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Il paravento della responsabilità politica

Quante parole si sprecano per affermare il principio della responsabilità politica. La realtà, poi, è tutt’altra cosa…
di Emanuele G. - martedì 26 novembre 2013 - 2464 letture

In un precedente articolo avevo cercato di tratteggiare gli aspetti salienti del principio di responsabilità politica. Oggi ritorno nuovamente a parlarne perché voglio appuntare la vostra attenzione su alcuni risvolti paradossali afferenti al succitato principio. La responsabilità politica dovrebbe afferire alle dinamiche dei processi politici. Soprattutto in riferimento al momento decisionale. Avrebbe – la responsabilità politica – il compito di guidare il politico nei vari momenti che compongono la sua attività. Massimamente in relazione al momento delle dichiarazioni pubbliche e delle scelte. Dovrebbe far capire che ci si deve comportare in un certo modo anteponendo i propri interessi a quelli più generali della collettività nazionale.

Orbene, con il passare del tempo tale principio è diventato uno specchietto per allodole. Il principio di responsabilità politica viene utilizzato per bloccare i processi politici che in una situazione di emergenza grave dovrebbero, al contrario, velocizzarsi ed entrare davvero nel merito dei problemi in agenda. Alla fine diventa un pretesto per non prendere le decisioni che noi tutti attendiamo e di cui abbiamo una disperata necessità. Parimenti, giocando sul principio di responsabilità politica si appalesano inquietanti discrasie fra il momento delle dichiarazioni e quello delle scelte. Non c’è più relazione fra questi momenti. E’ come se una totale schizofrenia dominasse la nostra classe politica.

La c.d. “legge di stabilità” (che nome stupido – nda) ne è una lampante dimostrazione. In che senso? Eccovi tre esempi che reputo esemplari su come il principio di responsabilità politica è in fin dei conti nella realtà quotidiana un principio vuoto di qualsivoglia contenuti.

IMPOSTE COMUNALI

Da voci di corridoio sembra che sarà introdotta la IUC (acronimo per Imposta Unica Comunale) che dovrebbe mandare in pensione la mai nata TRISE (acronimo per Tributo sui Servizi Comunali). La TRISE avrebbe dovuto essere composta da una parte riguardante l’imposizione sulla casa e da due sotto-tasse gemelle: TARI (acronimo per Tassa sui Rifiuti) e TASI (acronimo per Tassa sui Servizi Indivisibili). Sempre la TRISE avrebbe dovuto prendere il posto dell’IMU (acronimo per Imposta Municipale Unica). Insomma si passa dall’IMU alla IUC per la casa. Allo stesso tempo, la IUC assorbirebbe la TARES (acronimo per Tributo Comunale sui Rifiuti e Servizi) per quanto riguarda i rifiuti e i servizi comunali. Voi ci capite qualcosa? Un Governo che si comporta così non è un Governo. Si fa tanto appello al principio di responsabilità politica, ma la realtà è ben lungi dal rispettare i suoi dettami. Una vicenda come questa non fa altro che aumentare in noi cittadini il senso di insofferenza verso uno Stato che non sentiamo più come la casa comune dove si prendono le decisioni in nome del popolo italiano.

DISSESTO DEL TERRITORIO

E’ un argomento che viene ripetuto fino alla noia. Ci raccontano che l’Italia è un paese fragile. Basta perfino una pioggerellina innocente per causare gravi danni. Esperti ci ragguagliano del fatto che almeno 2/3 dei comuni italiani ha gravi problemi di assesto idrogeologico. Per non parlare di eventi franosi o di terremoti. In breve, l’Italia è una navicella leggera leggera posta al centro del Mediterraneo a cui la natura ha concesso un’esistenza problematica. Tutto questo dovrebbe indurre il legislatore a porre la massima attenzione sull’argomento specifico del dissesto del terreno. Invece, cosa succede? La famigerata “legge di stabilità” destina a misure di difesa del suolo appena 30 milioni di euro, mentre concede ben 10 miliardi per la costruzione della nuova autostrada Orte-Mestre. In breve, la montagna partorisce il classico topolino per il territorio. Ma non per l’ennesima colata di asfalto e cemento. Nonostante gli italiani paghino ben 44 miliardi di tasse ambientali l’anno! Dov’è qui il principio di responsabilità?

“LEGGE DI STABILITA’”

Il testo del Senato riguardante la “legge di stabilità” è un documento di circa 68 pagine. Tutti a dire che è necessario velocizzare i lavori parlamentari al fine di dare risposte immediate alle mille emergenze in essere nel nostro paese. Parole al vento. Sono stati presentati ben 3.100 emendamenti. Ciò significa che per ogni pagina del testo vi sono ben 46/47 emendamenti. Una pazzia clamorosa. Da un lato, c’è l’appello alla responsabilità e quindi stop al tortuoso meccanismo di presentazione di mille emendamenti. Dall’altro, ci si comporta come se quei succitati appelli non fossero mai stati declamati. Questi 3.100 emendamenti costituiscono un macigno insormontabile nei confronti del dramma che sta vivendo l’Italia. Sembrano la prova provata dell’indifferenza della classe politica italiana nei confronti del paese. Ancora gli inconfessabili interessi di parte a distruggere il principio di generalità dei medesimi. Un’altra ferita sanguinante inferta al principio della responsabilità politica.

Da quanto dimostrato si capisce quanto appaia priva di fondamento reale il principio di responsabilità politica. Appare come una bolla di sapone pronta a sublimarsi nell’aria anche in maniera del tutto involontaria. Eppure di un concreto e tangibile principio di responsabilità politica ne avremmo tutti un disperato ed urgente bisogno. Per due motivi: per dare un seguito coerente alle parole e per decidere sul serio. Se non si esce da tale “cul de sac” difficilmente il paese saprà riprendere quella strada in grado di assicurare una vita dignitosa ad ogni cittadino italiano. A noi.


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