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Il perché del recente movimento franoso verificatosi a Carlentini (Sr)


Cosa succede quando si abbandonano gli aranceti
martedì 8 febbraio 2011, di Emanuele G. - 603 letture

A Carlentini si stava per verificare quanto succede da anni in provincia di Messina. Mi riferisco a movimenti franosi che potevano innescare dinamiche particolarmente gravi capaci di arrecare danno alla vita delle persone. Scena della quasi tragedia è il versante occidentale di Meta Piccola. Collina dove sorge l’abitato di Carlentini. Comunemente la zona viene definita “Contrada Ruccia” o “di Via Dante”.

L’origine dell’evento che ha allarmato la popolazione è da imputarsi al protrarsi oltre ogni lecito dei lavori di consolidamento del costone detto appunto di Contrada Ruccia. Sintetizzare l’interminabile sequela di questi "lunghi" lavori non è facile. E’ un classico esempio di varie inefficienze composto da uno scarso management del Comune di Carlentini in merito ai lavori, cambi continui di ditte aggiudicatarie, subentro di progettisti, ricorsi e pasticcetti in ordine sparso di natura procedurale. Un caso di ennesima cattiva politica e amministrazione. In breve, si è preferito perdersi nei meandri burocratici piuttosto di attivarsi in modo concreto a risolvere il problema. Una vergogna! Non ci sono altri termini per definire la situazione.

Ciò che si vede lascia senza parole ed esterrefatti. Infatti le abitazioni sono quasi con le fondamenta scoperte ed esposte sia agli agenti atmosferici che a processi di franamento del terreno. Sembrano – le abitazioni – fuscelli che un niente può far precipitare nella sottostante vallata. Lavori di sbancamento posti in essere più per caso e non in base a un preciso programma operativo. Messa in sicurezza della zona precaria e insicura. Pali della luce ancora al loro posto. Pericolosi avvallamenti. Segnaletica di cantiere da considerarsi un optional. Tutto questo non a causa del solito “destino baro e cinico”, ma grazie all’incapacità generalizzata di amministrare e governare il territorio. Scappava il morto? Pazienza... Si sarebbe messo in moto l’infernale macchina dello scaricabarile.

Come mai si è giunti a un passo dal disastro? A mio parere la problematica di Contrada Ruccia trae origine dall’abbandono quasi generalizzato degli aranceti che costituivano la principale fonte di reddito per Carlentini.

Cerco di darvi più informazioni in merito.

Il paesaggio tipico carlentinese era costituito fino a pochi anni fa da immense distese di aranceti che coprivano quasi del tutto le pendici del colle su cui insiste Carlentini. Ho volutamente utilizzato l’imperfetto perché oramai le succitate pendici appaiono sempre più spoglie proprio per il progressivo abbandono degli aranceti.

Le conseguenze di questo abbandono sono molteplici e di vario tipo.

Molti, giustamente, hanno rimarcato le conseguenze dal punto di vista economico dell’abbandono della coltivazione delle arance. Perdite pesanti in termini sia di reddito che di occupazione.

Tuttavia, c’è un’altra conseguenza che dovrebbe essere evidenziata e tenuta in massima considerazione. Ossia le conseguenze di carattere ambientale che questo processo può comportare in un avvenire più o meno prossimo. Si fa riferimento all’insorgenza di fenomeni di dissesto idrogeologico del territorio.

Vedete l’abbandono degli aranceti produce la morte delle piante. Morte che determina la dissoluzione della loro massa radicale che è il presupposto essenziale affinché un terreno sia stabile dal punto di vista geologico. Pendici prive di tale rete radicale cominciano ad essere esposte a fenomeni franosi. Situazione ulteriormente aggravata da fenomeni di slavamento a seguito di eventi meteorologici.

Inoltre, gli aranceti non più coltivati sono destinati ad essere preda di incendi che possono arrecare danni di una certa entità a persone e cose. Un aranceto incolto è un pericoloso ricettacolo di erbacce e cespugli. Facili da incendiare e strumenti ideali per la propagazione degli incendi. Un incendio asciuga e corrode l’humus rendendo il terreno viepiù fragile e instabile.

In sintesi, una situazione davvero preoccupante in quanto determina uno stato di continua precarietà nella vita di una comunità. Per non parlare degli elevati costi sociali che tali fenomeni fanno emergere. Da qui la necessità di attivare tutta una serie di interventi aventi due obiettivi di fondo: minimizzare gli effetti del possibile dissesto e rendere la pendici oggetto di riappropriazione etica ed economica da parte della collettività carleontina.

Ecco perché bisogna evitare accuratamente che il progetto di consolidamento di Contrada Ruccia sia l’ennesima colata di cemento in quanto cementificare quella zona significherebbe destinarla a morte sicura. Dopo che si è sparso cemento senza criterio alcuno un’area muore. Un punto e basta. Incapace, di conseguenza, di essere funzionale e utile al resto del territorio.

Cosa fare, dunque, in concreto?

Redigere un progetto che preveda una rigorosa analisi geologica del territorio ove insistono le pendici di Meta Piccola per capire come e dove intervenire per minimizzare le situazioni a rischio. Sempre questo progetto deve attivare un rimboschimento delle medesime pendici dotandole altresì di un sistema integrato di briglie e barriere anti-fuoco.

Nel frattempo è urgente porre mano allo sviluppo economico delle pendici collinari affinché ritornino a produrre reddito e occupazione. Come? Si può ipotizzare la concessione di aree più o meno ampie per un’agricoltura di qualità o la riconversione degli aranceti ad altre coltivazioni arboree. Così si potrebbero creare delle micro-aziende agricole consorziate fra di loro nell’ottica di sostenere le sfide di un mercato sempre più globalizzato.

La fruizione turistica potrebbe rivelarsi un’altra carta vincente. Perché non pensare a un itinerario pedonale e ciclabile tutto attorno a Carlentini intrecciandolo con le aziende agricole ivi attive? Si potrebbe costruire una rete di micro-agriturismi in corrispondenza alle citate aziende agricole. Non vi dice nulla il connubio agricoltura e turismo per uno sviluppo eco-sostenibile del territorio?

Un’altra valida ipotesi sarebbe quella di istituire un parco a tema con territorio speculare alle pendici e comprendente anche la zona archeologica.

Come potete notare ci sono concrete possibilità per far rivivere le pendici collinari di Carlentini creando un’economia perfettamente eco-compatibile ed eco-sostenibile.

Non è vero che Carlentini sia destinata a morire. Lo sarà solo se i cittadini continueranno ad essere indifferenti riguardo a ciò che accade intorno a loro. A forza di essere silenti cari concittadini ci stiamo giocando il nostro futuro. Oramai il motto “mors tua vita mea” ha assunto i connotati di un devastante tsunami che ha distrutto qualsiasi parvenza di convivenza civile. Il crollo di Contrada Ruccia non è solo materiale. E’ ben altro…

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