Il predellino


Il futuro incerto di un possibile precario: fa il senatore, ha due nomi, una paga da fame e fra 4 anni potrebbe non essere rieletto
mercoledì 16 settembre 2009, di Adriano Todaro - 5676 letture

Sono tante, ormai, le categorie di lavoratori che scelgono proteste estreme pur di avere un po’ di visibilità mediatica. Mi preoccupano molto questi lavoratori, da quelli della Innse di Milano ai precari della scuola. Tutti sui tetti, sulle torri, oppure legati con catene davanti al ministero. A loro va tutta la mia solidarietà. Ma fra tutte queste categorie, c’è un lavoratore che mi sta più a cuore. Si tratta del signor Giorgio Clelio Stracquadanio, precario fra i precari. Già uno che si chiama, oltre che Giorgio, anche Clelio, fa tenerezza. La sorte l’ha condannato ad avere due nomi e quindi tutti si aspettano da lui il doppio delle cose che gli altri riescono a fare.

Giorgio Clelio, classe 1959, di professione fa il senatore. O meglio. Lui sarebbe giornalista. Infatti, è stato editorialista al quotidiano Il Tempo e ha scritto numerosi volumi per il quotidiano Libero, quando era diretto da Vittorio Feltri nonché per il ministro Renato Brunetta. Sembra che scriva anche i discorsi del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Infatti, ci chiedevamo sempre cosa usasse il miglior presidente, da 150 anni a questa parte, per dire e scrivere pensieri così profondi. Poi ci hanno detto che c’era di mezzo Clelio che gli scrive i discorsi e Giorgio che gli suggerisce quello che deve dire e così abbiamo capito.

Ma Giorgio Clelio non fa solo questo. Ha avuto tempo anche di fondare, nel 2009, un quotidiano online. Sapete come l’ha chiamato? No? Ve lo dico io. L’ha chiamato Il predellino in ricordo del famoso discorso di Berlusconi sul predellino dell’automobile. Ed inoltre è anche consigliere politico della ministra Maria Stella Gelmini, quella laureata a Reggio Calabria.

Insomma un eclettico personaggio che sa fare tante cose. Eppure la crisi non guarda in faccia a nessuno e anche Giorgio Clelio potrebbe diventare un precario. E’ stato lui stesso a dichiararlo ad una trasmissione di radio Rai dove si parlava, appunto, di precari. C’era stata la testimonianza di un professore di 58 anni, precario da 25 con una paga di 1.200 euro mensili. Giorgio Clelio ha interrotto il professore ed ha esclamato: “Anch’io sono precario, tra quattro anni potrei non essere rieletto”.

E’ proprio vero: siamo tutti precari! E’ precario il professore a 1.200 euro ed è precario l’onorevole che di euro ne prende più di 10 (al mese). Il professore non sa se prenderà mai la pensione e quanto prenderà, l’onorevole la prende dopo pochi anni di Parlamento tassata solo al 60%. Il professore, se ha la macchina, deve spendere per mettere la benzina, l’onorevole viaggia gratis su molti mezzi di trasporto e senza prenotare il posto. Il professore vorrebbe andare al cinema e allo stadio, ma non può. L’onorevole ha la tessera per entrare gratuitamente in cinema e stadi. Ci fermiamo qui perché sentiamo un po’ di nausea quando pensiamo al possibile futuro precario di Giorgio Clelio.

Comunque se diventerà precario può sempre imitare gli altri precari. Certo uno con due nomi non può arrampicarsi sui tetti e allora diamo a lui un consiglio. Per farsi notare potrebbe sempre salire sul predellino. Certo sarebbe un utilizzatore finale di questa importante componente automobilistica. In compenso se casca non si farà male. D’altronde, si sa, i parlamentari cascano sempre in piedi.

P.S. Giorgio Clelio Stracquadanio è stato uno dei senatori che ha votato contro la proposta di dimezzare lo stipendio e le immunità dei parlamentari. Precario va bene, ma pirla no.

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4 dicembre 2009, di : Claudio Nanni

Bellissimo articolo il tuo. a dire il vero non sapevo da cosa nascesse la scelta del nome. cmq.molto sobrio e forse, anche "troppo" educato. chiarisce l’atteggiamento oramai consolidato di questi politici. Sona capaci di farsi vedere litigiosi ed aggressivi quando sono in pubblico mentre privatamente si sorridono sornioni sotto i baffi. Assistendo a certi incontri pubblici, mi sembra di ossevare una mera attività di marketing nel miglior stile Vanna Marchi, per attecchire sui "compratori" (elettori) per meglio piazzare le loro caz...e. Spero in un una nuova liberazione, come nel ’45, solo che adesso non ci sono più gli americani o meglio, altri disposti ad aiutarci. Non abbiamo niente altro da impegnare o regalare della nostra bella ex-Italia. Saluti, Claudio
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