Il quadro della settimana: “Il giuramento degli Orazi” di Jacques-Louis David

1784.
 Olio su tela,
 cm 330 x 125.
 Ubicato al Museo Louvre di Parigi.
di Orazio Leotta - mercoledì 2 gennaio 2013 - 4402 letture

Questa solenne rappresentazione di un episodio della più antica storia romana cambiò il corso della pittura moderna e, commissionata da Luigi XVI, divenne, paradossalmente, il simbolo di una cultura e di uno spirito che di lì a poco sarebbero sfociati nella rivoluzione francese. La tela fu dipinta da David proprio a Roma. La vicenda (il giuramento che precede il duello fra tre fratelli romani e tre fratelli di Alba Longa, i Curiazi, che decise le sorti della guerra fra le due città, nel VII secolo a.C.) offriva i caratteri di nobiltà ed esaltazione delle virtù patriottiche che lo spirito dell’epoca prediligeva. David seppe qui comporre un’opera che per la sua austera essenzialità traduceva in pittura la dimensione eroica suscitata in ogni uomo dall’amor di patria. L’ambientazione è scarna ed essenziale. Pochi elementi dividono il dipinto in tre aree distinte, sottolineate da altrettante arcate sullo sfondo. 25) Il giuramento degli Orazi All’interno di questi settori si collocano le figure principali: sulla sinistra in primo piano gli Orazi, dall’impeto eroico e dalla prestanza statuaria; al centro il padre e sulla destra, raccolte nel dolore e in parte nascoste nell’ombra, le donne della famiglia. Attraverso tanta spartana essenzialità, David esalta lo spirito di un’età arcaica dominata da leggi severe e moralità di costumi, in cui il bene dello Stato veniva fieramente preposto alla stessa vita dei singoli. Per decidere dunque le sorti della guerra tra Roma e Alba Longa, fu stabilito che alcuni guerrieri dei due campi combattessero tra loro: per i romani furono scelti i tre fratelli Orazi, per gli albani i tre (gemelli) Curiazi. Di questa storia, narrata dallo storico romano Tito Livio, David sceglie il momento del giuramento dei tre Orazi di fronte al padre, trasmettendone tutta l’intensità eroica attraverso alcuni precisi espedienti. In primo luogo l’uso della luce che, colpendo decisa il profilo del giovane in primo piano, ne definisce con energia le forme compatte e la posa fiera e immobile, dando ai volumi una solidità quasi marmorea. Particolarmente studiata è anche la teatralità delle pose, dall’impatto visivo ed emotivo immediato: l’ampio gesto delle braccia tese verso le spade manifesta un sentimento di grande fierezza, mentre la fermezza virile degli eroi è resa attraverso la salda posizione delle gambe divaricate, che stabilizza l’intero gruppo chiudendolo entro un unico blocco compatto.

Jacques-Louis David. - Pittore (Parigi 1748 - Bruxelles 1825), figura dominante della pittura neoclassica europea. Allievo di J.-M. Vien, cominciò a dipingere secondo la tradizione settecentesca francese; ma un soggiorno a Roma (1775-80) modificò radicalmente il suo stile. Dallo studio dei maestri del sec. 17º passò all’ammirazione entusiastica per gli antichi; ma, a differenza dei classicisti italiani che nell’antico vedevano realizzato il bello ideale, egli era mosso da interessi morali che lo portavano a cercare negli eroi greci e romani altrettanti esempî di virtù civile. Si formò così uno stile solenne e asciutto, sdegnoso d’ogni grazia di forma o di colore, ma severissimo e nobile nella composizione e nel disegno. Appartengono a questo periodo il Belisario (1781, museo di Lilla), il Giuramento degli Orazî (1784, Louvre), la Morte di Socrate (1787). Il grande successo del D. in quegli anni fu in parte dovuto ai sentimenti rivoluzionarî che trasparivano nelle sue opere; e alla Rivoluzione D. partecipò ardentemente: il Marat (1793, museo di Bruxelles) è la sua opera più alta e più drammatica. Incarcerato durante la reazione termidoriana e poi liberato, aprì una scuola che raccolse allievi d’ogni parte d’Europa. In Napoleone, D. vide incarnato il suo ideale eroico. Eseguì di lui due ritratti, e per suo incarico le due grandi tele (1805-1810) con l’Incoronazione (Louvre) e la Consegna delle Aquile (Versailles). Altra opera importantissima è, nel 1812, Leonida alle Termopili. Dopo i Cento giorni si rifugiò a Bruxelles, dove continuò la sua attività in forme sempre più stanche e accademiche (Amore e Psiche; Venere disarma Marte, ecc.). Notevolissimi, per la penetrazione psicologica e il colore più mosso e accordato, i ritratti. Enorme fu la sua influenza sulla pittura europea. Le opere sono in gran parte nei musei francesi e belgi.


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