Sei all'interno di >> GiroBlog | Centro Studi Est Europa |

Il mondo globale e la sicurezza nucleare


Articolo scritto dal Presidente del Kazakistan Nursultan Nazarbaev

Dal quotidiano « Izvestia» di venerdì 2 aprile 2010 № 57 (sito: www.izvestia.ru)

Per gentile concessione dell’Ambasciata del Kazakistan in Italia


venerdì 16 aprile 2010, di Emanuele G. - 285 letture

Tra un mese esatto ricorrerà l’anniversario della fine della Seconda guerra mondiale. Sono milioni, nel mondo, le persone che presero parte ai combattimenti della prima metà del secolo scorso. Ma la differenza tra la storia e il mondo contemporaneo è, secondo l’acuta osservazione di Walter Mondale, che “non ci saranno i veterani della Terza guerra mondiale”.

L’irruenza degli eventi del nuovo secolo ci obbliga a guardare in modo nuovo ai vecchi meccanismi della sicurezza, prima di tutto di quella nucleare. Può un gruppo esiguo di capi di stato, detentori del nucleare, ottenere una situazione certa sulle armi di distruzione di massa? Come si può esercitare un controllo effettivo ed efficiente sul nucleare, senza intaccare allo stesso tempo il diritto di sovranità di ogni stato al nucleare per scopi pacifici? Come si può garantire un’uguaglianza reale, e non apparente, nella sfera del nucleare? Quanto la diplomazia e il suo potenziale vengono utilizzati al loro massimo per risolvere i problemi della non proliferazione?

Spero che queste, ed altre questioni, costituiranno l’oggetto di un proficuo, sincero e serio scambio di opinioni durante l’imminente Summit globale sulla sicurezza nucleare di Washington.

La non proliferazione del nucleare – l’imperativo del mondo moderno La minaccia di un incontrollato ampliamento del club delle potenze nucleari rappresenta una delle problematiche più serie del XXI secolo. Se la comunità internazionale non manifesta la propria volontà politica, il processo di allargamento degli stati possessori del nucleare potrà diventare irreversibile con tutte le dovute conseguenze.

A mio avviso, lo stato dei fatti relativo alla non proliferazione è tutt’altro che ideale. Il Trattato sulla non proliferazione nucleare (TNP) non soddisfa le speranze in esso riposte, in quanto risulta essere asimmetrico, prevedendo sanzioni solo per gli stati non detentori del nucleare. Esso non contiene delle regole esatte e chiare di reazione da parte dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica e dell’ONU in quei casi, in cui gli stati negano agli ispettori internazionali l’accesso ai propri siti nucleari. Per giunta, il Trattato consente ai propri firmatari di poter recedere da esso senza conseguenza alcuna. Tutti questi fattori ne inficiano l’efficacia e l’azione.

Per questo, volendo contribuire a rafforzare il carattere universale del Trattato di non proliferazione nucleare, il Kazakhstan si è fatto promotore del progetto di un nuovo Trattato internazionale per una totale non proliferazione del nucleare. Questo documento dovrebbe garantire che non venga applicato il principio dei «due pesi e due misure» e allo stesso tempo dovrebbe stabilire gli esatti obblighi assunti dalle parti e i meccanismi sanzionatori in caso di violazioni. Inoltre, siamo fermamente convinti che si dovrebbe quanto prima approvare un Trattato sul divieto di produrre materiale fissile a scopi militari, poiché rappresenterebbe una tappa molto importante nel processo di consolidamento del regime di non proliferazione.

Ricordo che nel mondo si sono già accumulate all’incirca duemila tonnellate di eccedenze di materiale fissile. Queste riserve pur non essendo utilizzate nel settore militare, sono del tutto idonee per la preparazione di esplosivi nucleari. Siamo coscienti del fatto che dei terroristi, venuti in possesso di un arsenale nucleare se pur primitivo, possano provocare seri conflitti tra stati?

Da un’analisi imparziale dei fatti risulta che il Kazakhstan possa essere il candidato ottimale per la costituzione di un possibile Centro studi internazionale sulla sicurezza nucleare. All’interno di un tale centro si potrebbero svolgere sia esercitazioni pratiche che seminari teorici. Il centro andrebbe a rafforzare il potenziale dell’Asia Centrale nel migliorare i sistemi di controllo interni ed esterni al paese per il conteggio e la difesa fisica del materiale nucleare.

Dalla moratoria al divieto totale dei test nucleari

Per il popolo del Kazakhstan, che ha provato sulla propria pelle gli orrori degli esperimenti nucleari, la questione del divieto totale è di fondamentale importanza. E’ più che comprensibile, se si considera che in 40 anni nel poligono di Semipalatinsk sono stati effettuati 450 test nucleari, i cui effetti si sono ripercossi su un milione e mezzo di persone.

