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Il presidente che volle essere un garante dell’etica

La morte di Oscar Luigi Scalfaro, nel ricordo di Simona Urso che di Scalfaro è stata storico.
di Simona Urso - domenica 29 gennaio 2012 - 1834 letture

Fui ricevuta al Quirinale, lui presidente, perché dovevo scrivere il suo profilo biografico in un volume collettaneo sui costituenti piemontesi. Era così preoccupato, e con lui lo staff, di ciò che avrei dovuto scrivere che fui caldamente invitata a intervistarlo personalmente. Cosa lo preoccupava di più? non certo di sfatare il luogo comune su di lui cattolico Mariano o altre banalità legate alla sua figura.

Conoscitore e buon giudice della storia italiana gli premeva che io scrivessi del suo ruolo nella resistenza, come magistrato al servizio del CLN e della sua partecipazione alla assemblea costituente. Nonostante l’età si sentiva poi ancora debitore dell’insegnamento morale di Azione Cattolica ma considerava un punto d’onore la sua collaborazione con Moro nel secondo centro sinistra e la sua presa di distanza dal declino politico e morale del centro sinistra medesimo negli anni tristi di Rumor. Ci teneva a raccontare se stesso come un garante delle istituzioni e dell’etica pubblica, nel suo stesso partito e nella politica italiana. E si riteneva orgoglioso del modo in cui aveva interpretato, in continuità con questa ricostruzione del proprio ruolo, anche il proprio ruolo di capo dello Stato dopo la prima crisi Berlusconi (di cui senza dubbio i quotidiani parleranno domani... diranno banalmente che fu come Cossiga un anticipatore del protagonismo di Napolitano). Aveva le idee molto chiare sul proprio ruolo e su come voleva essere ricordato, su cosa voleva che gli storici dicessero di lui. E soprattutto ci teneva a mostrarsi come la parte sana della DC, quella che accettava di essere identificata magari con Scelba sapendo che era meglio (e forse noi negli anni Novanta non lo avevamo ancora compreso fino in fondo) essere scelbiani che pezzi ondivaghi di una sinistra DC che dopo Moro e la sua generazione avrebbe visto in campo solo lo sfascio. Mi dedicò ben tre ore, in cui cercò di dirmi velatamente che il sistema dei partiti che aveva virato verso tangentopoli era figlio proprio di quei primi anni Settanta in cui lui aveva voluto allontanarsi dagli incarichi di governo.

E’ il caso di ricordare che da capo dello stato dovette affrontare tangentopoli, la morte di falcone e Borsellino e Berlusconi al governo... ci teneva a dare un segnale controllando anche in questo caso la propria immagine pubblica e il proprio ruolo; anche se stava solo dando spunti ad una giovane storica precaria con l’ingrato compito di scrivere di lui per un libro che pochi avrebbero letto. Si impuntò solo su una cosa, quando rilesse il mio lavoro: pretendeva che dessi opportuno rilevo alla sua attività nella commissione di inchiesta sul terremoto dell’Irpinia negli anni Ottanta, ancora a riprova di quanto contava per lui il distanziamento da una parte del suo partito e dagli anni Ottanta.

Accettò di scrivere anche la prefazione al volume, anche se il suo staff mi fece sputare sangue perché il prodotto fosse all’altezza della persona (grande apparato il Quirinale. E che cerimoniale, signori....).

Per finire, una cosa che non c’entra con i miei ricordi ma che dà l’idea secondo me del personaggio. Nell’ultimo libretto di Giancarlo De Cataldo, In Giustizia, in cui il magistrato scrittore racconta del proprio lavoro c’è un brano che ricorda l’incontro con Scalfaro. De Cataldo è magistrato di sorveglianza in un carcere. Scalfaro chiede un permesso per poter parlare con alcuni brigatisti reclusi (non aveva alcun bisogno del permesso in quanto parlamentare. ma per rispetto verso i giudici lo chiese). Lo scopo del colloquio? Squisitamente personale. Scalfaro voleva capire il perché di una stagione, parlando con i protagonisti, stagione che negli anni Ottanta aveva vissuto da ministro dell’Interno e che gli aveva probabilmente lasciato troppe domande e poche risposte.

Non male, eh, per un democristiano?


Oscar Luigi Scalfaro su Wikipedia. Il video con il discorso del "non ci sto". Il testo online del Dizionario online della Treccani con la voce a lui dedicata.

Il volume a cui ha collaborato Simona Urso è: I deputati piemontesi all’Assemblea Costituente / a cura di Caterina Simiand. - pp. 640. - edito da Franco Angeli, 1999. - Codice ISBN: 9788846416407


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