Il quadro della settimana: “Notte stellata” di Vincent Van Gogh

1889
 Olio su tela
 cm 73,7 x 92,1
 Ubicato al Museum of Modern Art di New York
di Orazio Leotta - martedì 12 febbraio 2013 - 3953 letture

E’ la notte pensata da Van Gogh come un teatro di bagliori violenti, una sorta di iconografia visionaria. Pennellate incontenibili sono capaci di trasformare l’immanenza di un soggetto naturale (la notte) nella manifestazione di una visione mistica. Ogni elemento del quadro ha un preciso valore simbolico. Ad esempio il cipresso, Van Gogh lo immagina bello come un obelisco egizio, e questa forma simbolica, viene qui riprodotta; il pittore altresì aggiunge il raddoppiamento del campanile lanceolato, che instaura con l’albero fiammeggiante un accordo di condivisa spiritualità.

La soluzione del cipresso in primo piano assolve alla funzione di 31) Notte stellatarimarcare la distanza prospettica della vallata, spinta sul fondo anche dall’avanzare della volta stellata. Un effetto visivo particolare, una vertigine anti-prospettica, in cui le stelle roteanti acquistano una presenza palpabile (rispetto al villaggio e alla vallata) allineate su una direttrice spaziale che tende all’infinto. Anche il colore per Van Gogh acquista una valenza simbolica e corrisponde al pathos originato dalla sua visione interiore (verde cupo ad es. rappresentava per lui le terribili passioni dell’umanità). Pennellate vibranti e centrifughe; la rappresentazione del paesaggio corrisponde a un processo di forte interiorizzazione, che sarà alla base della futura estetica del movimento espressionista.

La visione quieta in cui è immerso il villaggio (di Arles) è contraddetta dai vortici di stelle nel cielo azzurro, resi con pennellate circolari, ondulate, arricchite di gradi diversi di giallo – dal beige all’arancio – accanto al blu che domina e avvolge in una acuta nota di malinconia l’intera notte. Al centro del dipinto occupa uno spazio determinante la piccola chiesa di stile nordico, con la sua guglia lanceolata. La presenza di questo particolare elemento architettonico è costante nella produzione di Van Gogh fin dai primi paesaggi olandesi.

Tuttavia non si tratta di allegorie del “divino”, ma piuttosto di una visione antropologica della religione, radicata nei costumi come una imprescindibile stratificazione culturale. Non solo, ma come già detto, la forma appuntita dell’esile campanile è ripetuta, ingrandita, nel cipresso in primo piano a sinistra, a imprimere un’ulteriore nota cupa e dinamica, giacché sembra voler raggiungere il limite superiore del quadro.


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