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Il mondo capovolto

Lavoratori, pensionati, giovani in cerca di occupazione, disoccupati, sono tutti colpiti dalle misure del governo, e spesso dimentichiamo che queste misure non colpiscono solo i diretti interessati
di Pina La Villa - martedì 16 ottobre 2012 - 7420 letture

Il mondo capovolto

Il tema è la proposta del ministro Profumo di portare l’orario cattedra dei docenti da 18 a 24 ore, senza variare lo stipendio. Non che questa proposta meriti un commento che vada al di là della constatazione che il governo vuole continuare a tagliare cattedre e risorse per la scuola. Non c’è infatti alcun altro motivo, non certo l’adattamento ai parametri europei, che fa ridere solo pensando alla diversità degli stipendi e delle strutture. La proposta si inserisce quindi perfettamente nella politica perseguita da questo governo, che è quella di far pagare la crisi a tutti tranne che ai più forti (leggasi ricchi e potenti). Ma ogni tanto occorre sfogarsi, e magari fare un po’ di chiarezza, capire come vanno le cose nel mondo capovolto in cui viviamo.

Lavoratori, pensionati, giovani in cerca di occupazione, disoccupati, sono tutti colpiti dalle misure del governo, e spesso dimentichiamo che queste misure non colpiscono solo i diretti interessati (pensionati, disoccupati ecc.) ma hanno un effetto devastante per la maggior parte di noi (cioè tutti tranne i più forti di cui sopra).

Per esempio, a parte la soddisfazione (di Brunetta & C.) di far lavorare di più, o meglio di far stare a scuola di più, gli insegnanti, quali sarebbero i “vantaggi” di questa scelta?

Un mio alunno, quando ha saputo di questa proposta, si è preoccupato e mi ha chiesto: ma allora dobbiamo venire a scuola 6 ore in più? No, tranquilli, ragazzi, le sei ore in più non sono per migliorare la didattica o, come si dice in linguaggio scuolese, l’offerta formativa. Sono per farvi stare a scuola come in carcere, per tenervi buoni fino a quando non sarete abbastanza disciplinati da poter affrontare il mondo del lavoro, perché la didattica e la qualità in genere della scuola avranno solo da soffrirne.

Le sei ore in più non serviranno per avere classi meno numerose, né biblioteche funzionanti, né un orario scolastico più flessibile, né strutture più adeguate alle varie attività didattiche. Più ore per ogni insegnante vuol dire meno insegnanti, meno insegnanti vuol dire meno assunzioni, quindi meno insegnanti giovani. L’aumento dell’orario di lavoro servirà a selezionare una classe insegnante sempre più vecchia, stanca e demotivata oltre che costretta a lavorare in condizioni più difficili.

L’unico modo per fare un lavoro decente a scuola è quello di avere il tempo per studiare, programmare, organizzare, correggere i compiti. Già da tempo queste attività sono state svolte dalle insegnanti (uso il femminile perché sono donne la maggior parte dei docenti e dovremmo, credo, riflettere anche sull’aspetto di genere della questione scuola) nel tempo considerato da tutti “libero”, cioè nel pomeriggio, sottraendo tempo e attenzioni alla casa (e si sa che le professoresse sono cattive massaie), e alla famiglia. Si, la sensazione è quella di sottrarre, di essere in qualche modo mancanti, inadempienti, a casa e a scuola, perché un conto è avere un orario di lavoro di 8 ore fuori casa, e un conto è avere un orario di lavoro di 3-4 ore nel luogo di lavoro e altre (quante?) a casa.

Io faccio una proposta. Ho sempre desiderato stare a scuola 8 ore al giorno, cioè l’orario di lavoro normale (ma non c’era anche la proposta di diminuire le ore di lavoro per tutti? Mah! Ecco gli effetti della guerra fra poveri…), anche perché così nessuno mi avrebbe rotto le palle con la storia che gli insegnanti lavorano poco e che per questo è un lavoro da donne, che così possono conciliare scuola e famiglia e altre cose così (del resto siamo nel Paese più sessista d’Europa).

Mi sarebbe piaciuto tornare a casa con la sensazione di aver finito il lavoro e di poter dedicarmi ad altro.

