Il quadro della settimana: “Viandante sul mare di nebbia” di Caspar David Friedrich

(1818)
 olio su tela
 cm 98 x 74
 Ubicato al Hamburger Kunsthalle di Amburgo.
di Orazio Leotta - martedì 19 marzo 2013 - 21432 letture

Pieno romanticismo. Un mare di nebbia avvolge il paesaggio e le montagne che l’uomo, un viandante solitario è intento ad ammirare. Egli è volutamente ritratto di spalle (ciò rappresenta la sua coscienza, la parte più oscura della sua anima) ed appare soggiogato dal forte richiamo della natura più aspra e al contempo imponente. Né fiori né vegetazione appaiono sulle inospitali rocce; forte sensazione di freddo, non solo in senso fisico esteriore ma anche metaforico relativo alla pochezza umana di fronte all’immensità della natura, di una natura arcaica, più che selvaggia, diremmo primitiva.

Viandante sul mare di nebbia.jpgL’uomo ritratto in posizione rialzata è messo nella condizione di poter meglio osservare quanto lo circonda e si trova in una sorta di ideale coinvolgimento con lo spettatore il quale è come se guardasse la natura circostante insieme a lui, condividendone meraviglia e soggezione, sgomento e curiosità. Egli, come una calamita, sembra fortemente attratto dallo spettacolo che gli si para innanzi pur avvertendone il senso del pericolo; ne è affascinato, benché solo.

E qui risiede il concetto ultimo e intrinseco del romanticismo tedesco: alla fine l’uomo è sempre solo nei momenti di difficoltà, non solo, ma è un “niente” a confronto dell’immensità della natura, di una natura inaccessibile che acquista valenza di tragicità ma al contempo volano di stimolo per la ricerca se non visiva quanto meno immaginaria del concetto di infinito. Ma cosa rappresenta l’infinito? Dio, o indipendentemente dal nome, qualcosa che sta al di sopra della comprensione umana? E la natura pertanto forse è da intendere come veicolo per raggiungere la sommità interiore e la vicinanza col creatore?

Di certo sono concetti classici che ben si incastonano nella filosofia e nel pensiero tipico del romanticismo di inizio XIX secolo e da non sottovalutare, fra l’altro, che l’uomo, oltre che solo, è anche un viaggiatore, un viandante, situazione che fortifica il concetto dell’esule romantico.

Caspar David Friedrich (1774-1840) è il pittore tedesco che per primo entrò nel clima del romanticismo tedesco. La Germania ebbe un ruolo fondamentale nella definizione delle teorie romantiche sia grazie ai movimenti letterari quali lo «Sturm and Drung» sia grazie all’opera di alcuni pensatori e filosofi quali von Schlegel e Schelling. Ma l’arte romantica per eccellenza della Germania fu soprattutto la musica che ebbe come massimo interprete Ludwig van Beethoven.

Friedrich è interessato, nella poetica del romanticismo, soprattutto al lato mistico della natura. La prima opera che lo rese noto fu la «Croce sulla montagna» o pala di Tetschen, del 1808. Questa pala d’altare è composta unicamente da un paesaggio di montagne, su cui si staglia il segno nero di una croce. Che un paesaggio potesse essere un immagine religiosa è una grossa rivoluzione che non poco stupì i critici del tempo. In essa, tuttavia, è chiaramente avvertibile una suggestione religiosa data dallo spettacolo della natura, intesa come opera divina, in cui la presenza della croce serve principalmente ad elevare il nostro pensiero a Dio.


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