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Il piacere non può aspettare

Recensione del romanzo d’esordio di Tishani Doshi.
di Giovanna Marchese - martedì 9 ottobre 2012 - 3476 letture

“Distesi sotto un cielo notturno picchiettato di stelle, senza altro legame con la terra se non quello dei loro corpi. Senza nulla che li trascinasse verso il fondo. Nulla se non quel singolo filo di amore che era sempre stato sufficiente, più che sufficiente”.

Il romanzo inizia con una partenza, nel 1968. Babo, il primogenito della famiglia Patel, parte per l’Inghilterra per completare gli studi e acquisire esperienza nel lavoro. Quella notte il padre fa un brutto sogno avendo il triste presentimento che quel viaggio avrebbe portato solo guai a lui e a tutta la famiglia. In Inghilterra Babo incontra Sian , una donna gallese dalla pelle color latte, e se ne innamora al primo sguardo, a partire dal nastro rosso che lei portava tra i capelli. Inizia tra i due un’intensa passione che durerà tutta la vita ma il loro amore dovrà superare prove e ostacoli prima che venga riconosciuto dai genitori di lui, Prem Kumar e Trishala, che temono di perdere il figlio e che sognano per lui un matrimonio con una donna indiana e una carriera nell’azienda di famiglia. Ma l’amore vero supera qualsiasi ostacolo, qualsiasi barriera culturale e troveremo Sian in India per iniziare una nuova vita in un altro paese, senza nessuna certezza se non la speranza dettata dal proprio sentimento.

“Sian lo vide subito: e tutto il resto sparì in un attimo. Le fitte che sentiva nella pancia, l’ultima sottile linea da superare, la capacità di essere questo e quello, tutta la sua esistenza prima di lui. Sparito. Perché lei stava per entrare in quell’uomo. L’avrebbe avvolto, attorcigliando le gambe intorno ai suoi fianchi. L’avrebbe colmato, tanto da fargli dimenticare com’era la vita prima di lei”.

Sullo sfondo di questa storia d’amore, i parenti di Babo tra cui la nonna Ba, un porto sicuro in cui Babo prima, nel momento di ribellione alla sua famiglia e tutti gli altri dopo di lui, Chotu, il fratello amatissimo, e poi Mayuri e Bean, le figlie nate dal suo matrimonio, si rifugiano. Ba vive in un villaggio, di cui è l’anima, col sari bianco da vedova, elargisce perle di saggezza e carezze nella stanza dell’altalena in cui i membri del villaggio, soprattutto donne, si ritrovano la sera, mentre le lucertole rosse garoli masticano lo stucco dai muri. E poi Ignatium,, un ermafrodita diventato il protetto di Ba, Dolly e Meenal, Cyrus e tanti altri.

Quello di Tishani Doshi è un romanzo corale, animato da vari personaggi. Una famiglia mista, in cui le uniche diversità che si ritrovano sono quelle dettate dall’animo umano. Modi di sentire differenti, ma un’unione spirituale che sopravvive nonostante la lontananza, nonostante gli eventi vengano percepiti in modo differente, nonostante spesso si disapprovino i comportamenti degli altri. Come dovrebbe accadere in una famiglia, si va via ma si resta in qualche modo. Perché esistono richiami a cui è impossibile non rispondere a partire dalla propria terra, dalle proprie radici.

“Bean sapeva che quando finalmente l’aria di Madras l’avrebbe avvolta, con i suoi odori di polvere e tabacco, acqua di rose e gelsomino, tutto le sarebbe parso familiare: la donna anziana dalla voce roca, che vendeva noci di cocco; l’uomo gonfio di ernia, seduto all’angolo della strada, i bambini che giocavano nei canalini di scolo con i bastoni. Di nuovo a casa, di nuovo a casa”

Ma dov’è questa casa? Tishani Doshi ci insegna che Casa non è un luogo fisico, non è né Oriente, né Occidente. Casa è uno sguardo, una passione, un amore ricambiato e adeguatamente corrisposto, è laddove ci siano delle certezze. E’ l’ekam.

“Ci sono tanti modi di amare una persona….Quello che provi tu è molto raro. Noi lo chiamiamo Ekam. Dicono che si possa conoscere una sola volta nella vita, oppure mai. Alcuni l’hanno descritto come entrare in una grotta senza fine. Altri come sentire il cuore che brucia su un fuoco lento di loppa secca. Quando provi questo Ekam hai l’impressione di poter eliminare qualsiasi colpa nel mondo, qualsiasi profanazione e qualsiasi sfortuna”.

Ci insegna altresì che il piacere è tutto ciò che è in grado di garantirci la felicità, a partire dalle cose semplici. Quelle più importanti. E quando questo piacere esplode, non può attendere.


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