Quando si accarezza il tema dell’immigrazione ispanica il pensiero vola, meccanicamente, alle recenti cronache made in USA...
Quando si accarezza il tema dell’immigrazione ispanica il pensiero vola, meccanicamente, alle recenti cronache made in USA.
Un surreale progetto di legge, presentato dall’ala ultraconservatrice repubblicana, proporrebbe di murare l’intera frontiera sud, dall’oceano Pacifico a quello Atlantico, per impedire l’ingresso nel paese agli immigrati latini, rei di minare la sicurezza e il nitore culturale ed etnico del popolo a stelle strisce.
Poco importa che il Pil, in America, si fondi sulle braccia e sul lavoro dei milioni di immigrati, in maggioranza messicani, sfruttati e sottopagati che oltrepassano quel limes, rischiando la vita, alla spasmodica ricerca di un banale e preziosissimo futuro.
La contestazione ispanica risulta dunque determinata e mirata contro i settari e integralisti “wasp” (White, Anglo-Saxon, Protestant), esemplari molto simili ai nostri, decisamente più folcloristici, omini verdi della lega.
In Italia, la comunità sudamericana si amplia anno dopo anno, in un crescendo che rende il gruppo etnico ispanico fra i più consistenti del paese. In particolare, il numero degli immigrati “latinos” di Sesto San Giovanni (in maggioranza peruviani ed ecuadoriani) sembrerebbe essere inferiore soltanto a quello della comunità marocchina.
Ma il fenomeno non manca di generare anche ombre, come nel caso delle “pandillas”, le baby gang che si sviluppano entro le metropoli impegnandosi in atti di criminalità e di lotta violenta per la leadership nelle diverse aree cittadine.
“Nel territorio Sestese non sono presenti bande di giovani sudamericani”-rassicura il comandante Luiss- “E’ verosimile, tuttavia, che alcuni ragazzi si aggreghino alle già esistenti gang di Milano. A Sesto i sudamericani creano piccoli grattacapi i fine settimana quando,a volte, dopo sei giorni di duro lavoro, eccedono un po’con l’alcool, senza però causare seri problemi per la cittadinanza.”
Ed in effetti pestaggi, atti intimidatori, furti sono pratiche affrontare con consuetudine dalla squadra mobile di Milano che ha concluso, di recente, una complessa operazione di polizia arrestando 18 ragazzi sudamericani (in particolare ecuadoriani e peruviani) tutti dai 15 anni in su.
Nel capoluogo lombardo, dove la comunità dei “latinos”, con oltre 36.000 unità, è di gran lunga la più numerosa fra tutti i gruppi di immigrati, appare tuttavia necessario affrontare la questione delle baby gang anche mediante sagge politiche di integrazione e solidarietà sociale (oltre che per mezzo di una accurata e necessaria attività di repressione).
Ma non mancano, nell’ambito dell’immigrazione sudamericana, anche esperimenti coraggiosi e significativi, che agevolano di molto l’inserimento degli emigrati nei nuovi contesti, troppe volte ostili o indifferenti.
E’ il caso del “Nuevo panorama latino” rivista mensile fondata a Milano da un peruviano (Javier Lazo Garcìa), oramai punto di riferimento editoriale per tutti gli ispanici della metropoli. Ma è anche il caso, a Sesto San Giovanni, del gruppo di danza “Perù senza frontiere”, una comitiva autoconvocata di giovani e meno giovani sudamericani che, attraverso le proprie tradizionali danze, cercano un contatto, contemporaneamente, con la terra d’origine e quella d’adozione.
“Il gruppo che stiamo cercando di organizzare a Sesto”-ci dice Fanny, peruviana da 10 anni in Italia e coordinatrice di “Perù senza frontiere”-“Intende coinvolgere un po’ tutti senza particolare distinzione nazionale e difatti nella nostra compagnia si ritrovano anche giovani boliviani.
Lo scopo è quello di sentire meno la nostalgia di casa e far conoscere agli italiani la nostra cultura, le nostre tradizioni, al di la degli aspetti negativi dell’immigrazione che noi stessi critichiamo aspramente.”
Così, fra un passo caldo del Sudamerica e un antico ritmo incaico, a Sesto si propongono, dal colore del sorriso latino, originali esempi di integrazione, nuove culture da scoprire.
Gregorio Romeo