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Il pianto silenzioso delle donne afghane bagna l’Oriente

Sono immagini agghiaccianti quelle che popolano nei social media: uomini attaccati come grappoli d’uva agli aerei in partenza a Kabul, feriti con arma da fuoco e con stress post traumatico.

di Martina Famulari - domenica 22 agosto 2021 - 1157 letture

Nelle ultime ore stiamo assistendo inermi ai grandi sconvolgimenti politici, economici e geopolitici che stanno colpendo l’Afghanistan . Dalla scomparsa di Gino Strada fondatore di Emergency alla libertà violata di donne e bambini. Dietro queste vicende si cela il volto dell’indifferenza politica e sociale che dal 1996 e con la caduta delle Twin Towers nel 2001 ad oggi ha sconvolto le sorti di paesi e vite umane.

Sono immagini agghiaccianti quelle che popolano nei social media: uomini attaccati come grappoli d’uva agli aerei in partenza a Kabul, feriti con arma da fuoco e con stress post traumatico, i bambini vengono lanciati oltre la soglia del muro della Salvezza in braccio a dei perfetti sconosciuti pur di essere messi in salvo e donne che da anni sono vittime del regime talebano, dispotico e macchiato di sangue che dal 1996 con la conquista dell’Afghanistan è riuscito ad imporre la Sharia.​

Sharia ed estremismo: Violenza in nome di Dio

Nei Paesi islamici esistono diverse interpretazioni del Corano, il libro con le rivelazioni di Allah a Maometto, e della Sunna, l’insieme degli atti e dei detti di Maometto. Le milizie che hanno conquistato l’Afghanistan si ispirano a una forma radicale dei precetti religiosi che vanno a stabilire anche principi penali e scale di accettabilità nelle azioni quotidiane. L’ideologia dell’autoproclamato Stato islamico si riconduce essenzialmente alle dottrine del salafismo, del wahhabismo e del panislamismo.

Definito nelle maniere più diverse - "ortodosso", "ultraconservatore", "austero" - il wahhabismo costituisce una forma estremamente rigida di Islam sunnita, che insiste su un’interpretazione letterale del Corano. I wahhabiti credono che tutti coloro che non praticano l’Islam secondo le modalità da essi indicate siano pagani e nemici dell’Islam. I suoi critici affermano però che la rigidità wahhabita ha portato a un’interpretazione rigorista dell’Islam, ricordando come dalla loro linea di pensiero siano scaturiti personaggi come Osama bin Laden e i talebani. Il sala fi smo è una corrente di pensiero che risale al medioevo con caratteri di apertura e riformismo. I primi segnali evidenti e ufficiali del mutamento ideologico e strategico del sala fi smo, da movimento "riformista" e tollerante a movimento "fondamentalista" e marcatamente ostile alla modernità, si possono forse riscontrare in Tunisia, verso gli anni Trenta del XX secolo.

Basterebbe pensare un solo attimo ai volti di coloro che in questi esatti istanti sta perdendo dignità, femminilità, sogni, infanzia e diritto. “Diritto” una parola così semplice a cui ormai siamo abituati che ciò che abbiamo, pensiamo e supponiamo sia scontato. Andare a scuola senza vincoli, è un diritto. Studiare, è un diritto. Provare emozioni, è un diritto. La salute, è un diritto. Amare come e chi si vuole, è un diritto. Essere Donna, è un diritto.

La Libertà è un diritto

E’ inevitabile pensare a donne e bambine, come la ragazza ventitreenne che ha coraggiosamente pubblicato il proprio viso rigato dalle lacrime e rassegnato alla consapevolezza di un destino che prevede sparire nel nulla i milioni di volti macchiati dalla violenza e privati della loro libertà:” Siamo destinate ad essere dimenticate”. La libertà è un diritto, non è abnegazione di sé, colpevolizzazione e sacrificio.

Dinanzi a questo scenario assistiamo alla ri fl essione sterile e ingiusta di chi lamenta solo l’apertura dei porti, di chi nega la libertà, la salute e la vita a coloro che lasciano e abbandonano la propria terra, dimenticando che la partenza è dovuta alla paura e al terrore che da sempre perpetuano nei territori dell’Oriente. Nietzsche ci dà in maniera precisa la spiegazione della fuga, il fi losofo sostiene che anche per i navigatori più esperti, quelli che hanno più con fi denza con la libertà del mare, svilupperanno un sintomo particolare, lo chiama: “Nostalgia della Terra”, abbiamo bisogno di rifugiarci dalla vertigine della libertà ma al tempo stesso questa porta la brezza ma anche la dimensione dell’angoscia. Nessuno decide di partire, coloro che scelgono di farlo si trovano costretti a sopravvivere ad una realtà che per l’Occidente è lontana, surreale .

Nadia Anjuman, la poetessa che cantava la libertà

Come vi sentireste se ogni giorno qualcuno vi privasse della libertà? La situazione pandemica ci ha imposto una grande lezione, quella di Restare. Umani.​ Quelle che stiamo vedendo sono morti, violenze e molestie su donne che sognano un futuro di libertà come, ad esempio, le ragazze del dipartimento di robotica, sì anche in paesi arretrati come l’Afghanistan ci sono eccellenze che vivono nella povertà e nella guerra, ci sono futuri matematici, medici e scrittrici come Nadia Anjuman. Nadia nel 2005 venne assassinata durante il regime talebano, nel 1995 frequentava un circolo letterario “mascherato” da scuola di cucito: La Goodle Niddle School.

Finito il regime si iscrive all’università, studia Lettere, pubblica una pregevole raccolta di poesia, il marito la uccide perché declama la sua raccolta di poesie in pubblico. Aveva venticinque anni:

ll diritto di gridare
 Nadia Anjuman

Non ho voglia di aprire la bocca
 di che cosa devo parlare?
 che voglia o no, sono un’emarginata
 come posso parlare del miele se porto il veleno in gola?
 cosa devo piangere, cosa ridere,
 cosa morire, cosa vivere?
 io, in un angolo della prigione
 lutto e rimpianto
 io, nata invano con tutto l’amore in bocca.
 Lo so, mio cuore, c’è stata la primavera e tempi di gioia
 con le ali spezzate non posso volare
 da tempo sto in silenzio, ma le canzoni non ho dimenticato
 anche se il cuore non può che parlare del lutto
 nella speranza di spezzare la gabbia, un giorno
 libera da umiliazioni ed ebbra di canti
 non sono il fragile pioppo che trema nell’aria
 sono una figlia afgana, con il diritto di urlare.
​​

E’ così che la cultura, in particolare modo l’arte hanno un ruolo catartico, altre donne utilizzano il loro dolore come Nadia trasformandolo in arte, in bellezza, è la storia di Shamsia Hassani che si dedica alla street - art, nella sua ultima opera la speranza è a terra, fragile, cade ma non si è spenta: Tutte le volte che proclamiamo libertà o etichettiamo il diverso lamentandoci di quanti soldi vengono spesi inutilmente nella piena convinzione che qualcuno, lo straniero, ci stia rubando il posto di lavoro, il futuro, pensiamo che dietro quel volto, trattato come carne da macello, deriso, umiliato e discriminato ci sia una donna, una moglie, una figlia, un essere umano con il diritto di urlare. Ignorare la sofferenza di un uomo, è sempre un atto di violenza, il più vigliacco fra tutti.


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