Motivo per cui, il 29 agosto del 1991, io, senza nessuna esitazione, ho emanato un decreto sulla chiusura del poligono nucleare di Semipalatinsk. E’ simbolico il fatto, che alcuni anni dopo, su iniziativa del Kazakhstan, questo giorno sia stato dichiarato “ Giornata internazionale contro la sperimentazione nucleare”.

Fautore di una politica estera pacifica, il Kazakhstan collabora proficuamente con l’AIEA (l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica), con il Gruppo dei paesi fornitori di materiale nucleare, con l’iniziativa di Cracovia, il Comitato Zanger e l’Iniziativa globale di lotta al terrorismo nucleare. Allo scopo di escludere fughe di materiale nucleare in Kazakhstan è stata costituita una Commissione Nazionale per la non proliferazione delle armi di distruzioni di massa, nelle cui competenze rientra tutta una serie di questioni inerenti il ciclo produttivo del nucleare.

Particolare attenzione viene data dal Kazakhstan alla collaborazione con la Commissione preparatoria del Trattato sul bando totale dei test nucleari (CTBT) per quanto concerne l’elaborazione di un Sistema internazionale di controllo e metodologia delle ispezioni sui siti.

Nell’ambito di questa collaborazione nel 2008 sul territorio della regione di Semipalatinsk si è svolta un’ ispezione di prova integrata sul loco. Siamo rammaricati che alcuni paesi, notevolmente influenti, non abbiano ancora ratificato il Trattato per il bando totale dei test nucleari (CTBT). In questo modo si permette alle potenze nucleari ufficiali di continuare a testare gli armamenti nucleari e a tutti gli altri paesi, comunque detentori del nucleare, di condurre impunemente i lavori sui propri programmi di produzione di testate nucleari.

In questa situazione una responsabilità particolare spetta agli stati nucleari ufficiali. Questi devono capire una semplice verità: non si può ammodernare gli armamenti nucleari e allo stesso tempo convincere i paesi emergenti della necessità di rinunciare ai programmi per la creazione delle armi di distruzione di massa. Da questo punto di vista, la moratoria volontaria delle potenze nucleari mondiali nello svolgere test nucleari rappresenta un fattore molto importante, ma sicuramente insufficiente in una prospettiva di lungo termine.

Invito tutti gli stati partecipanti, dai quali dipende l’entrata in vigore del Trattato sul bando totale dei test nucleari, a manifestare la propria volontà politica, firmando e ratificando questo importantissimo documento. Il Kazakhstan guarda con fiducia alla decisione di Barack Obama di rivedere la posizione delle precedenti amministrazioni rispetto a questo Trattato e di sottoporlo all’approvazione del senato. Siamo convinti che la ratifica da parte del senato statunitense di questo documento storico, spingerà gli altri stati a seguire l’esempio degli USA.

Lo sviluppo dei programmi nucleari a scopi pacifici - un diritto inalienabile della sovranità di ogni stato

Assunte le dovute misure di controllo - di importanza vitale per l’intera umanità- nell’ambito della sicurezza del nucleare, la comunità internazionale non può ignorare le tendenze globali nel campo energetico e delle alte tecnologie. Per questo è necessario un equilibrio intelligente tra gli sforzi globali alla lotta al terrorismo nucleare e i programmi di sviluppo del nucleare, legittimi dal punto di vista del diritto internazionale.

A mio avviso, le sole sanzioni, se pur efficaci, non sono sufficienti. Non si possono mettere all’angolo interi stati e popoli, privandoli del loro legittimo diritto all’atomo pacifico e offendendo il loro orgoglio nazionale. In queste complesse questioni sono necessari degli incentivi, degli stimoli positivi. Deve risultare conveniente per ogni stato rimanere nella legalità del diritto internazionale e sviluppare dei programmi sul nucleare ad esclusivo scopo pacifico.

Il Kazakhstan, avendo a disposizione ingenti risorse naturali di uranio, una base tecnologica adeguata, le dovute infrastrutture, utilizzerà il suo diritto legittimo allo sviluppo di un programma nucleare pacifico. Non ci limiteremo al ruolo di esportatori di materie prime, ma tenteremo di occupare un posto più dignitoso all’interno della catena tecnologica mondiale.

Il Kazakhstan è stato e rimarrà un convinto sostenitore del principio dell’accesso paritario all’atomo pacifico da parte di tutti i paesi. Per questo motivo insieme alla Russia partecipiamo alla costituzione di un Centro internazionale per l’arricchimento dell’uranio ad Angarsk e sosteniamo l’idea di costituire un Banca internazionale del carburante nucleare sotto l’egida dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica. Ancora un volta vorrei affermare con responsabilità che il Kazakhstan è pronto ad insediare questa banca sul proprio territorio e ad occuparsi della relativa custodia del carburante nucleare.

Posso assicurare che il Kazakhstan non oltrepasserà mai il limite che suddivide il nucleare pacifico da quello bellico.

