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Il professore Franco Scoglio

Franco Scoglio, l’allenatore che alle parole faceva seguire i fatti. Profetico fino all’ultimo: “morirò parlando del Genoa”
di Orazio Leotta - martedì 17 aprile 2012 - 4716 letture

Il Professore Franco Scoglio amava ripetere: a Messina, a Genova e a Tunisi sono l’allenatore migliore del mondo! E aveva ragione. Scoglio nato a Lipari il 2 Maggio 1941, dopo una laurea in Pedagogia - donde l’appellativo di “Professore” - iniziò la sua carriera di allenatore alternandosi fra Reggina, Messina, Gioiese, Acireale, Spezia e Akragas per poi definitivamente balzare agli onori della cronaca nei suoi consecutivi quattro anni a Messina fra il 1984 e il 1988, dove sfiora al primo tentativo la promozione in B, centrandola l’anno dopo e conquistando due agevoli salvezze negli anni successivi, anzi, nel primo anno di serie B (il Messina vi faceva ritorno dopo 19 anni) a lungo lottò per la promozione in A. Scoglio abbraccia Ruotolo[1]

A tal proposito i tifosi ricorderanno i treni gialli e i treni rossi organizzati per le delicate trasferte di Modena (1-1, gol di Gobbo) e di San Benedetto del Tronto (0-2, Bellopede sbagliò un rigore). Erano gli anni di Catalano, un lucano molto tecnico proveniente dall’Akragas, di Franco Caccia, classe sopraffina, di Mancuso, poi approdato al Milan, dell’operaio Vendittelli, di Orati, Repetto, di Nicola Napoli, anch’egli approdato alla corte di Boniperti e di Totò Schillaci poi capocannoniere nelle notti romane di “Italia ‘90”. Convinse i suoi “bastardi”, come affettuosamente chiamava i suoi giocatori, ancor prima dell’avvento dell’Arrigo di Fusignano, che nel calcio moderno occorreva abnegazione negli allenamenti, prove e riprove sulle diagonali e sulle famose palle inattive. Introdusse il concetto di zona “sporca”, un misto di marcatura a uomo e a zona; mutuò schemi di gioco dal basket e perfino dal rugby.

Ospite in una trasmissione televisiva, illustrò il concetto di spazio e di teorica suddivisione del terreno di gioco in tanti piccoli segmenti. Fece a tal proposito un esempio: “Bellopede non deve passare la palla a Orati. Bellopede deve mettere la palla in una zona del campo, laddove ci deve essere Orati. Badate che non è la stessa cosa”. Dieci su undici dei giocatori che scendevano in campo avevano rigidi compiti tattici da rispettare, tranne uno, Schillaci, che proprio non riusciva a entrare nei meccanismi. Scoglio capì che per il giovanotto palermitano il calcio era impeto, tecnica, velocità, istinto e passione e lo lasciò libero da schemi capitalizzando al meglio dalle sue giocate. Intuitivo anche dopo una disastrosa trasferta a Francavilla (0-5), era la quarta d’andata: solo sfortuna, non cambierei il mio Messina con questo Francavilla (alla fine del campionato abruzzesi retrocessi in C2, Messina terzo). il professore[1]

Le avvisaglie della promozione in B, nel campionato 1985/86 ci furono già in estate, in Coppa Italia, quando il Messina batté la Roma (squadra poi vincitrice finale del torneo, 1-0 gol di Orati, al cospetto di un Antonello Venditti presente e spettatore in uno dei famosi terrazzi che si affacciano sul “Celeste” di Messina), il Bari (1-0 gol di Schillaci) e impattando con l’Ascoli di Boskov (1-1), nel più bel mese di Agosto che i tifosi giallorossi ricordano. Dopo la stage in Russia agli ordini del colonnello Lobanovski, il Professore salpa per Genova, sponda rosso-blu, il glorioso Grifone, prima squadra a vincere l’italico torneo nel 1898 e a cui manca una sola vittoria in campionato per giungere alla stella.

Campionato di serie B 1988-89 ed è promozione in serie A al primo tentativo: alcuni dei protagonisti furono Marco Nappi, Eranio, Signorini, Fontolan e un certo Gennaro Ruotolo: nessuno gli crede ma per Ruotolo, Scoglio profetizza la maglia azzurra. Pregasi gli scettici di scorrere i tabellini delle partite della nazionale per la verifica. Durante il torneo riprendono vigore le famose “tabelle di marcia”, già introdotte a Messina, una sorta di marcia di avvicinamento al risultato finale, scomponendo il torneo in gruppi da quattro a otto partite all’interno della quale occorreva fare i punti prestabiliti. La sua ombra più che preziosa si chiamava Ricky Sogliano, ex giocatore del Milan, uno degli eroi di Salonicco contro il Leeds. Fu una cavalcata trionfale con la classica ciliegina sulla torta: l’amichevole Genoa-Russia finita col risultato di 1-1.

Il successivo campionato nella massima serie fu più che tranquillo: dal Sudamerica giunsero Aguilera e Perdomo. Quest’ultimo negli intendimenti del tecnico avrebbe dovuto fungere da perno più avanzato di un rombo difensivo composto anche da Signorini, Torrente e Caricola; una sorta di Falcao rossoblu. La sua tanto sbandierata grinta europea ci fu, ma la tecnica sudamericana un po’ meno. Sarebbe stato meglio il tanto desiderato bielorusso Aleinikov, la trattativa giunse a buon punto, ma il rosso centrocampista andò poco tempo dopo alla Juventus.

Undicesimo posto finale: l’ “Europa” tanto agognata dai tifosi giungerà poi due anni dopo con Bagnoli, e che Europa! (vittoria ad Anfield Road ed eliminazione solo in semifinale di Uefa Cup). Di seguito Bologna, Udinese, Lucchese, Pescara, Torino, Cosenza, Ancona e per due volte ritorno al Genoa per risollevarne le sorti. E poi l’avventura africana alla guida della Tunisia (la prima, ne seguirà un’altra con la Libia) con ragguardevoli risultati raggiunti: qualificazione alla Coppa d’Africa del 1999, raggiungimento delle semifinali dopo aver eliminato niente di meno che l’Egitto con una tattica made in Scoglio: pressing, zona sporca, ripartenze e palle inattive. La rivista France Football elegge la Tunisia migliore squadra africana del 1999. gazzetta dello sport[1]

Eliminatorie per le qualificazioni dei mondiali nippo-coreani del 2002 a spron battuto, qualificazione ormai certa, ma il Genoa chiama, rischia di finire in serie C, sta giocando il peggior calcio professionistico e Scoglio per il Genoa è disposto a rinunciare al lauto ingaggio e a un mondiale sicuro. Torna e salva la squadra. E all’ombra della Lanterna torna ad echeggiare il motto: “Da uno scoglio di Quarto è nata l’Italia, da uno Scoglio di Lipari è rinato il Genoa”. Allenerà ancora il Napoli per dodici partite poi farà l’opinionista per Italia1, per Al-Jazeera e per alcune TV private genovesi. Morirà il 3 Ottobre 2005, in diretta TV, negli studi di Primocanale di Genova mentre accoratamente difendeva a spada tratta il Genoa, colto da infarto. Ai suoi funerali celebrati nel capoluogo ligure parteciparono oltre diecimila persone; tremila lo accolsero al “Giovanni Celeste” nel suo ritorno a Messina. Riposa nel cimitero di Lipari.


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