Il quadro della settimana: “Ercole e Onfale” di Francois Boucher

1734. Olio su tela, cm 90 x 74. Museo Pushkin di Mosca
di Orazio Leotta - martedì 5 novembre 2013 - 5960 letture

Secondo una tradizione che fa capo ad Apollodoro, Ercole fu venduto come schiavo per aver ucciso un amico in un momento d’ira. Per sua fortuna fu acquistato dalla regina di Lidia, Ercole e Onfale di BoucherOnfale: i due divennero in breve tempo amanti. I due amorini, ai piedi del letto, trattengono il fuso e la pelle del leone, di cui i due amanti si sono disfatti per concedersi alla passione. Boucher, esponente dell’ultimo barocco francese, che già strizza l’occhio al rococò, è unanimemente ricordato per i toni erotici e sensuali della sua produzione; del mito, egli sceglie infatti il momento preciso ed esplicito della seduzione.

In quest’opera, che all’epoca doveva apparire piuttosto conturbante, il soggetto mitologico o di genere che sia, passa in second’ordine rispetto all’esaltazione della grazia e della bellezza femminile. I due amanti sono colti nel momento del bacio travolgente, i corpi sono uniti nell’incrocio delle gambe e delle braccia. La scelta della pennellata, sciolta e vivace, ben si addice alla rappresentazione di questa unione repentina e di foga amorosa. Quanto ai colori, si nota il contrasto tra l’incarnato scuro di Ercole e quello rosa perlaceo di Onfale. Ercole e Onfale di Lemoyne

Nell’affrontare il tema di Ercole e Onfale sembra evidente come Boucher abbia tratto ispirazione dall’analogo tema trattato dal suo maestro Francois Lemoyne, con la differenza che l’anziano pittore non aveva reso esplicita la passione tra i due limitandosi ad un allusivo abbraccio. Nulla di esplicito, solo uno sguardo complice, né tantomeno notiamo un contrasto di colori, anzi al contrario, entrambe le figure sono intrise di luce con incarnati rosei e morbidi.


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