Mi sarebbe piaciuto poter studiare a scuola, magari usando una biblioteca aggiornata e senza dover acquistare i libri personalmente.

Mi sarebbe piaciuto non dovermi trascinare tutti i libri da scuola a casa e viceversa tutti i giorni.

Mi sarebbe piaciuto avere un tempo disteso per poter seguire gli alunni anche nei piccoli gruppi.

Ecco, se, usando la bacchetta magica, questo governo cambiasse completamente le mie condizioni di lavoro, forse potrei discutere anche la proposta delle 24 ore settimanali.

Ah, dimenticavo, mi sarebbe piaciuto anche avere uno stipendio adeguato, ma l’attuale proposta prevede solo che io lavori di più, gratis.

Certo, ci siamo abituate, molto del nostro lavoro è stato gratuito, e siamo state anche contente, convinte come siamo dell’importanza del nostro ruolo per la formazione delle nuove generazioni.

Siamo state contente di aver sottratto per qualche ora i nostri ragazzi alle tivvù berlusconiane, di aver difeso le buone ragioni della cultura, e i valori della laicità e così via.

Negli ultimi anni però il nostro lavoro è stato sempre più difficile e faticoso, come remare contro corrente: cerchiamo di fare scuola di qualità e il ministero ci copre di incombenze burocratiche, ricordandoci continuamente che stiamo lì solo per tenere tranquilli per qualche ora la massa irrequieta dei ragazzi.

Ecco, tanto per tornare alla realtà, comincerei a distinguere fra orario-cattedra e orario di lavoro.

18 sono le ore delle lezioni frontali. Cioè le ore in cui l’insegnante ha davanti a sé una classe, circa 25-30 ragazzi, a cui far apprendere qualcosa, ma anche da ascoltare, da organizzare, da disciplinare. Ore che, oltre a comportare un certo stress, richiedono, a monte, un minimo di ore di preparazione, che dipendono dall’esperienza, dal tipo di insegnamento, dal senso del dovere, eccetera eccetera. Nessuno ha mai provato a quantificarle. Perché nessuno ha mai provato a valorizzarle o a potenziarle, perché a nessuno, tranne ai docenti, è mai interessato migliorare la qualità della scuola.

Quelle che sono di fatto aumentate, in questi ultimi anni, sono le ore dedicate ad altre attività: collegi docenti, riunioni di dipartimento, consigli di classe, ricevimento genitori, incontri scuola-famiglia, scrutini. In questo caso l’impegno è stato quantificato, se non sbaglio in circa 80 ore annuali, ma non è stato quantificato, non è quantificabile, il tempo che occorre per arrivare a questi incontri predisponendo la necessaria documentazione (la programmazione di dipartimento, quella di classe, quella della singola disciplina; la media dei voti, la registrazione delle assenze, la cura del registro personale…) Né, del resto, puoi lasciare lo scrutinio a metà (ma vale per tutti questi incontri) se per qualche ragione, non lo hai concluso nel tempo previsto ( e il tempo previsto è in genere inferiore al tempo realmente necessario a concludere il lavoro).

Si, in pratica non lo sappiamo esattamente quante sono le nostre ore di lavoro e forse dipende proprio dal fatto che è questo lavoro e non un altro. Non a caso, per tutte le ore che eccedono le lezioni frontali si parla di "funzione docente". Dimenticando tutto questo arriva una proposta che sostanzialmente dice: facciamo lavorare di più quei fannulloni di insegnanti che lavorano solo 18 ore a settimana. Detta così, sembra una proposta di grande buon senso ed equità.

Ma solo se dimentichiamo che è in questa scuola devastata dai tagli degli ultimi anni e ridotta ad un ammasso di scartoffie, e non in quell’altra, quella sognata, che arriva la proposta di aumentare le ore di lezione frontale.

Una norma che avrà come unico effetto quello di penalizzare nel contempo i lavoratori, i giovani in cerca di lavoro, i precari della scuola, gli alunni e le loro famiglie.

A meno che gli insegnanti, e soprattutto le insegnanti, non dichiarino finalmente che sono stufi/e di questa dequalificazione continua del loro lavoro e trovino le forme di un’opposizione altrettanto continua e martellante.


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