Il quadro della settimana: “San Giorgio uccide il drago” di Paris Bordone

1525. Olio su tavola, cm 290 x 129. Pinacoteca Vaticana.
di Orazio Leotta - martedì 7 gennaio 2014 - 2833 letture

Nei pressi della città libica di Silene, esisteva uno stagno abitato da un terribile drago, per placare la cui fame gli abitanti del luogo offrivano quotidianamente due pecore. Ma il mostro pretese un giorno carne umana. Quando la sorte stabilì che dovesse essere la figlia del re ad affrontare il sacrificio, Giorgio di Lydda, un soldato, aggredì il drago e lo ferì, trafiggendolo con la lancia. Condusse quindi l’animale in città e lo uccise solo dopo che gli abitanti ebbero accettato di convertirsi al cristianesimo. Non tutti però tennero fede al giuramento e qualche anno dopo i pochi pagani rimasti condannarono a morte il coraggioso guerriero.

San Giorgio uccide il drago Il primo piano della scena è interamente dedicato a San Giorgio. Trafitto il mostro con la lancia, il santo sta per colpirlo con la spada, ma nulla in lui, né la posa né l’espressione, lasciano trapelare un sentimento particolare o lo sforzo che l’impresa richiede. Benché il cavallo sia impennato, il pittore ha bloccato l’azione per consentire allo spettatore di ammirare il guerriero in tutta la sua eroica eleganza: notare la sella rosa accesa, le fini bardature del cavallo e la bella armatura coi suoi riflessi luminosi. Notare altresì la sottile aureola, quasi una predestinazione di santità per il cavaliere.

Anche la principessa è descritta come un personaggio imperturbabile, inespressiva mentre volge le spalle alla cruenta scena. I brandelli di corpi e teschi sparsi qua e là danno l’idea della fine orribile cui è scampata la giovine. Quanto al paesaggio sullo sfondo colpisce la presenza di una chiesa in una città, Silene, che è pagana; probabile il riferimento alla futura conversione della città al cristianesimo oppure il riferimento è semplicemente a quella chiesa parrocchiale veneta cui la pala era destinata.


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