Il quadro della settimana: “La Maga Circe” o “Melissa” di Giovanni Lutero detto Dosso Dossi

1516
 Olio su tela,
 cm 176 x 174.
 Ubicato nella Galleria Borghese di Roma.
di Orazio Leotta - martedì 14 maggio 2013 - 6223 letture

Il soggetto di quest’opera è particolarmente affascinante: una maga che compie un incantesimo. A lungo si è creduto che fosse Circe, la maga crudele che nell’Odissea trasforma tutti i compagni di Ulisse in porci. Ma, al di là del fatto che così non si spiegherebbe la presenza del cane e dell’uccello, la donna qui raffigurata ha una faccia dolce e buona, lontana dall’espressione che dovrebbe avere Circe colta nell’atto di togliere ogni dignità umana a un gruppo di eroici guerrieri.

44) MelissaRecentemente è stata fatta un’altra ipotesi iconografica che ha trovato larghi consensi. Si tratterebbe di Melissa, la maga buona dell’Orlando Furioso di Ludovico Ariosto (canto VIII, 14-15), che libera i cavalieri cristiani e saraceni dal palazzo della malvagia Alcina, dove erano stati trasformati in pietre, alberi, animali, e restituisce loro le armi (una di queste è l’armatura a sinistra). Il cane e l’uccello sarebbero quindi paladini ancora trasformati, mentre gli strani manichini appesi all’albero potrebbero essere paladini nello stadio intermedio tra l’incantesimo e la liberazione. I tre uomini che discorrono sullo sfondo sarebbero, infine, paladini già liberati. Corrisponde al quadro anche la descrizione della fanciulla, che, nell’Orlando Furioso, ha un “viso giocondo” e una “ricca vesta”.

Non bisogna inoltre dimenticare che Ariosto era il poeta di corte degli Estensi a Ferrara, gli stessi committenti della maggior parte delle opere di Dosso, e che proprio in quegli anni usciva la prima edizione dell’Orlando Furioso (1516). L’opera particolarmente pregiata sia per la grandezza che per l’anomalia del formato (quasi quadrato), si trovava nella collezione Borghese fin dalla metà del Seicento. Fu molto probabilmente commissionata da Alfonso d’Este nel secondo decennio del Cinquecento e portata a Roma successivamente, quando Ferrara divenne parte dello Stato della Chiesa.

La luce forte e vibrante e i colori accesi che caratterizzano il dipinto sono un’eredità della pittura veneta che Dosso studiò con attenzione, rielaborandola poi in modo originale. Pur rimanendo sempre alle dipendenze della corte estense, il pittore era solito viaggiare molto per aggiornarsi sulle novità artistiche dell’epoca. Dall’insegnamento della pittura veneta, in particolare di Giorgione e Tiziano, Dosso attinse soprattutto la tecnica pittorica. In quegli anni infatti si era diffuso a Venezia un nuovo modo di dipingere, particolarmente adatto per la pittura a olio, che prevedeva un uso del pennello molto più libero e veloce. Il colore ora veniva dato attraverso una serie di pennellate interrotte e frammentarie che, se viste da vicino potevano risultare caotiche, a distanza davano invece il senso della luce e della vibrazione atmosferica (vedi il paesaggio sullo sfondo).

Tiziano era il pittore veneto con cui Dosso ebbe i contatti più stretti. I due erano probabilmente legati da un rapporto di amicizia dato che si sa da alcuni documenti che fecero un viaggio di studio insieme. Il volto della maga Melissa potrebbe essere quindi un omaggio a Tiziano, essendo quasi identico a quello della bella fanciulla, coperta soltanto da un drappo, che simboleggia l’Amor Profano (“Amor Sacro e Amor Profano”, 1514, Galleria Borghese, Roma). Per concludere accenniamo al fatto che per il movimento impressionista la pittura dei veneti e dei loro seguaci (come Dosso Dossi) costituì un punto di partenza importante per la nascita del nuovo stile. Il principio della pennellata “interrotta” è infatti alla base della tecnica impressionista che lo rielaborò anche sulla base di nuove scoperte scientifiche.


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