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Il nucleare è conveniente? Chiedetelo alla Gran Bretagna...

In clima di rilancio del nucleare non fanno certo comodo notizie come quelle del terzo incidente francese, seppur bollato ancora una volta “non grave” dalle autorità (sarebbe interessante comunque sentire come la pensano i lavoratori che sono rimasti contaminati dall’Uranio).
di Redazione - lunedì 28 luglio 2008 - 4688 letture

Il nucleare è conveniente? Chiedetelo alla Gran Bretagna...

In clima di rilancio del nucleare non fanno certo comodo notizie come quelle del terzo incidente francese, seppur bollato ancora una volta “non grave” dalle autorità (sarebbe interessante comunque sentire come la pensano i lavoratori che sono rimasti contaminati dall’Uranio).

Ma nonostante la cattiva pubblicità all’energia dall’atomo, la Gran Bretagna, rimane ferma nella sua decisione di rinnovare il proprio parco nucleare nel raggio dei prossimi quindici anni. Lo aveva ribadito la settimana scorsa il premier Gordon Brown annunciando intanto un programma per rimpiazzare quelle attualmente esistenti, ma che verranno chiuse entro il 2023.

E che quindi andranno soggette al processo di decommissioning, che la Nuclear Decomissioning Authority (Nda), ha calcolato costerà alla Gran Bretagna ben 10 miliardi di sterline in più rispetto agli ultimi calcoli fatti e un tempo calcolato in 130 anni.

Solo due anni fa, nel 2006, si prevedeva che la spesa necessaria per smantellare le centrali che andranno via via chiuse e per mettere in sicurezza le scorie che ne risulteranno, sarebbe costato 53 miliardi di sterline, mentre erano già diventate 73 miliardi di sterline nel 2007 e 83 adesso, pari a oltre 104 miliardi di euro.

Un incremento che potrebbe essere ripagato dai ricavi ottenuti dal riprocessamento del combustibile irraggiato e grazie alla produzione elettrica.

Anche se c’è da sottolineare, però, che due centrali di riprocessamento, Thorp e Mox, sono attualmente ferme a causa di svariati problemi sorti nella loro gestione. A far lievitare il preventivo, segnala l’NDA, sarebbero i costi crescenti delle opere di ingegneria, le spese per affrontare problemi di sicurezza più complicati del previsto alla centrale di Sellafield, e i fermi dovuti a vari problemi tecnici delle centrali per il riprocessamento del combustibile, Thorp e Mox.

Una revisione che potrebbe essere destinata a salire dato che il periodo previsto per le operazioni di dismissione delle centrali esaurite avverrà in un arco di tempo di ben 130 anni; un periodo troppo lungo per poter fare stime definitive, anche se gli incrementi registrati solo negli ultimi due anni fanno comunque pensare a cifre astronomiche.

Un elemento da non dimenticare quando si progettano nuove centrali, e si sostiene che il nucleare è una fonte di produzione energetica conveniente!

CG


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