La riduzione degli arsenali nucleari – un passo reale verso un mondo denuclearizzato

A tale riguardo il Kazakhstan nutre molte speranze nelle azioni intraprese da Barack Obama e Dmitrij Medvedev per la firma di un nuovo trattato sugli armamenti strategici. Sosteniamo l’auspicio del Segretario Generale dell’ONU, Pan Gi Moon, affinché gli accordi abbiano un carattere giuridico e prevedano la possibilità di essere verificati. Nello stesso tempo credo che i risultati già raggiunti nell’ambito delle armi strategiche nucleari non debba portarci a un ottimismo beato o a un’euforia ingiustificata. Non dimentichiamoci che ci sono riserve considerevoli di armi tattiche nucleari concetrate in diverse regioni del pianeta. Penso sia ragionevole includere nell’agenda globale di un futuro prossimo la riduzione e l’eliminazione degli armamenti nucleari tattici.

A mio avviso è giunto il momento di comprendere l’esperienza di quelle regioni del mondo prive degli armamenti nucleari, quali l’America Latina, il Sud del Pacifico, l’Asia sud-orientale, l’Africa e l’Asia Centrale. Sembra assurdo che le zone del mondo denuclearizzate debbano aspettare anni per ottenere un riconoscimento da parte delle potenze nucleari ufficiali e per l’accettazione dei relativi protocolli. E tutto questo, sullo sfondo delle numerose dichiarazioni delle potenze nucleari a proposito del loro sincero auspicio di un mondo denuclearizzato. Per questo motivo, propongo immediatamente di aprire una discussione sullo status giuridico internazionale di queste regioni denuclearizzate, prevedendo per questi paesi garanzie di sicurezza e relative agevolazioni. In conclusione penso sia necessario concentrare l’attenzione della comunità internazionale , in particolare quella dei partecipanti al prossimo Summit di aprile sulla sicurezza nucleare, sui seguenti punti.

Primo. Un mondo denuclearizzato è un’idea grandiosa che non può essere raggiunta in breve tempo. Tuttavia questo non è un motivo per rimandare a domani ciò che può essere fatto oggi in materia di non proliferazione, disarmo nucleare e utilizzo pacifico dell’energia atomica.

Secondo. La possibilità di un mondo senza il nucleare dipende in buona misura dall’ordine mondiale che andrà a formarsi. Sono convinto che un’autentica multipolarità è possibile sono nel caso in cui la democrazia, come forma di considerazione di opinioni diverse, si estenderà alle relazioni internazionali. Solo in questo caso gli stati piccoli e medi smetteranno di vedere nel nucleare la garanzia principale della sicurezza e “trasformeranno le spade in aratri”.

Terzo. Un reale passo verso l’ideale di un mondo senza il nucleare dipende, in primo luogo, dalle potenze nucleari ufficiali. Sono proprio loro che devono servire da esempio agli altri stati nelle questioni della non proliferazione e del disarmo, non permettendo l’applicazione dei “doppi standard”.

Quarto. Un mondo denuclearizzato può diventare possibile solo nel caso in cui si riuniscano in uno sforzo comune tutti gli stati e i popoli, detentori o meno delle tecnologie nucleari. Potrebbe essere un’idea quella di cominciare oggi a discutere della possibilità di una Dichiarazione universale del mondo denuclearizzato, nella quale vengano fissate le decisioni di tutti gli stati, passo dopo passo, verso un mondo senza il nucleare.

Quinto. Il Kazakhstan che ha di sua volontà rinunciato al quarto arsenale nucleare mondiale, è stato, è e sarà un partner affidabile della comunità internazionale nell’ambito della non proliferazione, il disarmo e l’uso pacifico dell’energia atomica. La nostra politica in questi campi rimarrà equilibrata, coerente e responsabile. Settanta anni fa Winston Churchill disse “Non era mai successo prima nella storia dei conflitti umani che così tante persone dipendessero da così poche persone”. Per fortuna, il mondo oggi non è teatro di conflitti nucleari. Ma è teatro di serie contraddizioni. E la soluzione di tali contraddizioni è nelle mani di poche persone che decidono. Nelle mani dei leader mondiali responsabili del fatto che la scissione dell’atomo non faccia sparire tutti noi.

Rispondere all'articolo - Ci sono 0 contributi al forum. - Policy sui Forum -
Stampa Stampa Articolo
:.: Condividi

Bookmark and Share
:.: Articoli di questo autore
:.: Articoli di questa rubrica
:.: Articoli più recenti
Girodivite - Segnali dalle città invisibili è on-line dal 1994. Quotidiano telematico e cartaceo, registrazione presso il tribunale di Catania n.13/2004 del 14/05/2004. Redazione: via Antonino di Sangiuliano 147 - 95131 Catania. Contatti: giro@girodivite.it (mail max 200kb) ::: Puoi syndacare le nostre notizie attraverso il file backend.php (XML RSS 1.0 format). Tutti i contenuti originali prodotti per questo sito sono da intendersi pubblicati sotto le licenze Creative Commons Attribution-NonCommercial-ShareAlike, che tutelano la possibilità di ripubblicarli, previa autorizzazione per fini commerciali.