Il quadro della settimana: “Autoritratto” di Rosalba Carriera

1709,
 pastello su carta.
 Ubicato a Firenze nella Galleria degli Uffizi.
di Orazio Leotta - mercoledì 24 ottobre 2012 - 4638 letture

L’artista si ritrae in attitudini professionali, volgendo verso lo spettatore il ritratto della sorella Giovanna, da lei stessa eseguito. Fa evidenziare inoltre una sua particolare abilità: col pennello indica il difficile ricamo che orna, al collo, la veste della sorella. Leggerezza e mobilità di tocco, estrema attenzione al mutare della luce, sottile psicologia: questi, sembra dirci la Carriera, i requisiti dell’eccellente ritrattista. 15) Autoritratto.jpgI suoi ritratti, infatti, risultano essere sempre vivi, non appesantiti dalle rigidità delle pose o dalla severità degli abiti da cerimonia e i suoi colori sembrano addirittura cangianti.

Rosalba Carriera nacque a Venezia il 12 gennaio 1673 e venne battezzata nella parrocchia di San Basilio. Crebbe in una famiglia borghese: il padre Andrea, uomo schivo e sfuggente, esercitava l’Ufficio di Cancelliere nei territori della Serenissima e la madre Alba Foresti, donna certamente di carattere, era una sapiente merlettaia. Assieme alle sue sorelle Giovanna (1675-1737) e Angela (1677-1760) ricevette un’educazione completa per l’epoca, studiando le belle lettere e poesia, inglese e francese, e imparando a suonare il violino.

La passione per l’arte sembra sia germinata aiutando la madre nella creazione di nuovi disegni per i merletti. Il suo apprendistato forse ha inizio presso un pittore identificato come Todesco, poi di certo presso il pittore Giuseppe Diamantini, e infine nella bottega del più noto Antonio Balestra, allora apprezzato maestro in Venezia. Si applicò subito alla realizzazione di miniature su osso e avorio, che all’epoca erano la naturale decorazione di tabacchiere e cofanetti per nei e gioielli. I temi più richiesti erano Damine, Contadinelle, e figure mitologiche femminili.

Dopo il 1700 circa si concentrò maggiormente sulla produzione di ritratti su carta con la tecnica del pastello, che in quel periodo, complice il nascente gusto Rococò, viveva una stagione particolarmente felice, poiché incarnava pienamente le richieste estetiche di aristocratica grazia e suadente delicatezza dei suoi committenti. Oltre ai ritratti, le venivano richieste le Serie di personificazioni delle Stagioni, degli Elementi, dei Continenti. Nel 1705 grazie all’interessamento del suo conoscente Christian Cole, segretario di Lord Manchester a Roma, venne ammessa all’Accademia di San Luca in Roma. La sua casa di San Vio divenne un grande atélier dove Rosalba Carriera, aiutata dalla sorella Giovanna e da altre allieve, tra cui la più famosa fu Felicita Sartori, ospitava committenti di ogni estrazione sociale senza alcuna sudditanza intellettuale. Molto singolare è l’occasione in cui eseguì il ritratto del Re Federico IV di Danimarca. Il sovrano, che soggiornò in incognito a Venezia nel 1708 per alcuni mesi, si fece ritrarre e le commissionò il ritratto di tutte le più belle dame della città.

In questa casa-gineceo si creò un salotto in cui cosmopolite conversazioni accompagnavano la realizzazione dei ritratti di tutta la società veneta, tra i quali citiamo i più famosi: il procuratore Recanati, la cantante Faustina Bordoni e il compositore Johann Hasse, la ballerina Barbara Campanini. Rosalba Carriera fu legata da cordiali rapporti d’amicizia con la maggior parte delle donne attive nei vari campi del sapere e delle arti, legami che si tradussero in ritratti particolarmente toccanti come quello della poetessa Luisa Bergalli o della contessa Caterina Sagredo Barbarigo. La fama internazionale di Rosalba Carriera si deve ai ritratti dei forestieri, soprattutto inglesi come Lord Boyne o al secondo Duca di Newcastle, che soggiornavano a Venezia per vivere l’euforia del Carnevale più famoso del mondo. Riportando in patria questi pastelli - raffinati per cromie, leggerissimi per realizzazione, intessuti di sottile interpretazione psicologica, e sapientemente orchestrati tra moderata idealizzazione e perspicacia fisiognomica - decretarono il successo della pittrice in tutta Europa. Il viaggio a Parigi del 1720-21 sancisce il suo trionfo. Ospite del celebre collezionista Pierre Crozat, realizzò il sofisticato ritratto del giovane Luigi XV, e i suoi lavori furono contesi da tutta la corte francese, affamata dei suoi ritratti considerati alla moda. Lusinghiera è l’accoglienza dei colleghi pittori francesi, tra i quali spicca il celebre Antoine Watteau. La nomina all’unanimità all’Académie Royale conferma il suo trionfo e la sua affermazione.

Ritornata a Venezia, nel 1723 trascorse alcuni mesi a Modena per ritrarre le Principesse Enrichetta, Benedetta e Anna d’Este e tutta la famiglia del Duca Rinaldo. Nel 1730 soggiornò circa sei mesi alla corte degli Asburgo di Vienna, assieme alla sorella Angela e al cognato, il noto pittore Antonio Pellegrini. Il suo più appassionato collezionista certamente fu Augusto III re di Polonia che, nel Palazzo Reale di Dresda, raccolse più di cento opere attribuite alla pittrice e alle sue allieve, tra cui il superbo ritratto della contessa Anna Orzelska.

Se nei ritratti per i suoi committenti oculatamente Rosalba Carriera instilla una misurata blandizie, nei suoi autoritratti la pittrice si scruta senza artifici, non mascherando la sua scarsa avvenenza, concependo opere di sconcertante modernità e di forte pathos, come il suo ultimo autoritratto, intitolato la Tragedia, dipinto attorno al 1746, poco prima di esser progressivamente privata della vista. Ormai settantenne, nei successivi dieci anni la pittrice si sottopose a tre operazioni agli occhi per tentare di recuperare forse la serenità nell’ultima vecchiaia. Secondo l’amico Antonio Maria Zanetti ormai compromessa nella lucidità dall’avanzare del morbo, Rosalba Carriera morì il 15 aprile 1757, e fu sepolta nella Chiesa dei Santi Vito e Modesto di Venezia.


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