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Il mio eventuale, immaginario trapasso

di enza - martedì 22 settembre 2009 - 2203 letture

Giaccio morta nella mia bara, mentre parenti e amici sfilano, fintamente o profondamente commossi, uno ad uno accanto a me. C’è un odore dolciastro intorno, non so se di gigli appassiti o del mio corpo che comincia a putrefarsi, umile materia, membra ormai rigide, capelli spenti, quasi ispidi, colore cereo, unghie bluastre, palpebre bluastre. Mi guardano seri e inorriditi, non per pietà, ma perchè pensano alla loro morte e mentalmente fanno gli scongiuri, nascondono la mano in tasca e giù a fare le corna "tiè, tièè". Io li guardo di sottecchi e vedo che ci sono proprio tutti. Oltre ad aver portato fiori e le solite frasi fintamente tristi, sono venuti così, tanto per dire, a godersi il triste spettacolo di questo mio corpo che se ne va, insalutato ospite, lasciando qualche scritto, frutto di fantasia e di ricordi ormai remoti.

Ogni tanto un soffiare di nasi, non so se per via dell’odore dell’incenso o perchè è arrivato il momento degli addii. Gniii, gnii, etcì: com’era bella, com’era buona, che begli occhi da vera siciliana, che intelligenza, com’era elegante... Sono proprio contenta di essere morta: la morte sublima tutti, all’improvviso siamo tutti eroi, tutti santi. Vorrei muovere i piedi, alzarmi e guardarli, sorpresa; fare loro una smorfia, vederli tutti impallidire e fuggire terrorizzati. Ma non riesco ad alzarmi, sono diventata più pesante. Il corpo non risponde più ai comandi, tanto vale restarmene sdraiata e attendere la fine dello spettacolo. Ad un certo punto il prete recita il requiem e si sentono dei singhiozzi più forti, come un tubare, improvviso e violento, di piccioni.

L’incenso annebbia la vista, penetra nelle narici, avvolge me morta in una nube intensa e fortemente odorosa. Aspiro anch’io quell’odore inebriante e mi illudo di poter risorgere a nuova vita. Vruunnn, vola in cielo anima mia libera, via verso i cieli infiniti, non preoccuparti del tempo che passa, dei ricordi, della nostalgia, degli amori che non tornano più, dell’inquinamento, del buco nell’ozono, dei politici di destra e di sinistra, delle ingiustizie umane, dei vari, inutili tormentoni. Sento che stanno inchiodando il coperchio e tutti questi fiori intorno quasi mi soffocano; potevano fare a meno di chiudermi ermeticamente in scatola, mi sarebbe piaciuto sentirmi libera e spaziare intorno senza tante costrizioni.

Mi potevano mettere in cima ad un monte e aspettare che il sole e d il vento disseccassero il mio corpo, lasciandomi lì, mummia rattrappita, alle intemperie, eterna testimonianza della miseria e caducità umana. Ma bisogna fare tutto a norma di legge, questione d’igiene. Mi sento soffocare, dovrò stare così per l’eternità o forse, una volta catapultata in cielo come un missile in orbita, ritornerò a vagare da una galassia all’altra, trasportata da una stella o in groppa ad un magnifico unicorno bianco alato. La cerimonia è quasi finita, meno male, adesso sì che potrò riposare in pace, pensando a tutto quello che ho fatto e non ho fatto in vita, a tutti i miei sogni e illusioni, i miei dispiaceri, le mie sofferenze, qualche gioia ogni tanto.....

Sì, adesso ho tanto tempo per pensare, ho tutta l’eternità. Stavo pensando che sarebbe stato opportuno mettere nella bara qualche vestito di ricambio; infatti, facevano proprio bene gli Egizi a mettere nella tomba del defunto tutte le suppellettili che gli erano servite in vita. Non si sa mai, con tutte le persone che dovrò incontrare.....E poi, in effetti, a tante mie cose ero affezionata: i miei libri per esempio, qualche foulard di seta, qualche profumo, quelle collane di pietre dure che tanto mi piacevano in estate. Bum, bum, bum; ecco hanno finito d’inchiodare la cassa ed io dentro muoio, anzi sono già morta dal caldo; soffoco. Sento brusii, mormorii, pianti sommessi.....Ma non preoccupatevi gente, domani o dopodomani sarà tutto finito, tutto dimenticato.

Ho già nostalgia delle cose terrene, mi mancherà la brezza, l’alba, il tramonto, il sole che gioca fra le fronde degli alberi, il vento che soffia fra i miei capelli di colore castano dorato. Oh...mi mancheranno tanto, tanto tanto i miei figli. Ma ho voglia di andarmene, sono stanca, dopo questa lunga traversata di vita; tante volte sono inciampata e tante volte mi sono ritirata su. Ho rialzato la testa e sono tornata a sorridere tante volte, con rinnovato coraggio e dignità. Poi, mi sono sentita all’improvviso fiacca e non ho più avuto voglia di lottare, ho solo avuto voglia di riposarmi, di dormire, sospesa fra sogno e realtà, una realtà che man mano vedevo svanire.....

Mi sono sentita piccola e fragile, rannicchiata nel mio letto o forse la mia culla; tutto distante e lontano, privo d’interesse; ho desiderato solo tornare a cercare rifugio nel grembo ancestrale che mi ha concepito, ritornare cellula, cancellare da me la sofferenza e librarmi in aria come bolla di sapone, polline in cerca di altro fiore, spora alla ricerca di altri prati. Certo, nel momento del trapasso avrei voluto accanto mia madre a tenermi teneramente la mano, ad asciugarmi il sudore mortale che già cominciava ad imperlare la mia fronte pallida e fredda. Lacrime rigano le mie guance esangui, forse nostalgia di cose terrene, affetti che non ritroverò mai più.

Perchè ho tanto amato, perchè ho amato tanto tutto il creato che forse mai più ritroverò, oramai in compagnia dei vermi che divoreranno voraci le mie carni, il mio cervello?? Oh, almeno vorrei sopravvivere come cervello; possibile che tutto debba andare perduto, proprio tutto? Le mie capacità creative, il piacere di tradurre gli autori latini, la letteratura, la gioia che provavo nel disegnare, dipingere, scrivere, ascoltare la musica......La musica a proposito.....dal profondo della mia bara riesco ancora, anche se a fatica, ad ascoltare la musica. Sì, sento una musica lontana, da una distanza infinita arrivano le struggenti note dell’Adagio di Albinoni. Sono presa per un attimo da una velata nostalgia, questa musica mi confonde le idee, vorrei restare ancora un po’...

Mi sento sollevare; improvvisamente più pesante, sento che coloro che hanno caricato sulle spalle la mia bara non ce la fanno, vacillano, barcollano.......Com’è possibile che io, così snella, all’improvviso sia diventata di piombo? Dolci figli miei, voglio essere portata in braccio solo da voi verso la mia meta futura e sconosciuta; mi bastano solo i miei figli, per fare il grande passo, per darmi coraggio; altro non voglio. Una volta che riuscirò a diventare più leggera ed eterea, allora porgerò la mano a mia madre, ritornerò nel suo grembo eterno per chiudere il cerchio della mia vita e, in un ritmo di dolce e doloroso trapasso, andrò oltre.............


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