I Marlene approdano a teatro. Noi abbiamo seguito l’anteprima del loro tour “Uno: live in love”, a Cagli.
A teatro, finalmente. I Marlene Kuntz hanno portato la loro musica, e le loro parole su di un palcoscenico teatrale. Un evoluzione necessaria che si poteva scorgere ascoltando bene gli ultimi tre album. I suoni di “Bianco sporco”, di “Senza Peso”, e soprattuto dell’ultimo lavoro “Uno” sono riflessivi, contemplativi, pacati. Ma è un lavoro di ricerca che è partito da molto prima, sin dai primi album. La doppia matrice MK c’è sempre stata, un essenza fatta di potenza sonora e digressioni letterarie.
Ha cambiare sono le necessità. In questo nuovo album i suoni sanno piegarsi alle parole, giocarci e prendere il timone della creazione artistica. La musica dei Marlene si è fatta più matura, e tocca corde quasi cantautoriali. Ma non si allenta è sempre rock, è di matrice noise. Le sferzate sonore, i ruggiti ci sono tutti.
Noi eravamo al teatro comunale di Cagli, e abbiamo seguito l’anteprima del loro tour “Uno: live in love”. Quando entriamo a teatro, il sipario è ancora chiuso. La sensazione è strana, di assoluta intimità, ma l’aria che si respira è d’attesa elettrica. Quando inizia il concerto il sipario resta chiuso, cala la luce e entra in scena il silenzio, seguito da nude parole. E’ la voce recitante di Godano che sussurra, e introduce, quel che tra pochi secondi ascolteremo e vedremo.
Si parte, il sipario di getto si spalanca, sul palco Marlene si mostra composta. Godano e seduto su di uno sgabello e imbraccia la chitarra. Alle sue spalle Luca Bergia è dietro la batteria, e Riccardo Tesio ha l’altra chitarra in mano. Loro tre sono l’anima MK, garanzia di qualità sonora, assieme dal ’94 hanno attraversato tutte le fasi del progetto MK, con loro in questo tour al basso c’è Luca Saporiti, al violino e alle tastiere Davide Orneodo.
Bastano poche parole, pochi tocchi e entriamo nel mondo Marlene. Applausi, subito, per MK. Poi le note, i testi, la musica e la spinta dei Marlene si fa protagonista. L’emozione di ascoltare MK dal vivo, per la prima volta a teatro, è forte. In scaletta i pezzi nuovi, quelli dell’album Uno, per la prima volta eseguiti dal vivo. Belli, intensi, da ascolto personale. Si sta comodamente seduti sulle poltroncine, tutto è predisposto per la piena comprensione dei ogni singola nota, di ogni singola parola.
Ogni sfumatura di suono è immediatamente percettibile. Marlene non sbaglia nulla, la composizione sonora è ricercata, ma semplice, accessibile anche ad un primo ascolto. L’evoluzione MK, a teatro ha trovato il suo giusto posto, lontani i tempi dei concerti aggressivi e impetuosi, lontani i sussulti sonici e le chitarre dilatate all’infinito. Chi i Marlene li segue da sempre sa che la giusta evoluzione è questa. Anche negli anni più incazzati del progetto artistico, Marlene sapeva essere riflessiva e composta. I testi sono parte essenziale di MK, adesso, a teatro sono in primo piano. Ma non solo quelli di Godano, il tributo della band va anche ai grandi autori del passato, Gaber e la PFM sono presenti sul palco MK, e con molto rispetto vengono rielaborati e portati nelle traiettorie MK. Il concerto è un tributo a loro ma anche al passato dei Marlene. Non mancano i pezzi estratti dai lavori passati, l’esangue Deborah, A fior di Pelle, Nuotando nell’aria, Lieve, sono portate su di un palco teatrale e assecondate alle esigenze di una rinnovata attenzione. Il risultato è il prodotto della ricerca artistica MK: la bellezza.