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Il peso del tradimento

Gli avvenimenti epocali della storia sono quasi sempre frutto di un voltafaccia Considerazioni a caldo maturate sulla scia del tradimento inflitto dalla Gran Bretagna all’Europa
di Orazio Leotta - martedì 28 giugno 2016 - 3933 letture

“Non sono un traditore. Uccidi? E sia! Ma lasciami l’onore”. Così Andrea Chenier, nell’omonima opera di Umberto Giordano, si rivolge al Presidente della Prima Sezione del Tribunale Rivoluzionario, il cosiddetto Comitato di Salute Pubblica, in piena Rivoluzione Francese. Onore dunque come sinonimo di fedeltà, di correttezza, di senso di giustizia. Una virtù sbandierata talvolta per supplire ad altre mancanze (economiche ad esempio… siamo povera gente, ma onesta, per noi la fedeltà è una cosa sacra…) o altre volte accostata, qui non sempre in senso virtuoso, a un certo modus operandi fatto dall’osservanza di regole, scritte e non, all’interno di gruppi, associazioni, confraternite, massonerie, mafie e quant’altro.

Tommaso Buscetta, per esempio, tradisce nel momento in cui non si identifica più con gli antichi dettami mafiosi di cui era rimasto folgorato: quella mafia, diciamo, nobile e cavalleresca che lui non riconosceva più e pertanto gli orrori perpetuati dai corleonesi non trovavano fondamento nel credo a cui aveva aderito nel suo giovanile accostamento a Cosa Nostra: in un certo senso non è lui il primo a tradire ma è la mafia che aveva tradito i suoi “ideali”.

E’ spesso il tradimento a muovere le sorti della storia: Giuda tradisce e il mondo non sarà più lo stesso, anche la Rivoluzione Francese è frutto di un tradimento, per non parlare della Resistenza: si tradisce lo Stato costituito e si fa guerriglia sui monti contro i repubblichini e i tedeschi; ma anche qui siamo al cospetto di un pregresso tradimento perché la Repubblica di Salò nasce dopo l’improvviso armistizio dell’8 settembre che condusse a quell’immane confusione e a quell’ immenso stuolo di gente tradita, dagli organi militari superiori agli ignari combattenti italiani, ai vertici tedeschi etc…

L’uomo va sulla Luna grazie al genio di Wernher Von Braun, lo scienziato tedesco che lavorava durante la guerra con la sua equipe ai missili V2 (la cosiddetta “arma segreta” a cui Hitler faceva molto affidamento per dirigere le sorti del conflitto a suo favore): finita la guerra a tutta la troupe nazista viene condonato ogni crimine, anzi tutti i componenti vengono assoldati dal governo americano per la costruzione del razzo che poi nel 1969 porterà Neil Armstrong sulla Luna. Anche in questo caso i migliaia di internati russi, francesi e italiani morti nei sotterranei dei campi di concentramento sono stati moralmente traditi in nome del progresso scientifico.

In buona sostanza la fedeltà è una indubbia virtù tanto più osannata e invocata quanto più semplice e genuino è il contesto di misurazione delle azioni dell’uomo. Più alti sono gli interessi in gioco più va perdendo di importanza il concetto puro di fedeltà per lasciare gradualmente il passo al tradimento, vero motore della storia dai tempi di Caino e Abele, Romolo e Remo fino ai nostri giorni.

Ma, a proposito, quello della Gran Bretagna è da considerarsi più un tradimento o un clamoroso autogol?


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