libertà, nel nostro Paese, sia garantita a tutti anche – e giustamente, diciamo noi - ai potenti. E, questa volta, io sto dalla parte di Francesco che è sì uno potente ma soprattutto un grande giornalista. Francesco chi? Merlo, naturalmente, il famoso giornalista di Repubblica.

Recentemente è stato criticato per un servizio compiuto nelle terre del terremoto. Com’è risaputo, questo Merlo giornalista ha un contratto con la Rai. Giustamente retribuito perché la professionalità si paga: 200 mila euro l’anno. Che cosa deve fare Merlo per la Rai? In pratica, coordinare il lavoro delle testate e delle sedi Rai, in particolare nelle fasi di emergenza e grandi eventi.

Il terremoto è emergenza? Certo, in Italia poi tutto è emergenza ma Repubblica è come il primo amore, non si scorda mai e così il Merlo, malgrado sia oberato dal lavoro di coordinamento, trova il tempo di dare un contributo audio per Repubblica TV. In pratica, invece che aiutare il servizio pubblico, lavora per la concorrenza, piccola, certo, ma sempre un’altra Tv. Francesco Merlo è persona, sono sicuro, di buona volontà e, per carattere, non sa dire di no. E così Repubblica gli ha chiesto un piccolo favore e lui l’ha fatto. Cosa c’è di male? Doveva parlare di terremoto e, quindi, l’audio va bene per tutte le testate. I 200 mila euro prevedono l’esclusiva? Boh! Gli stipendi dei manager della Rai sono come il terzo segreto di Fatima.

Facciamo una simulazione. Ammettiamo che io lavori in una ditta metalmeccanica di Roma. Un giorno mi chiama il mio capo e mi dice: “Senti, c’è un’emergenza in Umbria. Devi andare a Norcia a montare un tornio”. Prendo la macchina e parto subito. Al primo autogrill che mi fermo, incontro un tizio che conosco e mi dice: “Ah, vai a Norcia. Bene. Vieni nella mia azienda che ho bisogno che mi monti una pressa”. Arrivo a Norcia inviato e pagato dalla mia ditta e che faccio? Decido di andare a montare non il tornio ma la pressa della ditta concorrente. Il principale per cui lavoro stabilmente e che mi paga, come la prenderebbe? Anzi, come mi prenderebbe? A calci in culo.

Ma qua non siamo in una ditta metalmeccanica, qua non ci sono torni e presse, qua non ci sono stipendi da 1.500 euro (grazie alla trasferta). Qua è azienda pubblica e lo stipendio è di 200 mila euro, quindi tutto è possibile. A proposito. Quei 200 mila euro che si porta a casa Francesco Merlo sono soldi nostri. Ma proprio perché sono di tutti, non sono di nessuno.

E c’è un altro giornalista che ha questioni di soldi. Questo non è un Merlo ma è un Cosimini. Di nome fa Andrea, 26 anni, giornalista precario. Anche lui prende mica male, 550 euro netti al mese ma tre anni fa, di euro, ne prendeva 250. Lavora per la Gazzetta del Serchio e, appunto, tre anni fa si è permesso di fare due domande due su un altro Andrea, il senatore del Pd Andrea Marcucci. E dopo tre anni è arrivata la querela e la richiesta di danni per 20 mila euro, cioè 10 mila euro a domanda. Bisogna dire che gli è andata bene. Se faceva tre domande erano 30 mila e così via.

Comunque, cosa mai ha chiesto il Cosimini Andrea, giornalista da 250 euro al mese? Ha chiesto al sindaco di chi fosse il terreno dove sarebbe dovuto sorgere l’ospedale perché le sue fonti (quelle del giornalista), ascrivevano quei terreni al senatore democratico Andrea Marcucci. Il sindaco smentì e la smentita finì sul giornale.

Tutto bene, dunque. Eh, no. Perché il giornale continua a scrivere contro la famiglia Marcucci e questo non va bene. I Marcucci, sono famiglia potente, possiedono industrie farmaceutiche e altro. La sorella del senatore Andrea, Marialina è stata anche editrice, nel passato, dell’Unità.

Andrea Martucci, invece, è stato esponente del Pli, poi è passato alla Margherita, poi al Pd e fa parte, attualmente della Commissione Pubblica Istruzione e Beni culturali. Classe 1965, tre figli, ha diretto alcune industrie familiari farmaceutiche e turistiche, è stato in Farmaindustria e nella giunta dell’Associazione industriali di Lucca. Insomma, un proletario di spessore mica un Cosimini qualsiasi da 250 euro al mese. Anche molto pragmatico e chiaro. Anni fa un giornalista gli ha domandato come si facesse a passare dal Pli agli ex comunisti del Pd. “La invito a leggere – ha risposto Andrea Martucci – il programma elettorale del Pli del 1992 quando fui candidato eletto alla Camera dei Deputati e il programma elettorale di Walter Veltroni nel 2008 alle politiche quando fui eletto al Senato per il Partito Democratico. Non trovo grandi differenze”.

La cosa cui però è più affezionato è l’essere stato socio fondatore – e a lungo anche presidente – di Società Libera, “associazione che si pone l’obiettivo della diffusione della cultura liberale e promuove iniziative di carattere nazionale e internazionale tra cui l’annuale Premio alla Libertà”.

Tutto sommato a Cosimini gli è andata di lusso. Se il senatore non fosse stato così attaccato alla “diffusione della cultura liberale”, gli avrebbe, perlomeno, mozzato le dita. Forse quest’anno il Premio alla Libertà, la Società Libera, lo assegnerà a Erdogan come campione internazionale della libertà di stampa.

Tutto, comunque, rimarrà come prima nel Paese del Gattopardo. Il Merlo continuerà a cantare pensando alla sua paghetta, Cosimini a non dormire la notte pensando ai 20 mila euro che, forse, dovrà pagare, Marcucci continuerà a far parte della Società Libera e a fare il senatore renziano. Non è meraviglioso?

Questo cantore della Libertà è stato anche sottosegretario ai Beni Culturali del secondo governo Prodi. E noi, dopo dieci anni, ancora a fare dietrologia e a domandarci: “Perché mai è caduto il governo Prodi?”.


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